Willis Tower Watson, M&A: 2018 anno peggiore dall’inizio della crisi

Il 2018 è stato un anno da bollino nero per il mercato globale di Merger and Acquisitions (m&a). Secondo i dati raccolti da Thomson Reuters e pubblicati da Willis Tower Watson nel Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM), lo scorso anno le operazioni di fusione e acquisizione con valore minimo di 100 milioni di dollari hanno registrato la peggiore performance dal 2008, l’anno di inizio della crisi. Comparando le transazioni con l’indice di MSCI World Index, la società di consulenza e brokeraggio ha evidenziato che gli acquirenti hanno vissuto una performance inferiore all’indice del 3%.

Situazione ancora peggiore per quanto riguarda i grandi accordi: le operazioni che superano i 10 miliardi di dollari, nel 2018 sono state 17 e la loro performance è stata inferiore alla media di mercato del 14,5%.

I mercati europei, in un quadro globale piuttosto preoccupante, sono quelli che hanno ottenuto i risultati migliori: gli acquirenti del vecchio continente sono stati gli unici a superare l’indice regionale MSCI del 5,9%. Maglia nera invece per i compratori asiatici, particolare quelli del mercato cinese: -17,1% sull’indice regionale. Male anche gli Stati Uniti, che si fermano a operazioni valutate al di sotto dell’indice MSCI del 3,8%.

Motivi politici, motivi economici…

L’anno peggiore dal 2008, quindi, un dato che fa pensare che la crisi economica sia tutt’altro che superata. Ma perché questa contrazione del mercato delle fusioni e acquisizioni? Alcune ragioni, come spesso accade, sono prettamente politiche: l’incertezza negli equilibri governativi mondiali, la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il protezionismo – tornato alla ribalta soprattutto negli States –, e la Brexit, di cui sono ancora incerte modalità e condizioni fino a metterne in dubbio la stessa attuazione.

Queste le motivazioni politiche, ma c’è di più: da una parte il rialzo dei tassi d’interesse applicato in questi anni in maniera sistematica dalla Federal Reserve, la banca centrale americana, ha contribuito a comprimere il mercato delle grandi operazioni internazionali; dall’altra le valutazioni degli M&A sono state in questi anni “eccessivamente elevate”, lo ha spiegato Andrea Scaffidi, senior consultant e head of retirement for Italy di Willis Tower Watson, che, alla luce di questa situazione globale che ha portato secondo lui “chiari segnali d’allarme del 2018”, ha parlato di “impatto comprensibile sui risultati delle operazioni”.

La tendenza a chiudersi nel protezionismo, praticata in questi anni dal presidente americano Donald Trump a colpi di dazi commerciali e restrizione delle importazioni, preoccupa gli analisti, soprattutto per quanto riguarda la diffidenza di alcuni governi nei confronti delle operazioni di M&A e, più in generale, dei flussi commerciali internazionali. Le spinte protezionistiche, che emergono anche a causa dell’ondata populista che sta colpendo recentemente l’opinione pubblica, potrebbero portare a una ulteriore diminuzione delle transazioni internazionali nel prossimo anno.

Previsioni 2019: si può solo migliorare

La consolazione, in un quadro desolante per i volumi delle grandi economie mondiali, arriva dalle previsioni per il 2019. Potrebbero proprio essere il rallentamento dei mercati emergenti e il record delle riserve di liquidità, due segnali non proprio positivi sul piano economico, a spingere le aziende nel mondo delle m&a.

Dal 2019 gli analisti si aspettano maggiore chiarezza nelle politiche comunitarie e internazionali: arriveranno, con ogni probabilità, indicazioni più precise sul percorso verso la Brexit e dal governo degli Stati Uniti emergerà un quadro più definito per quanto riguarda le strategie commerciali. Due aspetti che potrebbero stimolare gli investitori a compiere nuove operazioni.

Gli Stati Uniti, che hanno un mercato interno tradizionalmente solido, non vedranno, con ogni probabilità, una grande variazione nei volumi d’affari per l’anno in corso, soprattutto perché gli investitori sono più propensi a concentrarsi su obiettivi nazionali.

In Cina, invece, la situazione potrà peggiorare ancora, anche alla luce dei dati fortemente negativi del 2018, e rischia di trascinarsi dietro le altre economie asiatiche.

In Gran Bretagna, nonostante sia uno dei Paesi più attrattivi per il mercato di fusioni e acquisizioni, gli investimenti in M&A caleranno anche quest’anno. Il motivo, prevedibile, è ancora una volta l’uscita dall’Unione europea, prevista – anche se dopo la bocciatura dell’accordo promosso dalla premier Theresa May la partita è ancora tutta da giocare – il 30 marzo 2019.

Willis Tower Watson, M&A: 2018 anno peggiore dall’inizio della crisi

Noemi

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