Guerra in Medio Oriente, quale impatto per il private capital?

Il 28 febbraio scorso Stati Uniti e Israele hanno avviato un’operazione congiunta di attacchi militari contro l’Iran, denominata “Epic Fury”. In seguito, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, poi confermata dall’Iran. Il paese ha risposto all’attacco colpendo basi americane in Qatar, Kuwait, Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti

Bloccato il traffico aereo: Emirates, Etihad, Qatar Airways, Lufthansa, Air France, British Airways, KLM hanno sospeso le operazioni verso i principali hub del Golfo, dopo che gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi sono stati colpiti dai droni. Inoltre, è stato chiuso al traffico marittimo e commerciale lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto.

L’impatto economico del nuovo conflitto

Per Mohammed Elmi, senior portfolio manager for Emerging Market debt di Federated Hermes, ciò pone a rischio “circa il 15% del commercio marittimo globale e circa il 30% del traffico container che transita attraverso il Mar Rosso in direzione del Canale di Suez. Interruzioni significative, come quelle osservate durante gli attacchi degli Houthi lo scorso anno, potrebbero pesare sulla crescita globale e rafforzare le pressioni di tipo stagflazionistico”. Per fare un esempio, secondo stime della Federal Reserve Bank of Dallas, un incremento del 10% del prezzo della benzina potrebbe tradursi in un aumento dello 0,2-0,4% dell’inflazione headline (PCE) statunitense.

I prezzi del petrolio e del gas hanno già registrato un forte aumento. “Il principale rischio macroeconomico risiede nelle materie prime, in particolare a causa dell’effettivo blocco delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il trasporto di petrolio, GNL e fertilizzanti, che potrebbe avere ripercussioni più ampie sull’inflazione e sulla politica monetaria se dovesse protrarsi”, scrive Martin Van Vliet, fixed income strategist di Robeco.

L’impatto della guerra in Medio Oriente sul private capital

La guerra in Medio Oriente influisce su tre fattori fondamentali per il private capital: prezzi dell’energia, investimenti mediorientali e incertezza.

Un aumento dei prezzi dell’energia influisce sui costi di produzione delle imprese, mettendo sotto pressione i margini, soprattutto per le aziende dei settori industriale, chimico, viaggi e logistica. Per i fondi di private equity che le detengono in portafoglio, diventa più complesso far crescere l’ebitda, in un contesto in cui la soglia minima di crescita necessaria per ottenere ritorni soddisfacenti è più che raddoppiata al 12%, come rilevato da Bain & Company nel suo ultimo “Global Private Equity Report“, diffuso nel febbraio scorso.

Gli investitori mediorientali potrebbero rallentare o ridurre i loro investimenti diretti o indiretti, alla luce della fragilità e incertezza geopolitica.

Inoltre, queste ultime potrebbero rallentare o bloccare anche i deal a livello internazionale, rallentando la ripresa del private equity e attenuando l’ottimismo degli operatori del settore che si respirava fino al mese scorso all’Ipem Wealth 2026 di Cannes.

La situazione geopolitica tesa favorisce invece i settori della difesa e dell’aerospazio e i fondi che le detengono in portafoglio.

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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