Salgono emissioni e raccolta dei minibond. Banca Finint ancora al vertice del mercato italiano
Dopo la battuta d’arresto del 2023, per il secondo anno consecutivo si è registrato in Italia un recupero sia nel numero di emissioni di minibond (214, +5% rispetto al 2024), sia nel controvalore raccolto. Il 2025 ha contribuito con oltre 2 miliardi di euro (+32%, stessa crescita del 2024) al valore totale di 14,60 miliardi emesso dal 2013 dal campione di 1.468 imprese censite dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, presentato oggi a Milano e giunto alla sua dodicesima edizione.

I principali strutturatori di minibond in Italia
Banca Finint si posiziona al vertice della classifica degli arranger per controvalore delle operazioni strutturate, con 298 milioni di euro in 27 operazioni, con un significativo distacco rispetto al secondo operatore. Banca Finint si conferma prima anche come numero di emissioni strutturate e collocate a terzi investitori (minibond “non captive”).

Le operazioni di basket bond hanno fornito un contributo significativo a questo posizionamento. Nel corso del 2025 sono stati attivati due nuovi programmi: Basket Bond Lombardia, un’iniziativa da oltre 100 milioni di euro a supporto delle pmi con sede operativa in questa regione e Viveracqua Hydrobond 6 che ha coinvolto cinque utilities venete che si sono finanziate con questo strumento per complessivi 200 milioni di euro grazie all’intervento della Banca Europea per gli Investimenti con garanzia bilaterale SACE.
D’altra parte, è stata fondamentale anche l’operatività sul fronte delle emissioni standalone, dove la banca ha strutturato 11 operazioni per complessivi 116 milioni di euro, di dimensione media maggiore rispetto al passato. Nel 2025 la banca ha così confermato la capacità di strutturare transazioni complesse e di elevato impatto industriale, come dimostrano anche alcune emissioni concluse nell’anno di importo almeno pari a 50 milioni di euro, tra cui quattro operazioni per oltre 200 milioni di euro, non incluse per motivi di nomenclatura tra le operazioni considerate dal Report dell’Osservatorio.
Si tratta di un percorso di crescita costante da parte di Banca Finint che si è distinta sin dall’avvio di questa industria come operatore globale portando al settore un elevato grado di innovazione. Dal 2012 ad oggi la banca ha strutturato oltre 400 operazioni di minibond per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro.
I dati sui minibond in Italia
L’Osservatorio ha identificato 196 imprese italiane che hanno collocato minibond nel 2025 (131 sono nuove emittenti, contro le 123 dell’anno precedente), in lieve aumento rispetto alle 174 del 2024. Di esse, 132 (67%) sono pmi. Sono cresciute sia le spa sia le srl. Guardando al volume d’affari, sono aumentate le aziende con ricavi fino a 10 milioni di euro, mentre sono calate quelle tra i 25 e i 100 milioni. Il settore più rappresentato rimane il manifatturiero (54 emittenti), seguito dalle holding finanziarie (32), dalle costruzioni (19), dal commercio (17) e dai servizi informatici (12).

Il contributo delle sole piccole e medie imprese, che ha ripreso a crescere, è stato pari a 146 emissioni, per una raccolta di oltre 1 miliardo di euro, superando le grandi aziende che nel 2024 avevano invece fatto la parte del leone. Da record anche l’incremento del controvalore, che nel secondo semestre ha toccato i 9,58 milioni di euro di media. In calo invece le emissioni e la raccolta di minibond Esg.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia rimane il catalizzatore regionale con 84 emittenti su 196 (nel 2024 erano 67), pari al 43% del totale, seguita da Veneto (21, una in più dell’anno precedente) e Lazio (17, cinque in meno), che hanno invertito la loro posizione sul podio. Tre emittenti su quattro sono nel Nord Italia: infatti la classifica prosegue con Piemonte ed Emilia-Romagna (13 aziende), Toscana (9), Trentino Alto-Adige e Campania (8), Friuli Venezia-Giulia (7). Il 2025 ha registrato nuove emissioni e nuovi programmi nell’ambito dei Basket Bond, ovvero progetti di sistema volti ad aggregare le emittenti per area geografica o per filiera produttiva, anche attraverso operazioni di cartolarizzazione: la raccolta ha superato i 300 milioni di euro.
Il database dell’Osservatorio conta ormai 2.189 emissioni di minibond effettuate dal 2013 dalle imprese del campione, che spesso ne hanno condotte più di una, per un valore nominale totale di 14,60 miliardi di euro, 6,52 miliardi dalle sole pmi. Il 2025 ha contribuito con 2,01 miliardi di euro da 214 emissioni (l’anno precedente erano state 208): la componente legata ai Basket Bond è stata di 277,65 milioni di euro, quella delle emissioni captive, cioè originate e sottoscritte da un unico intermediario, di 175,4 milioni, mentre la parte preponderante (1,556 miliardi) è costituita da minibond ‘stand-alone’.
Sono cresciuti leggermente i minibond quotati su un mercato borsistico – 11 titoli su Euronext Access Milan, contro i soli 4 del 2024, e 10 su listini esteri, uno in meno – mentre si conferma che la grande maggioranza dei titoli (90%) non ha un rating da parte di una agenzia autorizzata. Per quanto riguarda la scadenza, la maturity media si è assestata a 5,7 anni, in calo rispetto ai 6,7 del 2024; è scesa la percentuale dei titoli con piano di rimborso amortizing (57% contro 64%), che prevede il rimborso del capitale a rate successive, in contrapposizione alla modalità bullet, con un rimborso integrale alla scadenza.
La cedola continua ad essere indicizzata ai tassi di mercato nella maggior parte dei casi, ma nel 2025 c’è stato un maggiore ricorso alla cedola fissa, che era predominante fino al 2022. In linea con le dinamiche di mercato, l’importo medio dei tassi è sceso dal 9,04% del 2024 al 7,68% del 2025 per il reddito fisso, e dal 6,89% al 6,38% per il variabile. Sono invece saliti dal 23% al 31% i minibond che non prevedevano alcuna garanzia offerta, ma la maggioranza continua a essere coperta da garanzie parziali offerte autonomamente o da soggetti esterni, come finanziare regionali, Sace, Fei, Fondo di Garanzia statale.
Rispetto alla motivazione del collocamento, si è notato un incremento delle operazioni finalizzate ad acquisizioni, mentre sono calati gli obiettivi di crescita interna (anche se rimangono i più frequenti) e i progetti con impatto ESG. Non a caso, probabilmente sulla scia delle priorità dettate dall’agenda dei mercati, si è visto un calo delle emissioni e della raccolta di minibond ESG (green e sustainability-linked), per un totale di 35 collocamenti e 254,32 milioni di euro all’attivo.

I commenti
“Riteniamo che nei prossimi mesi il mercato italiano dei minibond possa svilupparsi ancora di più, soprattutto in uno scenario di ulteriore riduzione dei tassi di interesse. Occorre però l’arrivo di nuovi player specializzati che riescano, da una parte, a intercettare capitali in cerca di rendimenti e dall’altra a supportare le PMI nella raccolta di capitale finalizzata alla crescita, soprattutto in quelle regioni del Paese dove i minibond sono ancora poco conosciuti”. Una novità che a breve potrebbe contribuire allo sviluppo è la possibilità di richiedere il supporto del Fondo di Garanzia dello Stato (fino all’80%) anche per i titoli collocati attraverso le piattaforme di crowdfunding”, commenta Giancarlo Giudici (in foto), responsabile dell’Osservatorio e del Report Minibond 2026 (dodicesima edizione.
Andrea Crespan, Head of Structured Finance – Basket bond di Banca Finint, ha commentato: “Vedere confermata la leadership nel mercato italiano dei minibond anche nel 2025 è una testimonianza tangibile della presenza trasversale del nostro gruppo su questo mercato e del costante impegno nel fornire soluzioni finanziarie innovative a supporto delle imprese italiane. La capacità di collaborare con attori regionali e investitori istituzionali continua ad essere una leva fondamentale per stimolare l’interesse delle imprese verso questi strumenti, ancor di più in questo momento di mercato dove ai minibond trovano applicazione criteri Esg che rendono gli stessi ancora più attraenti da un punto di vista del pricing e dell’uso dei proventi”.