OsservatorioPmi 2019: l’eccellenza è sempre lombarda. Sorpresa Emilia

Sono 722 le Pmi che messe assieme costituiscono, da nord a sud, la spina dorsale dell’eccellenza imprenditoriale italiana. Quelle capaci, ben più della media del proprio settore, di generare valore, investire in innovazione, essere competitive sui mercati internazionali e creare posti di lavoro.

Le 722 aziende eccellenti d’Italia sono state individuate, come ogni anno, dall’OsservatorioPMI di Global Strategy, società di consulenza strategica e finanziaria, arrivato quest’anno all’undicesima edizione. Il metodo di selezione si basa da sempre sull’analisi di un database contenente informazioni anagrafiche e bilanci degli ultimi cinque anni di oltre 60mila aziende di capitali con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro. Di queste sono circa 10.800 le imprese che costituiscono l’Universo di riferimento delle Mid Cap (aziende di media capitalizzazione), con un fatturato compreso tra i 20 e i 250 milioni di euro nel manifatturiero e nei servizi e tra i 20 e i 500 nei settori del commercio.

Si tratta di una fotografia della realtà italiana che prevede l’integrazione dei dati di bilancio con informazioni qualitative, scaturite da questionari e interviste a proprietà e management, volti proprio a identificare le chiavi del successo.

“È ben noto il ruolo sociale di queste aziende, e anche i dati della nostra ricerca lo confermano”, dichiara Stefano Nuzzo responsabile dell’OsservatorioPMI ed equity partner di Global Strategy, “con 3,2 miliardi di euro (il 72%, ndR) di utili reinvestiti in azienda e con 30mila nuovi posti di lavoro nei cinque anni analizzati, senza tener conto dei benefici reali all’indotto e allo sviluppo di filiere locali. Le Eccellenti sono state in grado di dimostrare che investimenti, innovazione e internazionalizzazione sono la ricetta giusta”.

Risultati eccezionali, ottenuti grazie alla capacità di saper coniugare la crescita dimensionale (valore della produzione che è aumentato in 5 anni del 68%) con una marcata efficienza operativa (l’indice return on sales % è praticamente raddoppiato passando dal 6,3% del 2013 al 12,2% del 2017), rendendo possibile nel periodo considerato un incremento del patrimonio netto dell’85%.

Anche quest’anno rimangono fermi i quattro i pilastri dell’eccellenza: gli investimenti (il 90% delle imprese eccellenti li ha aumentati negli ultimi tre anni); l’internazionalizzazione (l’export di queste aziende è superiore al 40% del fatturato); l’innovazione (mediamente il 5% del fatturato annuo viene reinvestito in ricerca e sviluppo); ma, soprattutto, le operazioni straordinarie (il 42% delle imprese eccellenti ha effettuato acquisizioni o joint venture negli ultimi tre anni – nelle passate edizioni questa percentuale era circa del 34% – e ben il 57% si dice disposto ad aprire la compagine sociale per obiettivi di espansione commerciale).

“Rimane confermato il profilo delle eccellenze italiane: specializzate in nicchie di mercato, guidate da imprenditori operativamente molto coinvolti, e sempre orientati all’innovazione di prodotto e servizio” spiega Antonella Negri-Clementi (nella foto), presidente e ceo di Global Strategy. “Quest’anno emerge più forte l’inclinazione a effettuare operazioni straordinarie, non solo per migliorare il posizionamento competitivo a livello internazionale, ma anche per la sentita necessità di una crescita a livello locale. Inoltre, la maggiore attenzione alla buona governance e all’assetto del consiglio di amministrazione è correlata a una maggior propensione all’apertura del capitale. Mi sembra però ancora limitata la valorizzazione dei contributi di terzi indipendenti nelle scelte dei board familiari”.

Relativamente alla distribuzione geografica appare netta e prevedibile la maggiore concentrazione di Pmi di successo nel nord Italia: 37,1% nel nord ovest, 34,9% nel nord-est, 16,9% nel centro e 11,1% nel sud e nelle isole. La Lombardia guida la classifica delle regioni con 210 aziende su 722 (il 29%), davanti all’Emilia Romagna con 115 aziende (il 16%, + 26 eccellenze rispetto alla passata edizione), protagonista quest’anno di un vero e proprio salto che le ha permesso di scavalcare il Veneto, che scivola così al terzo posto con 96 aziende eccellenti. Altro dato importante da segnalare riguarda la crescita media del valore della produzione nei 5 anni, che a livello nazionale registra un tasso medio annuo (CAGR%) del 13,8% e che, a sorpresa, nel sud e nelle isole (17,6%), così come nel centro (16,8%) è maggiore che nel resto della Penisola (nord ovest 12,8% e nord est 12,6%).

Ma quali sono i settori più popolati di aziende eccellenti italiane che si distinguono ed emergono dalla media? Stravince, in linea con i dati dello scorso anno, il comparto manifatturiero (71% delle eccellenti vs il 56% nell’universo dimensionale di riferimento); le aziende del commercio sono il 18% (vs 26%) e l’11% (vs 18%) le aziende di servizi. All’interno del manifatturiero, primo posto per la meccanica (14% delle eccellenti), secondo per alimentari e bevande (11%), al terzo la metallurgia (9%), al quarto, a pari merito, il chimico-farmaceutico e le aziende del sistema moda (5%).

I risultati dello studio sono stati presentati mercoledì 25 settembre nella sede di Borsa Italiana in occasione dell’evento “Sostenibilità e creazione di valore. Un binomio da ricercare”, durante il quale è stato analizzato il rapporto fra aziende italiane e le cosiddette tematiche Esg (environmental, social, governance), tanto al centro del dibattito quanto, nella realtà dei fatti, ancora non totalmente integrate nelle strategie aziendali e nei piani di implementazione.

OsservatorioPmi 2019: l’eccellenza è sempre lombarda. Sorpresa Emilia

Noemi

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