mercoledì 22 nov 2017
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Banca Imi e Unicredit nel buyback da record della Repubblica Italiana

Banca Imi e Unicredit nel buyback da record della Repubblica Italiana

La Repubblica Italiana ha effettuato un buy-back record da 4,2 miliardi di euro avente ad oggetto il BTP Italia con scadenza 12 novembre 2017 per 22,418 miliardi, ad oggi la più grande emissione di un titolo di Stato in Europa.

Contestualmente al buy-back, la Repubblica Italiana ha collocato, tramite sindacato, ulteriori tranche di cinque emissioni di BTP e CCTeu per un importo complessivo di 4,2 miliardi.

Banca IMI, con un team guidato da Stefano Inguscio (nella foto), responsabile emissioni governative, e Unicredit, con Pietro Bianculli, responsabile bond syndicate, hanno agito nel contesto delle operazioni di buy-back e collocamento tramite sindacato quali Dealer Managers e Joint Lead Managers. Si tratta di una operazione molto complessa e di una formula “first of its kind” senza precedenti per un bond sovrano.

Nel dettaglio, l’operazione ha un taglio minimo di 5 milioni di euro, ed è mirata agli investitori istituzionali. Come prima cosa, il Tesoro ha rimborsato tramite appunto il buyback il BTP?Italia per 4,2 miliardi pagati in cash contro i 7,1 miliardi di offerte ricevute. Poi ha riaperto cinque vecchie emissioni, quattro BTp e un CCTeu, acquistati tramite quel pagamento in contanti, in un concambio che abbinato al buy-back è neutrale per quanto riguarda la dimensione del debito pubblico. Per effettuare questo scambio, il Tesoro è dovuto ricorrere alla formula del sindacato, cioè all’intermediazione di Banca Imi e Unicredit, in quanto il MOT?è un mercato secondario elettronico retail e non è una piattaforma attrezzata per effettuare direttamente questo tipo di operazioni che solitamente vengono fatte sulla piattaforma elettronica all’ingrosso MTS.  

L’obiettivo del Tesoro è quello di diminuire il maxi-rimborso del BTp Italia da 22,4 miliardi in arrivo il 12 novembre, troppo grande per essere ripagato tutto in un’unica soluzione , ma anche allungare la durata del debito pubblico sostituendo un titolo in scadenza tra sei mesi con la riapertura di altri cinque titoli che scadranno tra il 2020 e il 2032.

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