Unicredit, dai soci un mandato a Vita per ripensare la governance

I conti trimestrali, chiusi con 406 milioni di utile, che segnano un -20% su un anno prima, il calo del titolo, che ha perso il 48% in sei mesi, facendo peggio dell’indice di Piazza Affari (-19%) e un livello di capitale (10,85%) considerato basso. Oltre che il rischio, troppo alto, assunto nell’operazione Banca Popolare di Vicenza, il cui fallimento è stato scongiurato dall’ingresso del fondo Atlante. 

I risultati di Unicredit lasciano insoddisfatti gli azionisti, tanto che si sarebbe tornato a parlare di un ricambio nella governance, in particolare delle posizioni di vertice, dalla presidenza ora affidata a Giuseppe Vita (nella foto), alla guida operativa dal 2010 nelle mani del ceo Federico Ghizzoni. Proprio a Vita, secondo quanto riporta Reuters, i soci avrebbero dato il mandato di esplorare le possibili soluzioni per migliorare la governance della banca.

Fra le altre cose, sul tavolo ci sarebbe anche la sostituzione del ceo Ghizzoni, che secondo molte fonti non arriverà alla scadenza del suo mandato nel 2017. Di certo il nuovo numero uno della banca si troverebbe di fronte alla necessità di una radicale riorganizzazione del gruppo, aumento di capitale compreso, ormai ritenuto inevitabile anche da numerosi analisti anche se smentito più volte da Ghizzoni.

Il mandato è arrivato al termine di una riunione che si è tenuta ieri 16 maggio alla quale hanno partecipato alcuni consiglieri e alcuni rappresentanti diretti e indiretti di azionisti (fra i quali i vice presidenti Vincenzo Calandra, Luca Cordero di Montezemolo, Fabrizio Palenzona, il consigliere eletto nella lista di minoranza Lucrezia Reichlin, l’ex presidente di Fondazione CariVerona, Paolo Biasi, il segretario generale di Fondazione CrTorino, Massimo Lapucci e l’ad di Carimonte, Domenico Trombone, più alcuni soci privati come Francesco Gaetano Caltagirone) che nel complesso raccolgono circa il 15% del capitale, oltre allo stesso Ghizzoni.

Una delle fonti riportate dall’agenzia indica “tempi brevi” per arrivare a una decisione e altre parlano di un’accelerazione in vista dell’estate. Le ipotesi sulla futura governance sono molteplici: per il ruolo di Ceo tornano i nomi di Andrea Orcel e Sergio Ermotti (Ubs ), Marco Morelli (BofA-Merrill ) e di Alberto Nagel Ceo di Mediobanca.

Per la presidenza invece potrebbe essere designata Reichlin, oggi consigliere indipendente, eletta un anno fa nella lista dei fondi che ottenne in assemblea il maggior numero di voti.

Da mesi si rincorrono le voci su una possibile sostituzione di Ghizzoni ma finora sembra essere mancato un accordo tra i soci sul nome del sostituto. E forse è per questo che nonostante i dubbi crescenti, il 9 febbraio scorso al termine della riunione sui conti 2015 il Cda aveva espresso piena fiducia al Ceo.  

I principali soci di UniCredit sono il fondo sovrano degli Emirati Aabar con il 5,039%, BlackRock con il 5,036% (ultimo aggiornamento Consob del 24 marzo), Fondazione Cariverona con il 3,46%, Central Bank of Libya con il 2,92%, Fondazione Crt con il 2,52%.

Unicredit, dai soci un mandato a Vita per ripensare la governance

Noemi

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