La missione di Trade Republic: democratizzare la finanza

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di claudia la via

Provare a “democratizzare” gli investimenti finanziari mettendo nelle mani di tutti un sistema semplice e gratuito con il quale iniziare a negoziare. È l’obiettivo di Trade Republic, piattaforma tedesca di risparmio, sbarcata in Italia a fine dicembre 2021 e che lo scorso luglio ha completato la registrazione anche come operatore di criptovalute nel nostro Paese, dopo aver ricevuto il via libera dalla Consob. Oggi Trade Republic offre la possibilità di investire oltre che in criptovalute, anche in azioni, derivati e fondi, ed è uno dei protagonisti della straordinaria crescita degli investimenti disintermediati degli ultimi anni. Un successo reso possibile da una combinazione di fattori. «Da una parte il proliferare di strumenti finanziari facili da capire anche per i neofiti e a basso costo complessivo di gestione, come gli ETF. Dall’altra l’evoluzione tecnologica che ha permesso di abbattere i costi e di conseguenza di poter offrire servizi di investimento a commissioni molto basse», spiega a MAG Emanuele Agueci (in foto), country manager per l’Italia di Trade Republic.

Una volta avete dichiarato che il 50% dei vostri clienti non aveva mai investito in un mercato finanziario prima di provarci con la vostra app. Quali sono i punti di forza e di debolezza di questi investitori alle prime armi?

È tipicamente chi non ha mai investito in vita propria ad apprezzare la semplicità, intuitività e trasparenza della nostra piattaforma. C’è una gigantesca quantità di denaro ferma sui conti correnti degli italiani (stimata in 2mila miliardi di euro), e di conseguenza una grande opportunità di generare ricchezza. È per noi fondamentale poter aiutare così tanti risparmiatori a diventare dei piccoli investitori. Allo stesso tempo, però, è importante mettere sempre in evidenza i rischi connessi alle attività di investimento ed educare i neofiti sulle norme base dell’investimento responsabile.

Chi è il vostro cliente-tipo in Italia?

Abbiamo due macro gruppi. Da una parte chi sta muovendo i primi passi (la maggioranza), che tipicamente predilige prodotti già diversificati come gli ETF, oppure molto liquidi come le azioni tech americane. Dall’altra parte, invece, ci sono gli investitori più esperti che fanno tipicamente uso di prodotti a leva oppure investono in azioni small cap. Entrambe le categorie traggono vantaggio dalla nostra struttura commissionale estremamente semplice.

Secondo uno studio che avete commissionato, il divario previdenziale sta spingendo le nuove generazioni a investire nel mercato dei capitali. Che ruolo possono avere investimenti disintermediati nel progetto previdenziale dei giovani italiani?

Un ruolo di grande peso. Il problema delle commissioni dei broker tradizionali è che affliggono soprattutto i piccoli investitori. Per chi ha 100mila euro al mese da investire, pagare 20 euro a transazione in commissioni non ha grosse conseguenze. Per chi ha 100 euro al mese da investire, invece, 20 euro in commissioni rappresentano un’erosione sostanziale del capitale investito e dei ritorni di lungo periodo. Gli interessi composti giocano a favore di chi sceglie un broker con commissioni basse.

In che modo piattaforme come la vostra possono diventare strumenti utilizzati anche da trader professionisti?

Non cerchiamo espressamente di attrarre un pubblico di professionisti, che in genere usano altre piattaforme. Però una parte della nostra offerta di prodotti è pensata per chi ha esperienza nel trading, in particolare si tratta di strumenti derivati e strumenti con leva. Anche le basse commissioni diventano un fattore di scelta per i clienti che effettuano un numero di transazioni sopra la media.

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