Boom dei venture studio in Italia. Lo certificano SIM e InnovUp

Nel 2025 i 62 venture studio attivi in Italia contavano quasi 750 addetti, in crescita del 48,8% rispetto all’anno precedente. Un venture studio è un’organizzazione che crea e sviluppa startup agendo come co-fondatore, detenendo in media il 40% dell’equity ed esercitando un’influenza significativa sulla crescita delle imprese partecipate. Nello stesso periodo i venture studio hanno co-fondato circa 100 startup, per un valore totale complessivo superiore a 350 milioni di euro.

Lo rileva la seconda edizione del “Report sui venture studio italiani”, realizzato dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) e InnovUp, presentato oggi presso I3P – Incubatore del Politecnico di Torino in occasione del Venture Studio Summit 2026, evento organizzato da InnovUp, l’associazione che dal 2012 rappresenta la filiera dell’innovazione italiana.

Lo studio è stato realizzato in collaborazione con InnovUp come main partner, insieme a PNI Cube e Social Innovation Teams (SIT), con il supporto di Startup Bakery e Techbricks nell’elaborazione degli exemplary cases. A presentare in anteprima i dati sono stati il prof. Paolo Landoni (Politecnico di Torino), il prof. Gabriele Santoro (Università di Torino) e Stefano Richeri (Politecnico di Torino).

I numeri del settore

Dal punto di vista geografico, la distribuzione dei venture studio risulta concentrata soprattutto in Lombardia, dove si trova il 50% delle realtà, seguita da Piemonte e Lazio, entrambe al 16%. Per quanto riguarda i settori industriali, metà dei venture studio ha una focalizzazione verticale: tra questi prevalgono le tecnologie digitali (30%) e il deep tech (20%), seguiti dai servizi finanziari (20%) e, a pari merito al 10%, da healthcare, sostenibilità ed education. Il report evidenzia inoltre una vocazione d’impatto dell’ecosistema, con il 45% dei venture studio che ha creato startup a impatto sociale e ambientale positivo.

Sul fronte economico, il fatturato complessivo dei venture studio si attesta a 44 milioni di euro, mentre il valore patrimoniale netto delle quote detenute nelle startup raggiunge i 144 milioni di euro, pari a 3,3 volte il fatturato. Questa proporzione evidenzia la specificità di un modello di business orientato a generare valore patrimoniale di lungo termine sulle partecipazioni, poggiando meno sui ricavi correnti rispetto ad altri attori dell’ecosistema dell’innovazione.

Lo studio approfondisce anche l’efficacia del processo di selezione dei venture studio, mostrando come solo 25 delle 3.506 idee analizzate nel 2025 siano diventate imprese effettive, un tasso dello 0,71% che segna un incremento della selettività rispetto all’1,79% registrato nel 2024. Nel corso del 2025 l’attività dei venture studio ha inoltre contribuito ad attrarre circa 82 milioni di euro di finanziamenti per le startup co-create, di cui 31 milioni relativi alle startup co-fondate nell’anno e 51 milioni derivanti da round di follow-on per le startup nate nel 2024.

I commenti

“I venture studio italiani stanno crescendo, ma anche mantenendo, anzi rafforzando ulteriormente la propria selettività. I processi di selezione delle idee sono sempre più volti a massimizzare la probabilità di successo delle startup, adottando molteplici strategie complementari, che spaziano dall’analisi di mercato e delle tecnologie alla valutazione delle persone da coinvolgere nei team imprenditoriali. Grazie a questa selettività i venture studio dimostrano una grande efficienza operativa: per il 60% delle startup il percorso dall’idea alla costituzione dell’impresa si completa in un massimo di sei mesi, e il 95% si chiude entro l’anno”, sostiene Paolo Landoni, direttore scientifico della ricerca, Politecnico di Torino e Social Innovation Monitor.

“Startup studio e venture builder sono attori relativamente nuovi, ma si stanno consolidando nella filiera dell’innovazione italiana. Nel 2025 i 62 venture studio attivi nel Paese hanno raggiunto risultati che dimostrano il potenziale di un modello capace di generare nuove imprese e accompagnarle nella crescita. Per valorizzarlo serve però un riconoscimento formale. Il Testo Unico per le Startup, attualmente in discussione, può essere l’occasione per estendere anche a startup studio e venture builder il riconoscimento già previsto per incubatori e acceleratori certificati, dando a questi attori un’identità chiara e creando le condizioni per politiche di sostegno adeguate”, ha dichiarato Giorgio Ciron (in foto), direttore di InnovUp.

Axel Indigo

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