Ghizzoni pronto a lasciare la guida di UniCredit, parte la ricerca del nuovo ceo

Il ricambio al vertice di UniCredit è ufficiale. Dopo un consiglio durato un paio d’ore, il ceo della banca Federico Ghizzoni (nella foto) ha dato la disponibilità a definire un accordo per la risoluzione del rapporto che dura da sei anni.

Inizia così l’iter che porterà il secondo istituto italiano a trovare un successore, incarico affidato al presidente Giuseppe Vita. La decisione è arrivata dopo che lo stesso Ghizzoni e il cda hanno constatato che sono maturate le condizioni per un avvicendamento al vertice del gruppo, dice una nota, e ora l’intento, secondo una fonte vicina alla situazione riportata da Reuters, è di arrivare a nominare il nuovo ceo nel consiglio del 9 giugno. 

In questa ricerca, il comitato nomine, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo e composto anche da Vita, dagli altri due vice presidenti, Vincenzo Calandra Buonaura e Fabrizio Palenzona, e dai consiglieri Alessandro Caltagirone, Clara Streit ed Elena Zambon, dovrebbe affidarsi a un head hunter. La scelta della società dovrebbe essere tra Egon Zehnder, storico partner della banca, e Korn Ferry che pare favorita, tolti Spencer Stuart, già a fianco del cda per l’ultima autovalutazione, e Russell Reynolds che affianca Assogestioni.

Nel frattempo Ghizzoni, nominato Ceo a settembre 2010 al posto di Alessandro Profumo, si è impegnato a mantenere le proprie funzioni fino alla nomina del successore e a sostenerlo “adeguatamente” nella opportuna fase di transizione. L’accordo per la risoluzione del rapporto dovrà essere approvato dagli organi competenti.  

Quanto al nome del successore, fra i più accreditati Marco Morelli, che guida Bofa-Merrill in Italia. Nella rosa anche l’ex capo dell’investment banking di UniCredit, Jean-Pierre Mustier, Andrea Orcel, a capo dell’investment banking di Ubs e Alberto Nagel, Ceo di Mediobanca. 

Dietro a ogni profilo ci sono scenari diversi quanto a strategie e mercati di riferimento, ma soprattutto a gradimento dei soci. Oggi il principale azionista di Unicredit è Aabar luxembourg, il fondo sovrano di Abu Dhabi, con una quota poco sopra il 5%, prima di Blackrock, che ha recentemente comunicato la discesa al 4,993%. Il primo socio italiano è la Fondazione Cariverona, con una quota scesa recentemente sotto al 3% dopo essere stata a lungo sul 3,46% seguita dalla Banca centrale della Libia, attestata del 2,923% del capitale, e sopra la soglia del 2% resta poi solo la fondazione Cassa di risparmio di Torino (Crt), con il 2,517%.

Quello che è certo è che il nuovo capo azienda dovrà varare un piano strategico per la banca, che da inizio anno ha perso circa 40%, piano che potrebbe prevedere anche un sostanzioso aumento di capitale per una cifra compresa tra i 4 e i 9 miliardi di euro. Nel frattempo tutti i dossier di finanza straordinaria sono congelati, compresa l’integrazione nell’asset management tra Pioneer e Santander.

 

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Noemi

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