venerdì 17 nov 2017
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Sattin: “Lavoriamo alla holding del design”

Sattin: “Lavoriamo alla holding del design”

T ra finanziamenti alternativi, fondi e minibond, il mondo della finanza si sta attivando in favore delle piccole e medie imprese, mettendo loro a disposizione maggiore liquidità. Tuttavia a volte i soldi sono «l’ultimo problema». Quello che serve realmente alle medie imprese e che la finanza dovrebbe aiutare l’imprenditore a fare, è «pensare in grande», e quindi «avere idee, una strategia» per crescere sul mercato. Per Fabio Sattin (nella foto), presidente e fondatore, assieme a Giovanni Campolo, di Private Equity Partners, il «private equity può dare molto alle medie imprese», soprattutto in termini di supporto culturale e di network. Con il suo nuovo progetto Italian Design Brands, realizzato assieme a Campolo, Paolo Colonna di Permira e una decina di altri investitori, Sattin intende replicare, nel settore dell’arredamento, quello che Lvmh o Kering hanno fatto per la moda. Un aggregatore di tante società italiane nel mondo del furniture, eccellenti e altamente internazionalizzate. La prima acquisizione, nel maggio scorso, è stata quella di Gervasoni, storico mobilificio di Udine guidato dai fratelli Giovanni e Michele Gervasoni. «Vogliamo essere una piattaforma invisibile, come Lvmh, che si occupa di tutte quelle questioni alle quali l’azienda non deve pensare, come le relazioni con le banche, le tematiche finanziarie, la gestione dei sistemi informativi e le piattaforme e-commerce, l’acquisto delle materie prime – spiega Sattin a Mag by legalcommunity.it – Da sole le aziende non possono gestire tutte queste cose se vogliono raggiungere determinati livelli».

Perché avete scelto il design, dottor Sattin?

Innanzitutto perché è un settore incredibilmente attivo. C’è un parallelismo con quello della moda di 10 anni fa, quando il mercato era spezzettato: il 70% era detenuto da aziende private, il 30% da gruppi. Oggi il furniture è esattamente così, con la differenza che qui c’è una predominanza totale e assoluta dell’Italia.

Non abbiamo concorrenti?

Chi detta la legge nel mondo dell’arredamento, in particolar modo del design di fascia alta, è il salone del mobile di Milano. Non esiste evento che può competere. È un discorso anche di know-how tecnico, l’Italia ha un contenuto artigianale e un gusto unici al mondo. La cosa bella è che non è autoreferenziale ma ci viene riconosciuto.

Ma siamo ancora troppo piccoli…

Esistono società piccolissime che all’estero sono delle superstar, esportano l’80-90% del loro fatturato. Alcune ad esempio vendono scrivanie da 40 mila euro, ma spesso sono piccole e con fatturati a volte inferiori a 10 milioni di euro e in Italia in pochissimi le conoscono. Sono delle vere “eccellenze” che però, a livello di brand, al contrario di quanto avviene nella moda, non riescono a reggersi da sole sul mercato.

Perché nessuno aveva mai pensato prima di creare questo polo aggregatore?

Non è così facile come sembra. Il problema riguarda le personalità coinvolte da mettere insieme, nel senso che è difficile far colloquiare imprenditori che fino a ieri si sono fatti la concorrenza. E parliamo di persone la cui azienda coincide spesso con la famiglia e con la loro stessa vita. Non tutti hanno questa propensione e questa voglia di aggregarsi.

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