lunedì 20 nov 2017
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Nuovi prodotti e alleanze: la ricetta di Moneyfarm

Nuovi prodotti e alleanze: la ricetta di Moneyfarm

Il fintech? Non è più uno sconosciuto. Anzi, è diventato un alleato. Stando all’ultima survey di PwC “Global Fintech Survey 2017”, l’80% tra banche, compagnie assicurative e consulenti finanziari pensa infatti di aumentare le partnership con le aziende fintech nei prossimi 3 o 5 anni. Questo non solo per gli eventuali ritorni sui progetti di innovazione, ma anche perché le società attive in questo comparto stanno diventando degli interlocutori sempre più importanti sul mercato.

L’esempio concreto è quello di Moneyfarm, che di recente ha avviato una joint venture con l’assicuratore Allianz.

Fondata come startup nel 2011 dal presidente Paolo Galvani (nella foto), ex Deutsche Bank ed ex amministratore delegato della sgr di Banca Sella, e dall’amministratore delegato Giovanni Daprà, la società è tra i pionieri del digital weatlh management.

Come spiega a MAG il presidente e fondatore Galvani, «Moneyfarm é un servizio di consulenza finanziaria online che tramite un questionario redige un profilo del cliente, stabilisce, considerando anche l’obiettivo d’investimento e il livello di rischio, il portafoglio ideale del potenziale investitore e offre una piattaforma dove monitorare i propri investimenti». Oggi la società è presente fra Milano, Londra e Cagliari, conta 100 mila utenti iscritti e asset in crescita a ritmo del 10% al mese.

Dalla nascita, il team ha raccolto oltre 30 milioni di dollari in cinque anni, in particolare con il supporto dei venture capital United Ventures e Cabot Square che nell’ultima tornata hanno investito 16 milioni di euro. Il salto di qualità però è arrivato nel marzo scorso, con l’ingresso del gruppo assicurativo Allianz con un investimento che, riportano le indiscrezioni, si aggirerebbe intorno ai 7 milioni. «Quello con Allianz – osserva Galvani – è un primo esempio di come il mondo fintech e quello della finanza tradizionale possono trovare un punto di contatto». Contatto che si è tradotto in un nuovo servizio lanciato da Moneyfarm per i dipendenti del Regno Unito di Allianz Global Investors: lo strumento, denominato Moneyfarm powered by Allianz GI, investirà in fondi Allianz e Pimco.

A febbraio, inoltre, MoneyFarm ha anche avviato una collaborazione con la società Uber per fornire servizi di pensione integrativa ai propri autisti nel Regno Unito.

«Quando siamo partiti la possibilità che la tecnologia potesse ridisegnare le attività dei servizi finanziari era solo un’idea, non era entrata nelle funzioni core delle banche ma era limitata in alcuni servizi come il lending o i pagamenti – racconta Galvani -. Oggi questo panorama è totalmente diverso. Per noi parlare di fintech è una consuetudine, la sfida vera è capire quanto la tecnologia possa impattare sui modelli tradizionali».

E che impatto può avere, dott. Galvani?

Un impatto grandissimo. L’innovazione influenza tanti aspetti della finanza, dai processi decisionali alla relazione con il cliente, fino ai servizi e ai prodotti.

Come reagiscono gli operatori a questo approccio “disruptive” della tecnologia?

Alcuni operatori finanziari giocano in difesa e vanno avanti con il modello tradizionale introducendo tecnologia dove è necessario, altri invece anticipano il mercato e cercano di far andare avanti i modelli di business sul sistema fintech. In particolare, l’asset management, specialmente in Italia, questo tipo di attività è ancora fortemente legata alla dimensione fisica e di conseguenza la tecnologia viene vista come aiuto alle reti di vendita, non come modello a sé. Ciò rappresenta uno dei grandi ostacoli dello sviluppo di questo business in Italia.

Nel Regno Unito invece?

Lì è molto diverso, la tecnologia è da tempo un elemento fondamentale dei servizi finanziari, inoltre la distribuzione diretta è meno forte rispetto all’Italia, quindi è più facile posizionare l’offerta.

Parlare di robo-advisor e di fintech nel risparmio oggi non è più una novità. E il mercato sta iniziando a essere affollato. Voi come vi ponete rispetto ai vostri competitor?

È vero che molte realtà hanno iniziato a offrire questi servizi e che il mercato è cambiato. Noi però non sentiamo di avere ancora veri e propri competitor. In Italia siamo fra i pochi operatori che offrono un modello di business ibrido, che nasce e si basa sulla piattaforma digitale ma che prevede anche l’attività di professionisti in carne e ossa che valutano i prodotti e sono a disposizione del cliente.

Anche senza competitor diretti dovrete comunque difendervi e posizionarvi sul mercato. Che carte vi giocate?

Innanzitutto il fatto di essere consulenti indipendenti. Al contrario di molti consulenti finanziari, noi non riceviamo commissioni sui prodotto, il costo del servizio è la nostra unica fonte di ricavo. Di conseguenza non esiste dunque conflitto rispetto alla nostra offerta. L’allineamento di interessi con i nostri utenti è totale e questo è un primo punto di forza.

Gli altri quali sono?

I costi, che sono mediamente il 50% in meno rispetto a quelli degli altri operatori e vanno dallo 0,5% all’1,25% a seconda del capitale investito. Per investimenti da oltre 3 mila euro euro a 200 mila il costo è dello 0,7%. Ad esempio, se investissi 50 mila il costo sarebbe di 29 euro al mese. Questo abbattimento dei prezzi è legato soprattutto alla tecnologia che permette la distribuzione di qualsiasi soluzione in maniera diretta, senza dover remunerare la rete di vendita. Per noi questo si traduce in un risparmio del 50-70%.

Che altri vantaggi porta la tecnologia?

Ci consente di offrire un prodotto di elevata qualità. Per ogni profilo di rischio associamo diversi portafogli molto diversificati attraverso un sistema di selezione più sofisticato. Questo grazie alla tecnologia ma anche all’efficienza del nostro team.

Quali sono i vostri obiettivo nel prossimo futuro?

Vogliamo diventare fra i principali operatori di servizi di digital wealth management, quindi di servizi di gestione del patrimonio a 360 gradi, e portare l’azienda a livelli di redditività che ci permettono di crescere e proseguire in autonomia con i nostri progetti.

E come pensate di perseguirli?

Principalmente attraverso il lancio di nuovi prodotti e, parallelamente, implementando le eventuali joint venture che si proporranno con grandi realtà finanziarie come avvenuto con Allianz e Uber.

Che tipo di nuovi prodotti?…

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