Venture capital italiano a quota 1,465 miliardi di euro investiti. Lo rileva uno studio di Growth Capital e Ita
Il venture capital italiano chiude i primi nove mesi del 2026 con 1,465 miliardi di euro investiti in startup, contro gli 855 milioni dello stesso periodo del 2025. Il dato emerge dall’Osservatorio trimestrale sul venture capital in Italia, realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance (Ita), e presentato oggi a Torino in occasione di Wave by Vento durante l’incontro “Where the money is going – The state of European VC – and why Italy matters now”, che ha visto confrontarsi Francesco Cerruti, Direttore Generale di Italian Tech Alliance, e Fabio Mondini De Focatiis, Founding Partner di Growth Capital.
I numeri del terzo trimestre 2026
Nel solo terzo trimestre 2026 sono stati chiusi 56 round per un totale di 641 milioni di euro investiti in startup italiane, con 2 mega round, 9 round di Serie A, 1 di Serie B, 3 di Serie C+ e 10 exit registrate. Il round più rilevante del trimestre per ammontare è stato il Serie D da 234 milioni di euro di Exein. Nello stesso periodo sono stati annunciati 4 nuovi fondi di venture capital, che hanno raccolto complessivamente 128 milioni di euro.
Guardando all’intero periodo gennaio-settembre, il capitale investito è salito a 1,465 miliardi di euro a fronte di un calo del numero di operazioni, passate da 306 a 210 round. La dimensione media dei round ha raggiunto livelli record, con un valore medio di 7 milioni di euro (contro 4,1 milioni nel 2025) e un valore mediano di 2 milioni (contro 1,1 milioni). Il capitale investito nei primi nove mesi dell’anno ha già superato l’intero dato del 2024 ed è sulla traiettoria per superare anche i risultati del 2025.
Il calo del numero di operazioni risulta concentrato nei round early stage: le operazioni pre-seed e seed diminuiscono del 37% rispetto al 2025, passando da 183 a 116, mentre i round di serie B+ sono raddoppiati, raggiungendo quota 18 e rappresentando il 44% del capitale totale investito, pari a 648 milioni di euro.
Dal punto di vista settoriale, un’operazione su quattro nei primi nove mesi del 2026 ha coinvolto aziende Software, che si confermano il comparto più attivo e, insieme a Life Sciences e Smart City, rappresentano il 53% di tutte le operazioni. Il Software guida anche la classifica per capitale investito con 512 milioni di euro, pari al 35% del totale, seguito da Life Sciences (246 milioni), Smart City (209 milioni) e FinTech (195 milioni); nel complesso i primi quattro settori rappresentano il 79% del capitale investito nel periodo.
Dal 2020 gli investimenti nelle startup italiane sono cresciuti di 3,2 volte, segnando la crescita più rapida in Europa, con un incremento pari a 2,5 volte la media europea.
Tra le prime cinque operazioni dei primi nove mesi del 2026 spicca Exein con 234 milioni di euro in un round di Serie D, seguita da un round confidential da 108 milioni di euro di Serie C e da Rent2Cash con 100 milioni di euro in Serie A. Al quarto posto si colloca Newcleo con 75 milioni di euro, relativi alla terza tranche del round di Serie A, mentre al quinto posto figura WeRoad con 49 milioni di euro in Serie C.
Il commento
“I dati dei primi nove mesi del 2026 restituiscono la fotografia di un ecosistema italiano dell’innovazione in buona salute e maturo. Quest’anno si è in particolare caratterizzato per l’emersione di quelle storie di successo tanto invocate in passato e che possono fungere da fonte di ispirazione e soprattutto essere la chiave di volta per cambiare l’approccio di investitori istituzionali e decision makers. Infatti, proprio la mancanza di passi avanti di policy è stata il tallone d’Achille del 2026: sono molti i percorsi normativi aperti- sia a livello italiano sia europeo- che ancora non hanno prodotto risultati concreti, e ciò ha un impatto negativo sia direttamente sia in termini di affidabilità del Sistema Paese. Seppure l’inclinazione del piano dell’innovazione sia decisamente positiva, senza un reale impegno da parte delle istituzioni politiche continuerà a mancare una gamba fondamentale”, sottolinea Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance.