L’Aim raddoppia ma attira ancora pochi investitori

L’Aim cresce, diventa più maturo e resiste meglio alla volatilità del mercato. Ma il segmento soffre della poca liquidità e non riesce ad attrarre in maniera adeguata gli investitori, in particolare quelli stranieri, ancora poco partecipi in questo particolare segmento.

A rilevarlo è la ricerca intitolata “Aim for the Stars” realizzata dalla boutique di advisory KT&Partners, specializzata in questo comparto, che ha esaminato l’andamento in Borsa delle società small cap confrontandolo con quello delle quotate sul mercato principale, in particolare sul segmento Star di Borsa Italiana.

Ne emerge un quadro sostanzialmente positivo se comparato con gli anni precedenti, a dimostrazione del maggiore interesse da parte delle aziende verso questo mercato che offre loro un accesso facilitato per la raccolta di capitali.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, «il mercato Aim – spiegano il director Giancarlo Di Vona e l’analista Fabio Cozzi, curatori della ricerca – promette bene in termini di numero di partecipanti, basti pensare che la media è di 20 quotazioni all’anno, e presenta spazi di crescita e potenzialità che non solo non andrebbero sottovalutate ma al contrario dovrebbero essere valorizzate, in particolar modo dal legislatore», attraverso «incentivi fiscali».

Il doppio delle aziende in tre anni
L’Aim è il mercato che in Italia cresce a ritmi più sostenuti e oggi, con le 4 Ipo avvenute quest’anno, registra 75 pmi quotate, oltre il doppio rispetto al 2013 (36 società) e il 24,4% del totale delle società che popolano Piazza Affari. Un incremento favorito dalla natura stessa del segmento Aim, nato nel 2012 proprio per aiutare le aziende italiane di dimensioni troppo ridotte per accedere al mercato e trovare le risorse per crescere e svilupparsi.

In quest’ottica, il segmento include una serie di facilitazioni burocratiche e tecniche per favorire la quotazione, come un flottante minimo pari al 10%, rispetto al 25% dell’Mta e al 35% dello Star. Complessivamente, evidenzia la ricerca, le società che si sono quotate all’Aim, escluse le Spac, hanno raccolto in fase di Ipo circa 570 milioni di euro.

Se guardiamo l’andamento azionario, durante il 2016 il mercato italiano è stato uno dei peggiori, con il Ftse Mib arrivato a perdere anche il 17,69%, mentre nello stesso periodo il segmento small cap ha registrato una prestazione “migliore” rispetto a quella del segmento large e medium cap, con il Ftse Aim chiuso a -10,72%. A tirare in basso il comparto sono state in particolare Bio-On (-1,3%), la società con la capitalizzazione più alta di tutto il listino, Methorios Capital (-1%) e Fintel Energia (-0,8%). Dall’altra parte della bilancia, quelle con una performance migliore sono state Imvest (42,9%), Enetronica (34%) e Leone Film Group (12%), anche se il loro contributo nell’indice totale è stato limitato per via della loro bassa capitalizzazione.

In termini di performance azionaria generale, la ricerca evidenzia poi che la differenza tra l’Aim e lo Star, che racchiude le eccellenze italiane quotate con market cap superiore ai 40 milioni e inferiore al miliardo, è diminuita grazie al migliore andamento generale delle pmi quotate. Ciò significa, sottolinea Di Vona, che «le pmi quotate all’Aim, e quindi il mercato stesso, stanno vivendo una fase di maturazione importante», spinta dalla presenza di «aziende che hanno dimensioni maggiori e sono migliori da un punto di vista qualitativo».

Queste imprese scelgono di quotarsi per «portare avanti significativi piani di crescita attraverso fusioni e acquisizioni», come hanno fatto, fra le altre, Giglio Group e Bomi. Ma cosa più importante, sottolinea, è che l’Aim si sta imponendo sempre di più «un trampolino di lancio verso il mercato principale», il che implica una trasformazione delle aziende che «da pmi passano a diventare vere e proprie imprese organizzate e strutturate». Un passaggio che ad esempio sta portando avanti, fra le altre, anche Tecnoinvestimenti, che proprio lo scorso 23 maggio ha presentato a Borsa Italiana la domanda di ammissione a quotazione delle proprie azioni ordinarie sul Mercato Telematico Azionario ed eventualmente sul segmento Star.

Investitori tricolore
Il “trasloco” allo Star è un passaggio fondamentale per le aziende che vogliono raccogliere capitali stranieri. Stando infatti a quanto emerge dalla ricerca, sul segmento Aim c’è una predominanza di investitori istituzionali italiani…

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