Turnaround tricolore, una nicchia da oltre 2 miliardi

Si sono presentati al mercato e alle banche come la soluzione industriale al problema dei crediti deteriorati, in quanto agiscono direttamente sull’impresa debitrice, cercando, almeno nelle intenzioni, di evitarne il fallimento e di limitare le perdite degli istituti.

Dopo un anno e mezzo, i quattro fondi di turnaround di origine o management italiani (Oxy Capital, Pillarstone, Idea ccr, QuattroR) hanno rilevato la gestione operativa di circa 20 imprese in difficoltà, per oltre 2 miliardi di valore del debito complessivo, alimentando questo mercato ognuno con una propria strategia. E instaurandosi come alternativa per le banche rispetto alla cessione o alla cartolarizzazione.

Tra npl (non performing loans), incagli e utp (unlikely to pay), quello del turnaround è un settore che ha grandi potenzialità, basti pensare che solo i crediti difficili delle aziende, stando a Unimpresa, valgono 140 miliardi. Anche se per il momento il settore resta ancora una nicchia in cui sono stati attivati in Italia di fatto solo quattro soggetti.

In generale, stando ai dati Aifi, nel 2016 il segmento del turnaround ha mantenuto un ruolo defilato rispetto al private capital in generale, con la realizzazione di soli 3 investimenti per 66 milioni di euro. Nei primi nove mesi del 2017 il turnaround ha realizzato tre deal, in linea con il primo semestre 2016, per 39 milioni di euro.

 

Grandi portafogli

I due player che hanno tracciato la rotta del mercato sono stati Pillarstone Italy e Oxy Capital. Il primo è stato avviato nel 2015 dall’unione tra il private equity Kkr, la società di consulenza Alvarez & Marsal e le banche Unicredit e Intesa Sanpaolo, le quali hanno trasferito portafogli di prestiti problematici per circa un miliardo. A queste si sono poi aggiunte Carige, Mps e Bper e oggi il gruppo conta otto società in portafoglio, un fatturato complessivo di 3,5 miliardi e meno di 2 miliardi di debiti aggregati.

Pillarstone Italy, che vede ai vertici il ceo John Davison e i partner Gaudenzio Bonaldo Gregori e Andrea Nappa, a differenza degli altri fondi non prevede la derecognition dei crediti per i bilanci delle banche, perché, spiega Nappa, «gli istituti finanziatori si riportano a casa, a fronte di ciascuna cessione di un credito, un titolo cartolarizzato relativo a quello stesso credito corporate, ma teoricamente meno rischioso dell’esposizione originaria in quanto nel frattempo siamo intervenuti sull’azienda debitrice».

Ai crediti conferiti dalle banche corrispondono cinque aziende, ora in portafoglio del gruppo, quali Burgo, Lediberg, Manucor, Alfa Park, e Cuki, alle quali si sono aggiunte tre società acquisite singolarmente. La prima è stata Sirti, società nel settore delle Tlc che era in mano per il 73,16% a un veicolo di private equity che raggruppava Clessidra e Bi-Invest, fondi di debito (fra cui Ver Capital e Emisys Capital) e alcuni soci industriali (come Techint), e il restante 26,84% da Banca Imi. L’operazione ha portato anche a una forte ristrutturazione del debito: da una parte una tranche di 285 milioni rilevata da Pillarstone tramite un proprio veicolo di cartolarizzazione e riscadenziata a 5 anni e dall’altra parte i 37 milioni dovuti agli istituti restanti (cioè Banco di Brescia, Cariparma, Mps, UniCredit, Bpm, Credito Bergamasco e Credito Valtellinese) oggetto di un nuovo accordo.

Successivamente ha acquisito la totalità di Premuda, operatore italiano del settore dei servizi di trasporto marittimo e nel noleggio di navi, investendo nell’azienda 50 milioni per l’implementazione del nuovo piano industriale e portando il patrimonio netto dell’azienda a 75 milioni. Pochi mesi dopo ha rilevato poi i crediti dalle banche quali Mps e Banco di Napoli per 560 milioni nei confronti di Rizzo Bottiglieri De Carlini Armatori (Rbd) su un’esposizione totale di 890 milioni e un passivo di oltre un miliardo, e di recente ha presentato agli azionisti e ai creditori un’offerta per tutti gli asset dell’azienda. Una delle caratteristiche più importanti dei fondi di turnaround è la capacità di ridurre le tempistiche: «Per poter essere efficace, la ristrutturazione deve essere fatta velocemente, se l’azienda non trova subito le risorse e le capacità gestionali rischia di perdere interesse sul mercato e capacità produttiva», spiega Nappa.

Così come Pillarstone, anche Idea Credit Recovery, lanciato nell’estate 2016 dal gruppo Dea Capital, ha inizialmente acquisito in gestione i crediti di sette banche, ossia Bnl – Bnp Paribas, Banca popolare di Milano, Biverbanca, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Unicredit – corrispondenti a otto aziende che il team guidato da Vincenzo Manganelli e Francesco Gori assieme con Massimo di Carlo, e Dante Roscini, hanno il compito di rilanciare.

Si tratta di Cartiere Pigna (carta), Sinterama (tessile), Targetti (illuminazione), Util Industries (parti e componenti metallici), tutte acquisite ufficialmente nel corso dell’anno dopo una negoziazione, e poi Clerprem (materie plastiche), Dynamic tecnologies (tubi), Prime Holding Tecnica (calzature), Scadolara (tubetti per la cosmesi).

La strategia di Dea, che sta per lanciare Idea Ccr 2 con una dozzina di aziende in portafoglio, prevede che in cambio dei crediti le banche ottengono quote del fondo stesso…

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Nella foto da sinistra: John Davison, Roberto Saviane, Stefano Visalli, Francesco Conte

Turnaround tricolore, una nicchia da oltre 2 miliardi

Noemi

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