sabato 23 giu 2018
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Se Goldman Sachs si comprasse Bank of New York Mellon

Se Goldman Sachs si comprasse Bank of New York Mellon

A Wall Street negli ultimi giorni analisti e osservatori hanno speculato – a livello intellettivo, ovviamente – su un’operazione m&a potenzialmente interessante per tutto il settore bancario Usa.

Interessante perché, se realizzata, porterebbe la banca d’affari per eccellenza Goldman Sachs a diventare un vero e proprio gigante con una raccolta amministrata per 33 trilioni di dollari.

La sposa ideale per il gruppo guidato da Lloyd C. Blankfein (nella foto) sembra essere Bank of New York Mellon. Il gruppo vale circa la metà di Goldman (56 miliardi di dollari contro 104) ma potrebbe portare a sinergie in attività quali il clearing, il cash management, il global payments e il trading. E ovviare ai problemi avuti negli ultimi tempi per quanto riguarda l’attività di fixed income, currencies e commodities.

L’operazione, ha osservato il New York Times, potrebbe anche aiutare Goldman a raggiungere l’obiettivo, stabilito da Blankfein nel settembre scorso, di ampliare il suo raggio d’azione sia con gli investitori che con le aziende e ridurrebbe la dipendenza del gruppo dal trading.

In questo senso, ad esempio, la divisione Ficc (Fixed income, currencies e commodities) rappresenterebbe solo l’11% delle entrate rispetto all’attuale 17%, mentre il peso dell’asset management salirebbe a oltre il 45%, per un patrimonio gestito raddoppiato a 3,4 trilioni. Inoltre, se Goldman fosse in grado di tagliare fino al 20% dei costi di BNY Mellon, il guadagno sarebbe pari a circa 17 miliardi netti. Abbastanza da giustificare il pagamento di un premio del 30% rispetto al suo effettivo valore di mercato.

Come spesso accade, la matematica deve scontrarsi con la realtà. Bank of New York Mellon potrebbe ad esempio non voler perdere la propria indipendenza, mentre alcuni dei suoi clienti potrebbero non accettare l’idea che Goldman abbia un accesso ancora più ampio alla propria attività e ai propri dati. E poi ci sarebbe lo scoglio della regolamentazione: consentire a due istituti finanziari di importanza sistemica – uno nel trading, l’altro nel clearing e nella custodia – di unirsi è stato per un decennio un tabù. Le cose potrebbero cambiare? Forse, ma non per ora.

Questo articolo è tratto dalla rubrica Follow the money presente sul magazine MAG. Scarica qui gratis la tua copia. 

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