Deloitte: un CFO su due prevede ricavi in crescita

Più di un direttore finanziario italiano su due prevede una crescita dei ricavi nei prossimi dodici mesi, nonostante un contesto economico e geopolitico segnato da incertezza. È quanto emerge dalla nuova edizione della European CFO Survey di Deloitte, indagine semestrale che ha coinvolto 1.136 CFO in 12 Paesi europei. Il dato italiano si accompagna a una quota di CFO che si attende un miglioramento della redditività operativa superiore alla media europea, sebbene il 52% degli intervistati dichiari di essere meno ottimista rispetto al trimestre precedente.

Ricavi in tenuta, la sfida si sposta sui margini

Il saldo netto tra i CFO che prevedono un aumento del fatturato e quelli che ne stimano una riduzione resta ampiamente positivo, attestandosi al +31% in Italia. Il dato nazionale risulta leggermente inferiore alla media europea (+51% contro +55%), ma conferma comunque una domanda resiliente e una propensione delle imprese a continuare a investire, seppure con un approccio più selettivo e prudente rispetto al passato.

Sul fronte della marginalità, quasi il 40% dei CFO italiani prevede un miglioramento dei margini operativi nei prossimi 12 mesi, contro il 35% rilevato a livello europeo. Secondo Riccardo Raffo, Senior Partner di Deloitte, le imprese italiane non si trovano di fronte a un indebolimento della domanda, ma a fattori che complicano la pianificazione degli investimenti come le pressioni geopolitiche, l’aumento dei costi e la volatilità delle catene di fornitura, e la competitività passa sempre più dalla capacità di coniugare crescita ed efficienza operativa.

Investimenti selettivi e stabilità occupazionale

La prudenza dei CFO italiani non si traduce in un blocco della spesa in conto capitale: il 29% delle imprese prevede un aumento degli investimenti, il 52% ne mantiene i livelli stabili e solo il 20% stima una riduzione. Le aziende, secondo l’indagine, non rinviano la spesa ma la allocano in modo più selettivo, privilegiando le iniziative che rafforzano competitività, efficienza e resilienza.

Un approccio simile emerge anche sul fronte del personale: il 55% dei CFO prevede di mantenere stabile il numero dei dipendenti, mentre il 26% stima un incremento dell’organico, a conferma della volontà di preservare competenze e continuità operativa come leve strategiche in un contesto internazionale mutevole.

Riccardo Raffo osserva inoltre che la sfida principale non riguarda tanto la capacità di generare ricavi quanto la trasformazione della crescita in valore: in un contesto in cui l’inflazione dei costi e la volatilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime continuano a comprimere la redditività, i CFO sono chiamati a bilanciare crescita e protezione dei margini attraverso una gestione più rigorosa delle leve operative.

Le priorità per il 2026

La riduzione dei costi rappresenta la priorità principale per il 56% dei direttori finanziari italiani intervistati, seguita dal rafforzamento del cash flow operativo, indicato dal 31% del campione. Nonostante l’approccio prudente, la visione dei CFO resta orientata alla crescita: il 27% punta sull’espansione nei mercati esistenti, il 22% sulla crescita organica e il 26% continua a investire in digitalizzazione e innovazione, considerati fattori essenziali per la competitività nel medio-lungo periodo.

Axel Indigo

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