Three Hills, il centauro del private capital
di valentina magri
Non tutti i fondi private equity acquisiscono quote di maggioranza delle aziende. Three Hills, fondo lanciato a Londra nel 2013 dall’italiano Mauro Moretti (in foto), si posiziona a metà strada tra il private equity e il private debt, costituendo una sorta di “centauro del private capital”.
«Ci posizioniamo come alternativa al private equity, dato che entriamo nel capitale delle imprese come partner di minoranza, lasciando l’imprenditore alla guida. Rispetto al private credit tradizionale, abbiamo un ruolo più attivo grazie anche ad un team di value creation interno che entra nei Cda delle partecipate. In virtù di questo posizionamento, uniamo il meglio di private equity e private debt. Inoltre, essendo un fondo internazionale, siamo in grado di supportare le partecipate nella realizzazione di deal cross-border», spiega Marco Anatriello, socio di Three Hills.
Il lancio della strategia di investimento risale al 2008, quando Moretti lasciò il suo ruolo in BC Partners, dove realizzava Lbo tradizionali, per approdare in Hutton Collins, fondo inglese che realizzava mezzanini per i fondi di private equity. Moretti lanciò sul mercato una soluzione di investimento diversa, destinata agli imprenditori che volevano raccogliere capitali senza vendere quote di maggioranza dell’azienda.
«Il primo investimento fu nella trentina Aquafil, che aveva bisogno di 50 milioni di euro. Creammo per l’azienda un finanziamento con ritorni minimi e partecipazione all’equity. La strategia andò molto bene, per cui nel 2013 decisi di lanciare un fondo focalizzato unicamente su questa strategia, guidando uno spin-off da Hutton Collins», racconta Moretti. Nel frattempo, a Londra era esploso il mercato degli strumenti ibridi e del private debt, agevolando la raccolta di Three Hills, che nel 2020 ha allargato capitale a nuovi partner come Anatriello, che ora guida con Moretti il comitato di investimento.
Three Hills investe con ticket da 20 a 300 milioni di euro, dal debito senior fino all’equity puro, secondo tre strategie di investimento. La strategia flagship è capital solution, che consiste nel fornire capitale flessibile e ibrido entrando con quote di minoranza e nel Cda a supporto degli imprenditori, lasciando loro la governance e la gestione aziendale. Three Hills vanta un network di origination molto ampio e anche proprietario. Sono emersi nel corso del tempo dei deal lower mid-mkt di taglia non coerente con la crescita della strategia capital solution. Il fondo ha deciso pertanto di avviare la strategia impact per aziende più piccole, attive nei verticali people, planet e progress, meno strutturate e su un sentiero di crescita, al fine di aiutarle a managerializzarsi, internazionalizzarsi e a condurre acquisizioni. Infine, la strategia credit opportunities è finalizzata a supportare con strumenti di credito gli imprenditori che non vogliono aprirsi a nuovi soci, ma necessitano esclusivamente di capitali. «In questo modo, copriamo tutto lo spettro della capital structure tranne il full buyout equity e il credito bancario. Riusciamo a fare i deal più grossi con il fondo capital solution e quelli più piccoli con il fondo impact», evidenzia Anatriello.
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