Il risparmio gestito sotto i riflettori

Tra il boom dei Piani individuali di risparmio, che dovrebbero registrare performance da record anche nel 2018, e un maggiore attivismo dei risparmiatori, nel 2017 l’industria del risparmio gestito ha segnato numeri mai visti prima. In particolare il patrimonio gestito ha toccato quota 2.089 miliardi di euro, nuovo massimo storico e i flussi in entrata nel sistema hanno superato i 97 miliardi. Tuttavia mantenere questi livelli significa affrontare le sfide che si presenteranno nei prossimi anni, come quella regolamentare o il coinvolgimento dei Millennials. MAG (scarica qui l’ultimo numero) ne ha parlato con Tommaso Corcos (nella foto), presidente di Assogestioni, a pochi giorni dall’avvio della nona edizione del Salone del Risparmio.

Dottor Corcos, 2017 il settore ha registrato flussi per il 75% in più rispetto al 2016. Oltre al successo dei Pir, quali sono stati i prodottiche hanno spinto la crescita dell’industria?

Il 2017 si è chiuso positivamente per l’industria italiana del risparmio gestito e la raccolta netta ha sfiorato i 100 miliardi di euro, con il grosso concentrato sulle gestioni collettive e più in particolare sui fondi aperti. Tra le singole categorie di fondi, i risparmiatori hanno privilegiato i prodotti di tipo obbligazionario, i flessibili e poi gli strumenti bilanciati, mostrando interesse soprattutto per le soluzioni di investimento piuttosto che per i singoli fondi specializzati su una specifica area. La preferenza è andata verso strumenti diversificati e disegnati su specifici profili di rischio, almeno per quanto riguarda la parte core del portafoglio.

Quali sono le aspettative e gli obiettivi per il 2018?
Per il 2018 non è facile fare previsioni in termini assoluti, ma è possibile ipotizzare un ulteriore aumento delle masse in gestione. Oltre ai Pir, che rappresentano senza dubbio una grande opportunità, altro driver è rappresentato dai Pepps, i prodotti pensionistici paneuropei che potrebbero favorire una nuova accelerazione dell’industria grazie allo sviluppo ulteriore di investitori istituzionali come i fondi pensione. Va inoltre considerato l’investimento socialmente responsabile, che ha ormai raggiunto dimensioni sempre più rilevanti nel contesto finanziario globale, diventando una parte fondamentale del processo di asset allocation dei maggiori investitori istituzionali.

Quali sono le sfide principali che l’industria deve aspettarsi per i prossimi anni e che verranno affrontate durante il Salone del Risparmio?
Per questa nona edizione del Salone del Risparmio, intitolata “La sfida di una nuova globalizzazione”, Assogestioni ha deciso di puntare i riflettori sui processi in atto a livello mondiale e su come l’integrazione economica abbia ampliato le opportunità di produzione e consumo e, di conseguenza, di risparmio e investimento.
Con un patrimonio di quasi 2.100 miliardi, l’industria della gestione del risparmio vuole essere in prima linea nel valorizzare questa risorsa a beneficio del sistema-Paese assieme alle istituzioni nazionali e comunitarie, impegnate nella definizione di politiche e normative per al miglioramento della capacità di mobilitare il risparmio verso nuovi investimenti. In questo senso ritengo sia fondamentare la messa a punto del Mercato Unico dei Capitali (Capital Markets Union), che si propone di affrontare problemi come la carenza di investimenti in Ue, aumentando e diversificando le fonti di finanziamento per le imprese europee e i progetti infrastrutturali a lungo termine. Ma c’è dell’altro…

 

Cosa?
Un aspetto per noi fondamentale, e decisivo per il futuro dell’industria, è la formazione dei giovani: anche quest’anno porteremo al Salone del Risparmio l’iniziativa “Il Tuo capitale umano”, per avvicinare i neolaureati a percorsi di carriera nel settore del risparmio gestito. Si tratta di un’occasione per rilanciare il lavoro e ricordare il ruolo che l’industria svolge e deve continuare a svolgere in un’economia come quella italiana. C’è una forte correlazione tra la competitività di una nazione e l’investimento che questa fa in educazione. Lo stesso rapporto esiste tra gli investimenti che le aziende fanno in formazione e l’impegno dei loro dipendenti.

 

Che cosa significa innovare nell’industria del risparmio gestito (oltre alla tecnologia)?
Significa proseguire sulla strada che ci ha permesso in questi anni di conquistare la fiducia dei risparmiatori offrendo soluzioni di investimento chiare e in linea con gli obiettivi di chi ci affida i propri risparmi. Per farlo tutto il settore dovrà lavorare in sinergia: dalle fabbriche prodotto, che dovranno continuare a innovare, ai consulenti finanziari, che dovranno offrire al cliente un servizio sempre più efficiente e personalizzato.

 

In particolare, quali saranno gli effetti principali della maggiore regolamentazione (es Mifid II) sul settore?
Con Mifid II il settore del gestito vive una nuova stagione di crescita e la collaborazione tra produzione e distribuzione diventa ancora più importante. Si tratta di una sfida ma anche di un’opportunità per il settore sotto molteplici aspetti, come la crescente trasparenza in termini di costi o la più frequente condivisione di responsabilità da parte del gestore. Inoltre per i consulenti finanziari, ancora più in prima linea, consente di offrire al cliente un servizio efficiente e personalizzato.

 

 

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