In Italia 37 search fund, con 17 acquisizioni già concluse. Lo rileva il Politecnico di Milano

L’ecosistema italiano dei search fund accelera. A fine 2025 si contano 37 veicoli attivi nel Paese — 11 in più rispetto al 2024 — con 17 acquisizioni già concluse (6 solo nell’ultimo anno) e un tasso di successo delle ricerche pari al 94%, ben al di sopra della media internazionale del 79%. È quanto emerge dall’edizione 2025 dell’Osservatorio sui Search Fund in Italia della School of Management del Politecnico di Milano, realizzato in collaborazione con Eureka! Venture sgr.

I search fund italiani

I search fund sono veicoli di investimento pensati per finanziare uno o più “searcher” — tipicamente manager o professionisti intenzionati a diventare imprenditori — nella ricerca di un’azienda da acquisire e, una volta individuata, nel finanziamento dell’operazione. Nati negli Stati Uniti negli anni ’80, oggi se ne contano oltre 1.000 attivi nel mondo. In Spagna, dove la IESE Business School ha svolto un ruolo trainante, a fine 2025 sono state raggiunte 100 acquisizioni. In Italia il fenomeno è più recente ma in rapida espansione: dei 37 search fund censiti, 20 sono attualmente in ricerca attiva di una target, 15 sono in fase di gestione post-acquisizione e 2 hanno già completato l’exit.

I searcher italiani hanno un’età mediana di 34 anni, leggermente superiore alla media internazionale di 33. Il 55% ha meno di 35 anni, il 36% è nella fascia 35-45 anni e il 9% supera i 45. La maggioranza (57%) opera in solitaria, il 40% in coppia; nel 2025 si è registrato anche il primo trio (3%). La presenza femminile rimane marginale, attestandosi al 4%. Sul fronte professionale, il background prevalente è quello di general manager (37%), seguito da consulenza strategica (33%) e investment banking o private equity (30%); il 19% vanta anche esperienze imprenditoriali pregresse. Il 66% dei searcher italiani possiede un MBA — conseguito per il 46% in Europa, per l’11% in Italia e per il 9% negli Stati Uniti — e quasi il 60% di questi ha scoperto il modello proprio attraverso questo percorso di studi.

Gli investitori

La base investitori dei search fund italiani è composta per il 46% da istituzionali (prevalentemente esteri), per il 32% da individui, angel e holding personali e per il 22% da family office, categoria in crescita rispetto alla precedente rilevazione. In termini geografici, il 28% degli investitori è italiano, il 57% proviene da altri paesi europei e il 14% dalle Americhe. Il budget medio raccolto per la fase di ricerca è di 562.000 euro, con una media di 18 investitori per fondo. Le risorse vengono destinate principalmente allo stipendio del searcher (51% del budget), alle spese di acquisizione (24%), ai viaggi (12%) e al marketing (13%). In sette casi su dieci, il salario annuo del searcher si colloca tra 50.000 e 100.000 euro.

Il processo di ricerca della target

Il processo di ricerca è altamente selettivo: in media ogni search fund contatta oltre 1.700 aziende, ma solo una quota minima si traduce in lettere di intenti — cinque in media per ricerca — e poi in acquisizioni effettive. I criteri di selezione combinano parametri finanziari (qualità dei ricavi, ebitda, generazione di cassa, CAPEX e posizione finanziaria) e strategici (difendibilità del business, potenziale di crescita organica o per consolidamento settoriale, esposizione limitata a rischi tecnologici o regolatori).

Delle 17 acquisizioni concluse, 6 si sono realizzate nel 2025 nei settori laundry services, waste managing, pet food e packaging. Le aziende acquisite presentano un fatturato medio di circa 10 milioni di euro e un margine operativo lordo medio del 29%, secondo i dati finanziari elaborati da DeepTree, piattaforma AI partner tecnico della ricerca. La Lombardia concentra circa metà delle operazioni (6), seguita da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna (2 ciascuna). Sul fronte della struttura finanziaria, nel 50% dei casi il debito rappresenta tra il 40% e il 60% della capitalizzazione complessiva, mentre il vendor loan è utilizzato nel 75% delle operazioni. I board post-acquisizione sono composti nel 64% dei casi da 5 membri e includono nella grande maggioranza dei casi (86%) searcher e investitori del search fund.

I commenti

Andrea Rangone, professore di entrepreneurship and digital business innovation al Politecnico di Milano e co-direttore dell’Osservatorio, ha sottolineato: “ll modello dei search fund presenta un’elevata coerenza con le caratteristiche strutturali del nostro tessuto economico-produttivo, caratterizzato dall’ampia presenza di pmi che spesso devono affrontare la sfida del ricambio generazionale e aumentare la capacità di scalare. I search fund possono svolgere un ruolo importante nel favorire l’introduzione di nuova linfa imprenditoriale e di competenze manageriali e professionali nelle nostre pmi, consentendone una maggiore crescita”.

Giancarlo Giudici, professore di corporate finance al Politecnico di Milano e co-direttore dell’Osservatorio, ha evidenziato: “Il modello dei search fund rappresenta uno strumento particolarmente interessante dal punto di vista della finanza d’impresa, in quanto consente di allineare in modo efficace capitale, competenze manageriali e creazione di valore nel medio-lungo periodo. In un contesto come quello italiano, caratterizzato da imprese spesso sottocapitalizzate e con limitato accesso a competenze manageriali evolute, i search fund possono contribuire a facilitare operazioni di successione esterna”.

“I numeri del 2025 confermano una crescita importante, ma siamo ancora nelle fasi iniziali di sviluppo dei search fund in Italia. È proprio questa fase che rende il modello particolarmente interessante: un mercato ancora poco penetrato, con ampio spazio per creare valore. In questo contesto, il nostro Fondo di investimento in searcher (ad oggi ancora l’unico in Italia) è pienamente coerente con la missione di Eureka!: investire nel talento imprenditoriale, supportando manager di qualità nel percorso di diventare imprenditori e guidare la crescita di pmi solide”, prosegue Stefano Peroncini, amministratore delegato di Eureka! Venture sgr.

“Grazie all’interesse dimostrato da alcuni investitori istituzionali, tra cui diverse fondazioni bancarie, da sempre attente allo sviluppo del territorio, che riconoscono nei search fund uno strumento concreto per favorire continuità e crescita del tessuto imprenditoriale locale, siamo riusciti a costruire in pochi mesi un portafoglio di investimenti in oltre 20 search fund e 2 pmi, tutti inclusi nei dati dell’Osservatorio 2025” conclude Paolo Guida, partner di ETA Fund, fondo istituzionale lanciato nel maggio 2025 e dedicato all’asset class dei search fund lanciato da Eureka! Venture sgr.

In foto da sinistra: Andrea Rangone, Giancarlo Giudici

Axel Indigo

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