mercoledì 14 nov 2018
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Bitglobal, il lato oscuro della finanza

Bitglobal, il lato oscuro della finanza

Un avvocato, socio di uno dei più grandi studi legali del Paese, senza più stimoli professionali e stufo dei compromessi tra lavoro e vita privata. Uno strumento nuovo, la special purpose aquisition company (spac), che lui segue ma che richiede impegno e dedizione. Un cliente esigente e tempistiche che non giocano a loro favore. Sullo sfondo il bitcoin, mezzo di pagamento in ascesa e potenzialmente pieno di opportunità, ma che nasconde non pochi lati oscuri.

Sono questi gli ingredienti di BitGlobal, il nuovo legal-financial thriller di Pietro Caliceti (nella foto), socio dello studio legale Santa Maria e già autore del romanzo L’ultimo Cliente. Scritto negli ultimi mesi del 2014, BitGlobal è a oggi, almeno in Italia, il primo romanzo sulla criprovaluta diventata famosa al grande pubblico soprattutto dopo che nell’ultimo anno il suo valore è cresciuto di oltre venti volte arrivando a toccare la quota record di 22mila dollari.

Com’è nato ma soprattutto che significato può avere il bitcoin a livello sociale, politico ed economico, Caliceti lo spiega nel suo libro in maniera certosina, quasi accademica, lasciando intendere che le implicazioni di questa nuova moneta, sganciata da autorità centrali e riconosciute, sono imprevedibili. Ma nel romanzo, che ha come protagonista l’avvocato milanese Greg Giuliani dello studio Ludovisi & Partners, c’è molto di più. C’è la resa dei conti che ogni professionista, a un certo punto della sua carriera, ha con sé stesso, con i propri colleghi e con i clienti. Ci sono le difficoltà della professione legale, la gara al ribasso sulle fee e la lotta per il potere. C’è, infine, la finanza moderna e tutti i suoi conflitti di interesse più o meno nascosti, più o meno legali.

Di questi temi MAG ha parlato direttamente con Caliceti, a partire dall’argomento principe degli ultimi mesi, il bitcoin.

Avvocato Caliceti, secondo lei oggi perché la criptovaluta è oggetto di così tante attenzioni?
Partiamo dall’inizio. Negli ultimi tre o quattro anni i grandi retalier e commercianti online hanno iniziato a inserire i bitcoin tra i mezzi di pagamento accettato, soprattutto per via del grande potere d’acquisto di questa moneta che non ha intermediari. Ciò ha portato a un aumento della domanda di Bitcoin ed essendo l’offerta di moneta limitata (21 milioni è il numero massimo ndr), il valore è aumentato nel tempo fino al boom dell’ultimo mese.

 

Come si è arrivati a superare quota 20mila dollari per Bitcoin?
Perché è subentrata la speculazione. Parliamo di un bene che ha una capitalizzazione di oltre 600 miliardi di dollari, più delle maggiori banche statunitensi e delle aziende più grandi, e che quindi rappresenta una grande opportunità per gli investitori.

 

Ora sono arrivati anche i futures. Perché secondo lei molti gridano alla bolla e temono un tracollo come quello dei mutui subprime nel 2008?
Perché ormai gli investimenti in bitcoin sono sempre più grandi e le crisi recenti ci hanno insegnato che la finanza non funziona a compartimenti stagni, ma la perdita di un settore può propagarsi anche ad altri e intaccare l’intero mercato. Ciò vale soprattutto quando anche i grandi investitori iniziano a investire in questi asset. Pensi che nel 2014 l’ammontare dell’investimento dei fondi di venture capital americani in bitcoin e in tutto ciò che vi gravita attorno erano una volta e mezzo quelli fatti in Internet nei suoi primi anni di vita. Oggi sono molti di più.

 

Perché già nel 2014 aveva pensato di scrivere quello che a tutti gli effetti è fra i primi romanzi sulla criptovaluta?
Il motivo si lega al mio primo libro, “L’ultimo cliente”. Ero alla ricerca di una storia originale e in particolare di sistemi di riciclaggio alternativi. È così che ho scovato i bitcoin, all’epoca poco conosciuti in Italia, e andando avanti ho scoperto che dietro c’era un mondo molto ampio, pieno di sfaccettature.

 

Dietro al bitcoin c’è la blockchain, una rete che consente di effettuare vari tipi di transazioni senza l’intermediazione di realtà determinate ma attraverso il contributo di tutti gli utenti. Una sorta di democratizzazione della finanza. Crede sia questa la direzione in cui stiamo andando?
La blockchain è un’intuizione geniale e dirompente e sta raccogliendo consensi a più livelli, tanto che anche le banche, oltre alle istituzioni, vi stanno investendo. Penso sia destinata a portare grandi cambiamenti non solo nella finanza ma anche nella politica.

 

Che conseguenze politiche prevede?
Il bitcoin toglie legittimazione alla moneta e quindi anche agli intermediari, ossia le banche, e di conseguenza agli Stati stessi, non solo perché sono loro che hanno il monopolio sulle monete, attraverso le banche centrali, ma anche perché sono legati agli istituti di credito per via del debito pubblico. Delegittimando questo monopolio e la moneta stessa, il castello si sfascia. È verosimile, quindi, che un impatto si avrà anche a livello politico. Se però si vada verso una maggiore democrazia è difficile dirlo.

 

Perché?
Perché la blockchain non garantisce una vera condivisione del potere. Il rischio infatti è che questo potere si sposti soltanto e passi dall’establishment politico a chi ha le maggiori tecnologie e risorse, con conseguenze imprevedibili e incontrollabili.

 

Nel suo libro il cuore dell’intrigo finanziario sta nella spac, la special purpose acquisition company, che è seguita sul piano legale dall’avvocato protagonista. Cosa pensa del successo di questo strumento in Italia, anche alla luce della sua storia?
La spac è uno strumento molto interessante che riesce a superare allo stesso tempo i limiti del private equity e della classica quotazione. Tuttavia…

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