Chi prima arriva, meglio investe

di valentina magri

«Aiutare i titolari delle aziende a realizzare i loro sogni imprenditoriali e personali». Così Raffaele Legnani, managing director e responsabile delle attività in Italia di H.I.G. Capital, sintetizza la mission del fondo focalizzato sul mid market, fondato a Miami nel 1993. Il private equity ha effettuato oltre 400 investimenti in tutto il mondo e attualmente detiene 150 aziende in portafoglio, gestite da oltre 600 professionisti. H.I.G. Capital conta 19 uffici in 11 paesi e gestisce 75 miliardi di dollari in giro per il mondo. In Italia, ha creato 16 piattaforme e completato 59 acquisizioni. Il portafoglio italiano attuale vanta: ricavi cumulati per 3,1 miliardi di euro, oltre 10 mila dipendenti e una crescita dei ricavi dall’ingresso del fondo di oltre 1 miliardo di euro (dati al 2025).

Traguardi resi possibili da un approccio caratterizzato dall’anticipazione dei trend e dall’approccio industriale trasformativo, dalla disciplina in fase di investimento e dall’assenza di pressioni sulle exit. Legnani racconta: «Abbiamo 13 professionisti italiani, che siglano i contratti (gli spa) in italiano con imprenditori nelle cui società entriamo nel capitale. L’utilizzo della lingua natia agevola le interazioni sul progetto industriale e la trattativa del contratto. L’imprenditore parla direttamente con professionisti italiani di H.I.G. Capital, non con un comitato di d’investimento estero. Inoltre, diamo molta enfasi ai progetti e ai sogni degli imprenditori. Non aspettiamo che gli advisor o le banche ci propongano un deal, ma cerchiamo gli imprenditori e li contattiamo direttamente noi al telefono o tramite i loro advisor. Alcune target ci sono arrivate da liste di advisor locali di provincia, molto utili in particolare per fare gli add-on alle piattaforme. Anche se non chiudiamo un deal, teniamo tutti i contatti locali nel nostro Crm (Customer Relationship Management). Inoltre, il team di business development supporta nella ricerca monitorando le tendenze in corso in Usa e Uk, che cerchiamo di anticipare in Italia. Siamo molti disciplinati quando entriamo e non abbiamo pressioni sulle exit: vendiamo quando abbiamo completato il nostro progetto di sviluppo e l’azienda ha bisogno di un nuovo azionista. Non subiamo pressioni per la raccolta, che è effettuata in modo continuo e centralizzato».

Chi sono i vostri investitori?

Abbiamo un’ampia base di investitori, di cui il 67% in Usa, il 21% in Europa e il 12% in Asia (Medio Oriente e Singapore). L’80% dei nostri investitori hanno sottoscritto più fondi.

Una volta raccolti i capitali, come scegliete le imprese in cui investire?

Investiamo in imprese di tutti i settori, con un ebitda compreso tra 10 e 75 milioni di euro; cerchiamo un forte allineamento di interessi con gli imprenditori. Ci piace molto il settore dei servizi.

Vi avvalete dell’intelligenza artificiale nella ricerca delle opportunità di investimento?

Impieghiamo l’AI nell’analisi delle target, affiancandola a un confronto con il nostro network. Il nostro gruppo crede molto nelle potenzialità delle AI a supporto dell’esperienza dei professionisti e per questo ha avviato un piano di formazione per tutti sull’AI, oltre che sulla cybersecurity, cui siamo molto attenti. Gli operating partner nelle partecipate intervengono poi per introdurre o sfruttare al meglio l’AI nelle partecipate.

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valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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