Private equity, il prezzo di acquisto fa la differenza. Lo certifica uno studio di McKinsey

Nel 2010-2017 i bassi tassi e i multipli in espansione spinsero i gestori dei fondi di private equity ad acquistare le aziende con prezzi di ingresso elevati. Ma il tempo ha svelato che le loro scelte non sono state particolarmente sagge. Lo certifica un’analisi di McKinsey & Company pubblicata questo mese.

L’analisi su Moic e prezzi di acquisto

Lo studio prende in considerazione due distinti periodi temporali: dal 2010 al 2017 e dal 2018 al 2023. All’interno di ciascun periodo, McKinsey ha analizzato i prezzi di acquisto, espressi dal multiplo del prezzo di acquisto (PPM) rispetto all’ebitda, e ha suddiviso i PPM per quartile: il quarto quartile rappresenta il multiplo prezzo/ebitda più basso pagato, mentre il primo quartile quello più alto. Durante il boom successivo alla crisi finanziaria (2010–2017), gli acquirenti nel quartile più economico hanno generato un multiplo sul capitale investito (Moic) pari a 2,8 volte, mentre quelli nel quartile più costoso hanno ottenuto un Moic pari a 2,7 volte. Il clima era così favorevole che la disciplina sui prezzi ha premiato meno a livello di rendimenti.

Ben diverso è il discorso per il periodo 2018-2023, quando si è aperto un divario più ampio tra i differenti quartili. Gli acquirenti disciplinati — quelli nel quartile di prezzo più basso — hanno generato un Moic di 3,4 volte, mentre coloro che avevano pagato i PPM più elevati hanno ottenuto Moic di 2,7 volte.

Un quadro ancora più netto emerge se si considerano solo gli investitori con le migliori performance (il 75° percentile per quartile di PPM, ovvero quelli che hanno ottenuto risultati eccezionali sui prezzi delle operazioni) – anziché limitarsi alla mediana del quartile. Negli ultimi anni, i gestori che hanno acquistato a multipli più bassi hanno generato un Moic impressionante pari a 5,5 volte. Nel frattempo, anche i migliori performer all’interno dei quartili PPM con i multipli più elevati hanno raggiunto solo un Moic di 3,6 volte.

A livello globale, i multipli di ingresso nelle operazioni di buyout sono aumentati dal 2023, raggiungendo lo scorso anno una media record di 11,8 volte l’ebitda, mentre per le operazioni di maggiore dimensione (buyout superiori a 500 milioni di dollari) i multipli hanno raggiunto 18,1 volte l’ebitda.

Secondo gli esperti di McKinsey, che si tratti di pressioni di investimento, concorrenza per asset di qualità, valutazione dei rischi o livello di fiducia dei GP, il prezzo di acquisto è fondamentale. Negli ultimi anni, un buon prezzo di acquisto ha chiaramente contraddistinto i vincitori anche tra i fondi di buyout del private equity.

valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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