Venture debt europeo, con un occhio all’Italia

di valentina magri

«In Italia manca ancora un ecosistema di venture debt che sostenga le startup, inteso come cultura ma anche come competenze necessarie. Non esiste un insieme strutturato di professionisti, advisor, avvocati e operatori specializzati in ambito venture debt, anche se la situazione è migliorata rispetto a 20 anni fa. Il venture debt (una forma di capitale non diluitivo che si affianca al venture capital, n.d.r.) non è percepito come un asset in Italia, ma è ancora agli albori. Tuttavia, il nostro paese ha fatto dei grandi passi avanti sia per il venture capital che per il venture debt, essendo entrambi più integrati con quelli europei. Resta il fatto che non possono ancora nascere fondi di venture debt che investono nei singoli paesi europei. Ad oggi, esistono piccoli fondi di venture debt in Gran Bretagna e uno piccolo in Spagna, con quest’ultimo che sopporta  perdite superiori alla media del settore, dato il loro posizionamento sul very early stage, ribilanciato dalle garanzie ricevute da parte delle istituzioni europee. Inoltre, in Italia abbiamo anche un problema insormontabile legato al contesto regolamentare   che non tiene in considerazione il rischio sottostante al finanziamento. Avendo mercati troppo piccoli nei singoli Stati membri, l’unica soluzione è lanciare fondi di private debt paneuropei, come Atempo Growth», spiega il suo cofondatore Luca Colciago (in foto) ai microfoni di Mag.

Atempo Growth è una piattaforma pan-europea specializzata in venture debt, un segmento ancora relativamente poco sviluppato in Europa ma sempre più centrale nell’ecosistema del finanziamento alle imprese tecnologiche. La società è stata fondata nel 2021 da Colciago insieme a Jack Diamond Matteo Avramov Giulivi con un obiettivo ben preciso: affermarsi come uno dei principali operatori europei nel growth lending dedicato alle scale-up tecnologiche.

«Abbiamo fondato la società a Londra perché io e gli altri cofondatori eravamo lì e perché all’epoca il venture debt esisteva già come asset class in Gran Bretagna. Io avevo già esperienza nel venture debt e ho conosciuto gli altri due cofondatori mentre lavoravo per Kreos Kapital (oggi parte di BlackRock). Avevamo intuito che ci sarebbe stato un gap per i finanziamenti delle società europee per i prestiti di 7-15 milioni di euro post Covid e così abbiamo deciso di aprire la nostra società di venture debt. Inoltre, giocava a nostro favore il fatto che il mercato europeo del venture debt presenta delle importanti barriere all’entrata tra cui la non omogeneità regolatoria e culturale dei 27 stati membri dell’ Ue e la predilezione da parte degli investitori Usa, di  grandi transazioni  tra i 50 e 100 milioni di euro. Il venture debt è un mercato difficile, con pochi attori internazionali, per cui abbiamo visto e colto un’opportunità, diventando il secondo maggior fondo in Europa del settore, dopo quello di Blackrock», sottolinea il cofondatore di Atempo Growth.

Che guarda le società nella loro interezza, comprese le loro sedi in altri paesi e finanziando piccoli importi, al contrario delle banche, che si concentrano su un solo paese e tralasciano le operazioni cross-border. I ticket di investimento sono di 3-35 milioni di euro, perché al di sotto di questa soglia non vale la pena sostenere i relativi costi.

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valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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