Ecco perché le Spac…spaccano

Il primo giugno 2015, Fila (Fabbrica Italiana Lapis e Affini spa) si è ufficialmente quotata in Borsa. La società ha completato a fine maggio la fusione con Space, la Spac (Special Purpose Acquisition Company) realizzata da Sergio Erede, Gianni Mion e Roberto Italia, già quotata sul mercato Siv di Borsa Italiana. Ora le azioni della società risultante dalla fusione, che si chiama sempre Fila, si trovano sul mercato telematico degli investment vehicles (Miv), per poi approdare all’Mta.

Il brand di cancelleria non è stato l’unico ad approfittare della cosiddetta “business combination” con una Spac per quotarsi, saltando molti dei passaggi, tecnici e burocratici, ed evitando i rischi legati alle tradizionali Ipo. Nel giro di due anni ci sono state almeno altre quattro società. La prima quotazione del 2015 è stata Italian Wine Brands, la newco nata dall’aggregazione di due società produttrici di vino, Giordano Vini e Provinco Italia, con 140 milioni di euro di fatturato e un ebitda pari a circa il 10%. Il gruppo è sbarcato all’Aim lo scorso 29 gennaio attraverso Ipo Challenger, un veicolo di investimento considerato l’evoluzione della Spac tradizionale.

DA ITALY 1 A GREENITALY
Italy 1 è stata la prima Spac a operare ufficialmente in Italia ma si trattava di un veicolo di diritto lussemburghese, realizzata da Roland Berger, Vito Gamberale, ex amministratore delegato di F2i, e Carlo Mammola, managing partner in Argan Capital Advisors LLP. La prima Spac di diritto italiano è stata Made in Italy 1, creata nel 2011 da Simone Strocchi (nella foto, fondatore di Electa Group, operatore indipendente specializzato nella strutturazione di deal di private equity e nella consulenza m&a), Luca Giacometti (ex managing director di Ge capital private equity) e Matteo Carlotti (ex ceo di Argos Soditic Italia).
Nel 2013 la società, raccolti 50 milioni di capitale, ha acquisito e quotato Sesa spa, operatore italiano della distribuzione di software e hardware alle pmi. Electa Italia ha poi ideato e lanciato Ipo Challenger insieme agli stessi Strocchi e Giacometti.

Ad oggi sono sei le pre-booking company presenti sul mercato. In totale hanno aggregato circa 500 milioni di euro e hanno già consegnato al mercato aziende per un market cap aggregato di oltre 1 miliardo. L’ultima, che deve ancora dichiarare il target, è GreenItaly1, la prima Spac tematica con focus sulla green economy, mentre il 19 maggio scorso, Industrial Stars of Italy, Spac promossa da Giovanni Cavallini e Attilio Arietti, quotata sull’Aim Italia, ha approvato la fusione con Lu-Ve, azienda attiva nei sistemi di refrigerazione e condizionamento e non ci sono stati recessi.

COME FUNZIONANO
Il modello, insomma, sembra funzionare. In pratica, la Special Purpose Acquisition Company, «è un tipo di “pre-booking company”, ossia un veicolo di aggregazione di capitali forniti da investitori istituzionali il cui obiettivo è la fusione, e di conseguenza la quotazione, con una società target», spiega Simone Strocchi, ora anche presidente della prima associazione di categoria Aispac.
Si tratta di fatto di una «scatola vuota contenente esclusivamente cassa», anche detta blank check company…

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