venerdì 14 dic 2018
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Banche, investimenti per 135 milioni nel fintech

Banche, investimenti per 135 milioni nel fintech

Tra chi preferisce instaurare accordi di collaborazione, investe o sceglie soluzioni in house, non si può dire che le banche non si stiano attivando per trovare una risposta originale alla rivoluzione tecnologica. A oggi infatti quasi tutti i principali istituti di credito, nazionali e non, hanno annunciato almeno un progetto o un’iniziativa che coinvolga una società fintech, ovvero quelle realtà, solitamente in fase di startup, che uniscono ai servizi bancari più tradizionali una forte componente tecnologica. A confermarlo è anche Banca d’Italia che in un report ha evidenziato come il 37% dei 93 intermediari intervistati ha avviato o sta per avviare progetti di investimento nel breve termine mentre un altro 37% intende avviare iniziative almeno nel medio-lungo termine. Tuttavia va sottolineato che il 26% delle banche della ricerca non è interessato e non intende intraprendere alcun investimento in questo campo.

Il punto però è che prima o poi tutti dovranno adeguarsi. L’olimpo delle istituzioni bancarie di una volta non esiste più e non solo per via della tecnologia. All’orizzonte ci sono da un lato la presenza, ora limitata ma potenzialmente dirompente, di operatori del tutto estranei a questo mondo, i Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon), che stanno iniziando a offrire servizi bancari e dall’altro la regolamentazione. Si pensi alla Spd2 che dovrà essere recepita entro gennaio 2019 e che aprirà all’open banking.

Il mercato si è capovolto e oggi le parole chiave che descrivono le esigenze dei clienti sono immediatezza, trasparenza, basso costo. La soddisfazione di queste richieste non può non passare anche per una soluzione tecnologica.

Le banche sembrano averlo capito e quasi tutte, insieme o separatamente, si stanno attrezzando per adeguarsi alla rivoluzione tecnologica che ormai permea tutti i gangli dell’attività bancaria.

 

Investimenti per 135 milioni

Rispetto agli altri Paesi europei e anglofoni, l’Italia è ancora molto indietro. Volendo utilizzare una metafora evolutiva, se gli Usa sono ormai un homo sapiens a tutti gli effetti, il nostro Paese è ancora nella fase dell’homo erectus e sta muovendo i primi passi. Questo, se non altro, a livello economico: negli Stati Uniti gli investimenti in società fintech sono stati pari a 14,2 miliardi di dollari nel primo semestre 2018 mentre in Italia le banche nostrane, stando al report di Banca d’Italia, hanno investito circa 135 milioni di euro in tutto il 2016.

A incoraggiare ci sono però i volumi. Sempre stando a Bankitalia, il numero di progetti di investimento rilevati è pari a 283 iniziative fintech, delle quali il 28% già in produzione, il 43% è approvato o in corso di sviluppo e il 29% dei progetti è ancora in fase di ricerca.

Queste iniziative sono raggruppabili in macrocategorie, ad esempio il 25% circa del totale consiste nell’acquisizione di tecnologie per permettere ai clienti di utilizzare servizi finanziari a distanza mentre il 23% degli investimenti riguarda sia tecnologie a supporto, con strumenti quali Big Data, Intelligenza Artificiale, Cloud computing, e i servizi di pagamento. Solo il 16% dei progetti riguarda la consulenza finanziaria automatizzata (robo-advisor) o i servizi di customer relationship management.

A capire in che termini si articola l’impegno delle banche nel fintech ci aiuta Abi Lab. In una ricerca sulle priorità tecnologiche delle banche italiane di luglio 2018, il laboratorio tecnologico dell’ABI ha rilevato che il 63,3% delle banche operanti in Italia del campione lavora in una logica di partnership strategica con aziende fintech per la realizzazione di nuovi servizi. Seguono le iniziative legate a ricerca e sviluppo (33,3%) e quelle di open Innovation (26,7%). Sviluppo di joint venture e investimenti sul capitale delle aziende fintech vedono l’interesse del 23,3% del campione, mentre solo il 10% delle banche pensa a un’eventuale acquisizione di aziende fintech.

 

In partnership

La ricerca dell’associazione delle banche italiane trova riscontro nella cronaca. Fra gli esempi di partnership operative dell’ultimo anno, e raccontati da financecommunity.it, c’è quello tra Banca Valsabbina, istituto popolare di Brescia, e Prestiamoci, piattaforma di prestiti personali fra privati, che insieme hanno chiuso un’operazione di cartolarizzazione da un portafoglio di crediti personali per un valore di 25 milioni di euro. Si tratta della prima operazione in Italia di peer to peer lending legata a prestiti personali nel settore consumer. Similmente, Illimity, la banca promossa da Corrado Passera ha annunciato un accordo nel factoring con Credimi, la ormai ex startup fondata da Ignazio Rocco di Torrepadula e attiva nel factoring digitale. La partnership prevede che le soluzioni offerte da Credimi vengano rese disponibili ai clienti di Illimity e alle loro filiere di fornitori. Illimity integrerà i sistemi di factoring digitale nella propria piattaforma IT progettata ad architettura aperta.

Sempre pochi giorni fa Crédit Agricole ha annunciato una collaborazione con Sia per un nuovo servizio di instant payments attraverso la piattaforma Sia EasyWay che si connette direttamente al sistema paneuropeo per gli instant payments RT1 di EBA Clearing. Con questo accordo i clienti e small business del gruppo possono trasferire denaro fino a 15mila euro per singola operazione, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno tramite la app e il sito Nowbanking. Pochi giorni prima anche Banca Popolare di Sondrio aveva annunciato lo stesso accordo con il gruppo guidato da Nicola Cordone.

Per quanto riguarda l’asset management, Banca Profilo e Tinaba, la società fintech tra le più dinamiche del settore pagamenti e banca digitali, hanno lanciato un nuovo servizio di gestione patrimoniale del tipo robo advisory con soglia di investimento limitata a 2mila euro e costi di gestione sotto l’1% annuo. L’obiettivo è portare un servizio di consulenza agli investimenti di fascia medio-alta anche ai clienti giovani e non bancarizzati, frequenti tra i millennial. L’operazione utilizza l’operatività di Banca Profilo, istituto controllato dal fondo Sator di Matteo Arpe (già alla guida di Capitalia e poi fondatore della piattaforma con l’acronimo di This is not a bank), che di Tinaba possiede un 5%.

Quanto al crowdfunding immobiliare, a luglio è partita Concrete Investing, nuova piattaforma professionale autorizzata da Consob e specializzata nella raccolta di capitali destinati a investimenti in progetti immobiliari. La piattaforma è realizzata in collaborazione di Banca Sella, che svolgerà il ruolo di intermediario finanziario attraverso la nuova piattaforma di open banking Fabrick, Be Trust, una società fiduciaria indipendente, e lo studio legale Osborne Clarke che ha supportato la società nel processo autorizzativo e si occuperà del supporto a tutte le procedure di compliance.

Sempre di partnership, anche se fra banche, si tratta nel caso di quella tra 14 istitituti (Banca Mediolanum, Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Bnl-Bnp Paribas, Banca Popolare di Sondrio, Banco Bpm, CheBanca!, Credito Emiliano, Crédit Agricole,  Credito Valtellinese, Iccrea Banca, Intesa Sanpaolo, Nexi Banca, Ubi) per la creazione, al momento in fase di studio, di una piattaforma blockchain che verrà applicata ai processi interbancari.
In estate, poi, Unicredit ha siglato una partnership strategica con Meniga, gruppo attivo nelle soluzioni di digital banking. In questo caso però il gruppo guidato da Jean Paul Mustier ha anche acquisito una partecipazione di minoranza nella società con un investimento di 3,1 milioni. Unicredit integrerà il software di digital banking di Meniga, consentendo ai clienti della banca un’esperienza ancora più personalizzata, fondata sui dati del singolo utente. Sempre in tema investimenti c’è poi quello di Intesa Sanpaolo in Oval Money, startup fintech italo-inglese attiva nel mondo del risparmio. L’operazione è stata realizzata…

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