mercoledì 14 nov 2018
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Nespolo ai giovani del private equity: “Imparate a capire il business”

Nespolo ai giovani del private equity: “Imparate a capire il business”

Per chi vuole fare private equity oggi le sole competenze tecnico-finanziarie non bastano più, serve anche avere capacità di gestione e soprattutto un focus sempre più marcato sul business. A suggerirlo alla platea di giovani professionisti del private equity è stato Marco Nespolo (nella foto), chief executive officer di Cerved e già operating partner nel fondo Bain Capital, durante l’incontro organizzato dall’associazione Private Equity Kitchen, fondata e gestita da Lorenzo Bovo e Giovanni Guglielmi, nella sede di PwC a Milano.

Capire il contesto in cui opera l’azienda target, avere una “visione del business”, è dunque fondamentale: “In un mercato regolato da variabili sempre più complesse – ha spiegato Nespolo – capire il business dell’azienda e trovare un raccordo tra azienda e azionisti è fondamentale per creare valore”.

Per questo motivo, ha sottolineato, “una figura professionale come l’operating partner è sempre più importante e rilevante all’interno di un fondo di investimento”. Il suo ruolo, ha spiegato, è infatti quello di “collegare azienda, fondo e altri azionisti, agendo nel migliore bilanciamento di interessi”.

In particolare, a questa figura sta il compito di “valutare l’agenda strategica dell’azienda, comprendere quali sono i punti deboli e le prospettive, ma anche gestire il recruiting delle figure necessarie e il rapporto con i consulenti esterni”. In sostanza, “capire, assieme al management, cosa serve all’azienda e come creare valore”. L’attività dell’operating partner non è dunque, necessariamente, un interim management -“è una soluzione estrema” – ma è più quella di uno “sparring partner del ceo”.

L’importante però – ha precisato Nespolo – è che tra il management e l’operating partner del fondo “ci sia una relazione che crei valore e una chimica positiva: se la relazione funziona, l’uno è partner dell’altro ed entrambi hanno l’obiettivo comune di far crescere l’azienda”.

Ciò vale sia nei fondi più grandi e, a maggior ragione, nei fondi più piccoli, che guardano ad aziende “spesso poco managerializzate e che quindi hanno più bisogno di una figura che le guidi”. Qui però stanno anche una delle maggior sfide del settore: “In un’azienda poco managerializzata”, ha osservato, “un’attenta asset selection e una gestione tecnica, analitica dell’asset sono indispensabili”.

A livello generale, sottolinea, il private equity è sicuramente uno dei best owner di un’azienda, perché spesso coniuga risorse finanziarie, “mentalità imprenditoriale ed una gestione analitica, basata sui dati”. Tre caratteristiche fondamentali per creare le condizioni necessarie a uno sviluppo ulteriore. Per il ceo, l’esperienza come operating partner in Bain Capital è stata “fondamentale” nel suo approdo al gruppo Cerved. Ma come viene vissuto dal professionista il passaggio da un private equity ad un’azienda? “I driver di questa scelta – ha raccontato – sono spesso personali, come ad esempio la voglia di affrontare la sfida e di avere un ruolo operativo”. A monte “serve comunque un’inclinazione professionale alla gestione”.

Quanto al futuro del settore nel nostro Paese, per Nespolo “il mercato del private equity italiano è molto interessante, il tessuto economico è fatto di aziende di varie dimensioni, ma competitive a livello internazionale e con potenzialità di crescita importanti. Tutti temi “sui quali si possono generare grandi opportunità per il private equity”.

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