Al via il Kreos – Private Debt Index
Il mercato italiano del private debt ha chiuso la prima metà del 2026 con il valore più alto mai registrato in un primo semestre: 206 punti, rispetto a una base pari a 100 fissata nel 2014, anno di nascita dell’asset class nel Paese. Il dato arriva dopo un 2025 già da record, chiuso a 233 punti, massimo assoluto dell’intera serie storica, caratterizzato dal numero più elevato di operatori attivi mai censito sul mercato italiano.
Il valore raggiunto nella prima metà del 2026 fotografa un mercato arrivato a maturità: in poco più di
dieci anni il private debt italiano è passato da poche iniziative pionieristiche a un canale di
finanziamento stabile per le imprese, con un numero di operatori e di aziende finanziate sempre più
elevato.
I risultati emergono da Kreos, l’indicatore proprietario elaborato nell’ambito del nuovo Osservatorio Private Debt, promosso da LIUC Business School in collaborazione con Aifi e Cassa Depositi e Prestiti, con il supporto di Sella Investment Banking e dello studio legale Dentons, nato per analizzare l’evoluzione del mercato italiano del private debt e offrire una lettura strutturata dell’ecosistema che lo compone.
Un indicatore sintetico per leggere il mercato
Fino a oggi il private debt italiano è stato raccontato attraverso numeri distinti – il fundraising, gli operatori attivi, i finanziamenti e le loro caratteristiche – che nello stesso periodo possono muoversi in direzioni diverse. L’indicatore nasce dall’esigenza di sintetizzare in un unico numero lo stato di salute del mercato, misurando la distanza percorsa dal 2014, quando il private debt italiano contava poche iniziative isolate e un numero di operazioni prossimo allo zero, fino a oggi, quando il mercato conta decine di operatori attivi e centinaia di imprese finanziate ogni anno.
L’indicatore tiene insieme due dimensioni: la prima, prevalente, riguarda l’attività del mercato private debt, misurata attraverso il numero di first closing di nuovi fondi, il numero di operatori che hanno investito nel semestre e il numero di imprese finanziate; la seconda riguarda il quadro macroeconomico in cui quell’attività si svolge, considerando il tasso di default e lo spread BTP-Bund per il rischio e le tensioni sul mercato del debito, oltre al numero di operazioni di buy out, alla fiducia delle imprese e alla produzione industriale per il ciclo economico da cui nasce la domanda di finanziamento.
Dodici anni di crescita quasi ininterrotta
Il percorso dell’indice in dodici anni racconta una crescita quasi ininterrotta. La prima accelerazione arriva nel 2016, con l’avvio dell’operatività del FoF Private Debt di Fondo Italiano d’Investimento, che porta al primo closing un numero rilevante di veicoli. Il 2020 segna invece l’arrivo della pandemia e la flessione più marcata della serie: mentre produzione industriale, fiducia delle imprese e operazioni straordinarie toccano i minimi del periodo osservato, le componenti del mercato italiano private debt reggono, anche grazie all’intervento di Cassa Depositi e Prestiti, che proprio in quell’anno inizia a investire in modo significativo per andare incontro alle difficoltà di liquidità delle imprese. Il recupero è rapido e apre la fase di crescita più intensa dell’intera serie, seppur con oscillazioni marcate tra un semestre e l’altro legate alla stagionalità dell’attività, dato che i processi di investimento avviati nella prima parte dell’anno si perfezionano in prevalenza nei mesi finali.
I commenti
“Il private debt, specialmente negli ultimi anni, è un mercato fortemente ciclico, che si legge davvero
solo quando si entra nella seconda parte dell’anno: è lì che si concentra l’attività ed è lì che se ne coglie
la direzione. In questo percorso il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti è stato determinante e continua a
esserlo, in un mercato che nel frattempo non ha mai smesso di crescere”, commenta Anna Gervasoni,
rettrice della LIUC – Università Cattaneo e presidente dell’Osservatorio Private Debt.
“Kreos offre una chiave di lettura particolarmente utile perché restituisce, in modo organico,
l’evoluzione di un ecosistema divenuto in pochi anni particolarmente rilevante per il mercato italiano.
Disporre di un indicatore continuativo permetterà ai vari soggetti coinvolti di valutare con maggiore
consapevolezza le tendenze, anche a livello di strutture legali, del comparto e il suo contributo alle
diverse esigenze di finanziamento delle imprese”, aggiunge Alessandro Fosco Fagotto, partner dello
studio legale Dentons e responsabile del dipartimento di Banking and Finance in Italia e in Europa.
“Disporre di un indicatore sintetico che rappresenti l’evoluzione del mercato del private debt è un
risultato particolarmente significativo, perché integra le dinamiche e le prospettive del settore con il
contesto economico e creditizio di riferimento. Si tratta pertanto di uno strumento che consente agli
arranger di offrire ai propri clienti una lettura chiara del mercato e di accompagnarli nelle scelte
strategiche a supporto dei loro progetti trasformativi di crescita e investimento”, commenta Danilo
Dragone, responsabile private debt di Sella Investment Banking.