domenica 27 set 2020
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Family office, focus sul private equity

Family office, focus sul private equity

I family office si mostrano gestori dei patrimoni sempre più attenti e sofisticati. E se può sorprendere che durante la pandemia la reazione di questi soggetti sia stata di riequilibrare i portafogli limitando così le perdite, sono due le evidenze emerse dall’edizione 2020 del Global family office report di Ubs che potrebbero invece destare più attenzione. Il primo è il rapporto dei super ricchi con il private equity, sempre più stretto e orientato alla crescita delle aziende. Il secondo è quello con la sostenibilità, ancora, probabilmente, tutto da costruire.

Nel complesso, stando alla ricerca di Ubs che raccoglie le testimonianze di 120 gestori per un family wealth totale di 1,6 miliardi di dollari, nel primo trimestre 2020 i family office hanno registrato un drawdown, cioè la discesa da un precedente massimo relativo a un massimo assoluto, pari di media al 13%. Un valore importante che però è stato gestito modificando i portafogli, le cui performance sono state in linea o superiori ai benchmark di riferimento per il 77% degli intervistati. Da un lato due terzi (67%) di loro affermano di non aver modificato la view di medio termine, dall’altro la maggior parte sta cercando di modificare i portafogli in chiave tattica per rispondere ai cambiamenti macroeconomici e di mercato. I family office presentano inoltre una forte propensione al rischio e stanno approfittando della dislocazione di mercato per far leva sulle opportunità e ottenere rendimenti più elevati e ad esempio circa la metà (45%) sta cercando incrementare le allocazioni nel settore immobiliare.

Private equity nel DNA
Qui entrano in gioco i private equity, un asset class storicamente importante per i gestori dei patrimoni delle famiglie facoltose: in Italia il 21% dei 1,56 miliardi raccolti dai private equity proviene da questi soggetti (dati Aifi) e negli anni la quota è rimasta pressoché stabile, in linea con l’andamento del mercato. A vedere i dati degli ultimi cinque anni (si veda tabella) il dato più elevato si è registrato nel 2017, quando i gestori delle famiglie ricche hanno pesato per quasi un terzo dei 6 miliardi raccolti.

Tornando ai dati di Ubs, non solo più dei due terzi degli intervistati (69%) ritiene l’investimento in private equity come un driver chiave per i ritorni, ma per un terzo di loro è investirvi – e quindi puntare sulle aziende – è “insito nel DNA” (il 34% dei family office descrive il private equity come una passione per il proprietario). Nel complesso, dunque, a livello globale più di tre quarti (77%) dei family office globali vi investono e in maniera diversificata: un terzo (31%) investe solo in fondi, un quinto (19%) effettua solo investimenti diretti e circa un quarto (26%) predilige entrambe le modalità.
In era Covid, questo sodalizio sembra destinato a rafforzarsi. Certo, la cautela non manca e dopo il blocco delle economie, le aspettative dei family office sui ritorni sono diminuite. A maggio solo poco più della metà (51%) dei family office dichiarava di aspettarsi che il private equity performi meglio degli investimenti in Borsa. A inizio di marzo era il 73%.

I ritorni sono in ogni caso il plus principale, oltre alla maggiore sicurezza rispetto alle borse (si veda l’intervista). Tre quarti (73%) di coloro che investono si aspettano che gli investimenti privati producano rendimenti più elevati rispetto agli investimenti sul mercato. In corrispondenza, poco meno della metà (48%) investe in private equity per accedere a una gamma più ampia di opportunità in un momento in cui le società in rapida crescita rimangono sempre più private o raccolgono capitali di crescita al di fuori dai listini, dove di fatto le aziende sbarcano sempre più tardi. Le famiglie apprezzano anche le qualità di diversificazione del private equity. Più della metà (52%) di coloro che investono in questa asset class lo fa per diversificare e non trovarsi di fronte all’ostacolo-rischio della volatilità del mercato quotato.

Crescita e tecnologia
Private equity sì, ma come? Stando al report, quasi i tre quarti…

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