venerdì 14 dic 2018
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Carige, ok al piano industriale. Oggi parte il bond subordinato

Carige, ok al piano industriale. Oggi parte il bond subordinato

 Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige traccia le linee guida del nuovo Piano Industriale a seguito dell’approvazione del Capital Conservation Plan definendo innanzitutto i termini dell’emissione di un prestito Tier2 per un importo tra i 320 e i 400 milioni di euro in collocamento a partire da oggi 30 novembre.

Il cda ha poi autorizzato l’operazione che accelera nell’esercizio 2018 il derisking consistente nella conferimento al veicolo di un portafoglio sofferenze (pari a circa 900 milioni di Gross Book Value) tramite cartolarizzazione per la quale è stato deciso di chiedere garanzia Statale e contestualmente il gruppo ha nominato un Chief Risk Officer, Roberto Torresetti, già in Carige.

Nel dettaglio del piano industriale, la cui approvazione è prevista nel primo trimestre 2019, sul fronte del bond subordinato, che farà da “ponte” all’Aumento di Capitale fino a 400 milioni previsto entro il mese di aprile 2019, questo ha una durata decennale, una cedola del 13% ed è aperto anche ai soci di Carige e non solo.

Sul fronte del derisking, il cda, dopo la cessione del portafoglio crediti classificati Unlikely to Pay di valore lordo pari a 366 milioni alla data di cut-off, il cui closing è avvenuto lo scorso 9 novembre, prevede anche la cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza per un valore lordo pari a circa 850-900 milioni mediante cartolarizzazione assistita da GACS.  Il deconsolidamento delle posizioni cedute, composto per il 50% da finanziamenti secured, è atteso per dicembre.

C’è poi un altro fronte, che è quello di una possibile aggregazione come indicato dalla Bce. Qui la banca guidata da Fabio Innocenzi (nella foto), con mandato conferito a Ubs in qualità di financial advisor, il consiglio ha disposto che il piano industriale sia elaborato con una doppia visione, sia simulando un’attività stand alone per Carige, che avrà come obiettivi principali la trasformazione in ottica lean, più snella; la riduzione del volume dei non performing loans, l’utilizzo più efficiente del capitale e l’ottimizzazione della struttura di funding, e sia avviando un’analisi dei principali effetti che potrebbe generare un’eventuale aggregazione o alleanza con una altro operatore del mercato.
Tra questi effetti, i più rilevanti riguarderebbero la liberazione di capitale derivante dall’adozione di un modello interno per il calcolo di risk weighted assets; la possibile liberazione dei crediti fiscali di cui il nuovo soggetto risultante dall’aggregazione potrebbe beneficiare; le principali sinergie industriali e la riduzione del costo della raccolta.

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