lunedì 26 ott 2020
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Mps, in nove mesi utile netto 187 milioni. Calano crediti deteriorati

Mps, in nove mesi utile netto 187 milioni. Calano crediti deteriorati

Banca Monte dei Paschi di Siena conferma la traiettoria di risanamento intrapresa dopo il salvataggio governativo, archiviando i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 187 milioni, nonostante la contabilizzazione di componenti non operative negative per 207 milioni. Prosegue, inoltre, il percorso di riduzione dei crediti deteriorati in portafoglio.

L’utile netto del terzo trimestre si è attestato a 94 milioni, si legge in un comunicato del gruppo guidato da Marco Morelli (nella foto), con componenti non operative negative per 67 milioni.

Tra gennaio e settembre Mps ha erogato nuovi mutui per oltre 5 miliardi e ha fatto segnare una crescita di conti correnti e depositi vincolati di circa 3 miliardi.

Il costo del credito si è attestato a 53 punti base; la banca senese conferma la guidance di un costo del credito pari a 60-65 punti base a fine anno.

Per quanto riguarda i ratio patrimoniali, il transitional Cet1 a fine settembre era pari al 14,8% (13,7% a fine 2018) e il transitional total capital al 16,7% (15,2%).

Mps prevede a fine anno un gross npe ratio inferiore al 12,5%, ovvero raggiungendo il target del 12,9% fissato dal piano con due anni di anticipo. Nel solo terzo trimestre, la banca ha ridotto le inadempienze probabili di 1,1 miliardi e le sofferenze di 400 milioni; nella nota si afferma che è in corso di deconsolidamento ulteriori 200 milioni di inadempienze probabili e 400 milioni di sofferenze leasing.

I ricavi complessivi nei nove mesi si sono attestati a 2,36 miliardi, con un calo del 6,3%, a causa della “flessione del margine di interesse e delle commissioni nette, al peggioramento degli altri proventi e oneri di gestione, attribuibile principalmente all’indennizzo legato all’unwinding del contratto Juliet, parzialmente compensati dal miglioramento degli altri ricavi della gestione finanziaria”.

Il margine di interesse è sceso dell’11%, a 1,168 miliardi, “risentendo principalmente della dinamica negativa degli impieghi commerciali”.

In calo anche le commissioni nette (-7,3%, a 1,078 miliardi), che hanno “risentito principalmente della riduzione dei proventi da collocamento prodotti e delle commissioni su crediti”.

Il risultato operativo lordo è sceso a 665 milioni da 803 milioni di un anno prima. Il rapporto tra le rettifiche nette di valore per deterioramento crediti annualizzate e i crediti verso clientela esprime un tasso di provisioning di 53 punti base. Il risultato operativo netto del gruppo è positivo per circa 300 milioni, a fronte di un valore positivo pari a 435 milioni di un anno prima.

In crescita di 6,3 miliardi rispetto al 31 dicembre scorso i volumi di raccolta complessiva, arrivati a 193,3 miliardi. E salgono anche i crediti verso la clientela, giunti a 90,5 miliardi (+3,6 miliardi).

L’esposizione dei crediti deteriorati lordi è calata di 1,4 miliardi, a 14,5 miliardi, “per effetto del deconsolidamento di posizioni classificate tra le attività in via di dismissione, del calo dei flussi netti di default, dei recuperi su sofferenze e delle altre riduzioni legate a stralci, conversioni e pagamenti; stabile la cura sul trimestre precedente”. Al 30 settembre scorso la percentuale di copertura dei crediti deteriorati era pari al 52,6%, in diminuzione rispetto al 31 dicembre scorso (53,1%).

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