Cassa Centrale Banca chiude il 2018 a 97 milioni di utile

La holding Cassa Centrale Banca, capogruppo dell’omonimo gruppo bancario cooperativo, archivia il 2018 con un utile consolidato di 97 milioni di euro, considerando anche le 14 società controllate – e cioè Claris Leasing, Ccres, Csi, Centrale Casa, Assicura Group, Neam, Phoenix, Cesve, Ibt, Sba, Prestipay e Cds -, e un Cet1 ratio pari al 49,47%.

La sola Ccb ha registrato un utlie pari a 31 milioni, mentre considerando anche le 80 Bcc aderenti al gruppo (che a partire da quest’anno saranno anch’esse consolidate) l’utile si attesta a 308 milioni.

“Credo che possiamo essere estremamente soddisfatti di come si è chiuso questo 2018 – ha commentato il presidente Giorgio Fracalossi (nella foto a dx) – sia per il risultato di bilancio che per il percorso che abbiamo concluso e che ha portato ufficialmente alla nascita del gruppo il primo gennaio 2019″.

“Il 2018 è stato un anno che ha superato largamente le nostre aspettative – ha notato da parte sua l’ad Mario Sartori (nella foto a sx) – In termini di solidità presentiamo un dato sicuramente primario tra i primi 10-15 gruppi bancari italiani”.

A livello aggregato il gruppo ha un Cet1 al 17,9% (già salito al 18,3%-18,4% nel primo trimestre di quest’anno) e il patrimonio netto si attesta a 6,1 miliardi, con un attivo di oltre 72 miliardi e impieghi per 44 miliardi. Per la sola Ccb, l’attivo di gruppo raggiunge i 6,85 miliardi, mentre il patrimonio netto sfiora gli 1,1 miliardi.

 

Quanto al futuro, l’ipotesi è di arrivare entro autunno con un piano industriale aggiornato che probabilmente manterrà comunque l’attuale orizzonte al 2021 e che contemplerà, tra le altre cose, un’accelerazione dello smaltimento di crediti deteriorati, dopo i tre miliardi di Npl ceduti negli ultimi tre anni.

A oggi il grado di copertura dei crediti deteriorati si attesta al 72% mentre l’npl ratio lordo della sola Ccb è del 6,85%. ‘Avevamo un target di Npl ratio lordo all’8,8% a fine 2021, stiamo lavorando per migliorare questo obiettivo’, ha spiegato Sartori, notando che ‘lavoriamo sul benchmark europeo del 5-7%’ gia’ comunicato da altri istituti. A fine 2018 Cassa Centrale aveva un’incidenza dei crediti deteriorai lordi al 12,9% (in anticipo rispetto al target del 13,5%) e oggi è al 10,6%-10,7%.

Su questo fronte,  l’ad ha notato che fino a oggi le vendite sono avvenute a un prezzo compreso tra il 20% e il 30% del nominale. Il gruppo quest’anno ha infatti già annunciato la cartolarizzazione multi-tranche e multi-originator di un portafoglio da 734 milioni di euro di Npl lo scorso marzo, che ha coinvolto 22 banche del gruppo e che porterà all’emissione e al collocamento effettivo dei titoli il prossimo autunno. La tranche senior della cartolarizzazione vale il 70% dell’emissione complessiva e sarà sottoscritta dalle stesse banche originator, mentre la tranche junior verrà sottoscritta per la maggior parte da Värde Partners e per una quota di minoranza da Guber Banca che svolgerà, inoltre, il ruolo di servicer del portafoglio.

In aggiunta, la banca starebbe anche organizzando, per 39 banche di credito cooperativo, casse rurali e banche popolari del gruppo, la cessione di un ulteriore portafoglio Npl del valore lordo di 360 milioni di euro costituito per circa il 70% dal crediti secured e per il resto da crediti unsecured.

Infine, nel corso della conferenza stampa e’ emerso inoltre che il portafoglio di titoli di Stato italiani del gruppo Ccb si attesta tra i 23 e i 25 miliardi: una percentuale, in proporzione, superiore a quella delle grandi banche italiane, ma del resto, ha notato Sartori, “storicamente l’esposizione sui BTp è sempre stata maggiore nelle piccole banche’. Si tratta, in ogni caso, di “uno dei temi di discussione con il regolatore”, vale a dire la Bce, e già nell’ultimo anno Ccb ha “alleggerito un po’ le posizioni”.

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Noemi

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