venerdì 17 nov 2017
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Bentornato, Iran

Bentornato, Iran

 Se la Cina rallenta, niente paura, c’è un altro attore internazionale pronto a prendere il suo posto: l’Iran. Dopo il raggiungimento, nel luglio scorso, dell’accordo sul nucleare tra Teheran e il gruppo dei “5+1” (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia + Germania) e il ritiro delle sanzioni in vigore dal 2006, i riflettori sono tutti puntati sul ritorno del Paese sulla scena internazionale.

Il potenziale è altissimo: l’Iran conta 78 milioni di abitanti, di cui due terzi hanno meno di 35 anni e un livello medio d’istruzione alto.

L’Italia, nonostante abbia visto un calo dell’interscambio commerciale col Paese del 24,3% nel 2013 e di un altro 22,6% nel 2014, resta tra i principali partner commerciali dell’Iran. E la rimozione delle sanzioni, stando alle stime di Sace, potrebbe portare a un incremento delle nostre esportazioni nel Paese – che nel 2014 erano pari a 1,1 miliardi di euro – di quasi 3 miliardi nei prossimi quattro anni. Una quota piuttosto marginale, se si pensa che in assenza di sanzioni, sempre secondo le stime di Sace, l’Italia avrebbe potuto registrare esportazioni per 17 miliardi di euro nel periodo 2006-2018, ma che comunque rappresenterebbe una boccata di ossigeno per la nostra economia.

Riguadagnare le quote di mercato perse in Iran non sarà facile, considerando non solo la concorrenza di Paesi già presenti sul territorio come India, Russia e Brasile, ma anche fattori come un’inflazione al 42% e dazi doganali elevati. Ma le potenzialità sono tante, in particolare in settori quali l’oil&gas, le costruzioni, il turismo e i trasporti. Oltre che l’automotive, che è il secondo settore di opportunità dopo quello petrolifero.

Prima dell’inasprimento delle sanzioni, nel 2011, l’Iran era infatti un mercato da 1,5 milioni di immatricolazioni di veicoli all’anno. Ora ci si attende un ritorno sopra i 2 milioni di unità. Su questo fronte, in prima linea ci sono già le francesi PSA e Renault, già presenti con joint venture nel Paese. Resta da capire se anche l’Italia sarà in grado di sfruttare l’occasione. 

 
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