Private equity tra fuga dalla tecnologia e fine dei rendimenti facili. I pareri degli operatori all’Ipem Global 2026
Per gli operatori del private capital sono finiti i tempi dei rendimenti facili e del focus sul settore tecnologico. Lo certifica l’Ipem Allocation and Fundraising Report 2027, presentato il 9 settembre scorso all’Ipem Global 2026 di Parigi, di cui Financecommunity è stata media partner.
I punti salienti dell’Ipem Allocation and Fundraising Report 2027
Lo studio considera oltre 700 individui da 46 paesi e 16 tipologie di LPs (Limited Partners). Questi ultimi si stanno adattando a un ciclo caratterizzato da bassi rendimenti, in cui il premio per l’illiquidità è sceso sotto l’1%. Gli LPs sono pertanto alla ricerca di nuove fonti di alfa e focalizzati sui fondi del mid-market, i quali attraggono il 70% dgli LPs. A livello di settore, i più interessanti per gli LPs sono healthcare; industrials and materials; business services. A causa della disruption dei SaaS e dei timori di una bolla legata all’AI, gli LPs tanno uscendo dal settore tecnologico, ma non dalla tecnologia, dato che stanno investendo molto in cybersecurity e intelligenza artificiale da impiegare internamente. L’AI, infatti, è una leva di creazione di valore, se incorporata all’interno di un prodotto o servizio.
In termini di asset allocation, sono interessati in particolare al private equity (31%) e al private debt (21%). Il 93% degli LPs punta a investire in futuro nel private equity e il 63% nel private debt. Le loro priorità sono la performance assoluta, i rendimenti costanti, il marchio e la reputazione dei GPs (General Partners).
Dal canto loro, i GPs devono impegnarsi nell’implementazione di miglioramenti operativi sostanziali per generare rendimenti. Dal loro punto di vista, sono sempre più importanti le loro competenze a livello geografico e di settore.
Nicolas Beaugrand, partner e managing director di AlixPartners, ha commentato: “La raccolta resta sfidante per i GPs. In questi tempi di incertezza e disruption accelerata, la robustezza batte la sovra-ottimizzazione. I gestori in grado di dimostrare una robusta capacità di execution saranno i vincitori del 2027”.
Le voci dei protagonisti di Ipem Global 2026
Intervistato da Valentina Magri di Financecommunity, Ivan Pascual, head of Emea wealth in HarbourVest, ha approfondito le sfide per i wealth manager portate dalla democratizzazione dei private asset e come la società può supportarli, man mano che incrementano le esposizioni a questa asset class.
Marc Menasé, fondatore e managing partner del venture capital Founders Future, haraccontato i suoi criteri di scelta delle società attive nell’AI in cui investe e fatto il punto sugli investimenti in Italia del fondo: le startup Daze e Volta.
Cameron Payne, co-head of European investment, private equity dell’asset manager americano Federated Hermes, ha evidenziato le opportunità di investimento per il private equity in Europa e Italia.
Walter Ricciotti, ceo e cofondatore di Quadrivio Group, ha raccontato il suo punto di vista sul private equity nel 2027, i settori in cui la sgr è focalizzata e dato qualche anticipazione sulle prossime operazioni di Quadrivio Group.
Umberto Tamburrino, ceo di Sosteneo Infrastructure Partners (sgr di Generali Investments), ha illustrato i nuovi servizi emergenti nel settore dei sistemi di accumulo energetico (BESS) e le opportunità per gli investitori in private capital nell’ambito del potenziamento della rete elettrica.
Infine, Jenn Giacobbe, global head of private markets al London Stock Exchange Group, intervistata da Valentina Magri di Financecommunity, ha fatto il punto sull’evoluzione delle aspettative dei GPs su due diligence, dati e trasparenza dei private market e ha illustrato le conseguenze di maggiori dati e trasparenza per le decisioni sugli investimenti.