giovedì 24 gen 2019
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Il 25% degli italiani usa un servizio fintech. Ma la fiducia nelle banche resta

Il 25% degli italiani usa un servizio fintech. Ma la fiducia nelle banche resta

Aumenta l’utilizzo di servizi fintech & insurtech in Italia. Stando a un indagine condotta dall’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano con Nielsen Italia, sono ormai 11 milioni gli utenti che hanno usato almeno un nuovo strumento, cioè il 25% della popolazione italiana fra i 18 e i 74 anni, in forte crescita rispetto a quanto registrato un anno fa (+54%), quando la percentuale si attestava sul 16%.

Gli utenti internet utilizzano principalmente mobile payment (16%), servizi per gestire il proprio budget personale o familiare (15%) o per trasferimenti istantanei di denaro tra privati (12%). Tutti i servizi sono molto apprezzati, fra i quali ad esempio la possibilità di gestire i sinistri da smartphone (voto medio 9,6 su 10), l’attivazione di assicurazione istantanee (8,9) e l’accesso a un finanziamento da smartphone o pc (8,9).

Oltre metà delle pmi italiane (il 55%) interagisce già con gli istituti finanziari tramite una app per smartphone, il 92% lo fa tramite pc. Le Pmi acquistano però coperture assicurative ancora prevalentemente con modalità tradizionali: solo il 15% delle pmi ha comprato una copertura online in totale autonomia, ma l’80% potrebbe già gestire tutti i servizi assicurativi di base con sistemi digitali.

I metodi di finanziamento alternativi sono ancora poco conosciuti: i Minibond sono noti solamente al 33% del campione, il P2P lending al 24%, il Crowdfunding al 20% e le soluzioni di Supply Chain Finance al 12%. Molto limitato anche il loro impiego, con solo il 5% del campione che ha impiegato almeno uno di questi servizi. La principale difficoltà registrata dalle piccole e medie imprese è l’accesso alle informazioni e alla consulenza, indicata dal 36% delle aziende intervistate, mentre la maggioranza non riscontra problematiche nell’accesso ai finanziamenti (non critico per il 92% delle imprese), nei ritardi nei pagamenti (90%), nell’accesso ai mercati internazionali (89%) e nelle previsioni finanziarie ed economiche (86%).

Sul fronte dei finanziamenti, nel 2018 si contano 1.210 startup del settore a livello globale con almeno 1 milione di dollari di finanziamento, in forte aumento (+66%) rispetto a due anni fa, capaci di raccogliere 43,7 miliardi di dollari, contro i 25,7 del 2017 (+70%), e con le startup cinesi, indiane e australiane che crescono rispettivamente del 233%, del 184% e del 227% nella raccolta di investimenti (contro un -11% delle statunitensi). Un numero importante e sempre maggiore di startup (24%) ha come obiettivo la collaborazione con banche e assicurazioni, le quali, rileva lo studio, hanno compreso l’importanza delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger: 275 servizi basati su queste tecnologie (di cui 40% annunci) sono stati promossi da istituti finanziari nel mondo negli ultimi tre anni (leggi l’articolo sul tema fintech e banche).

C’è da dire però che gli italiani continuano a nutrire fiducia negli istituti finanziari, che raccolgono le preferenze del 73% degli utenti per i finanziamenti e del 65% per la gestione del risparmio. Una fiducia destinata a durare, come evidenzia il 73% che ha intenzione di affidarsi per un finanziamento agli istituti finanziari anche in futuro, in aumento rispetto alle altre categorie (produttori di Smartphone e Tablet, siti di eCommerce, OTT, catene di supermercati, operatori di telefonia, associazioni di categoria, startup) che mostrano fiducia stabile o in calo. I giovani sono meno affezionati della media agli istituti finanziari (il 65% si affiderebbe a loro in futuro) e più interessati alle assicurazioni (25%, contro l’11% del campione complessivo).

“Il digitale sta rivoluzionando l’ecosistema finanziario italiano, favorendo la nascita di attori innovativi, facendo emergere nuove esigenze della clientela e nuove forme di relazione tra utenti, imprese, istituti finanziari e assicurativi – afferma Marco Giorgino, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech -. Resta la fiducia negli attori tradizionali con tuttavia una differenza generazionale: nel caso dei giovani di età compresa tra 16 e 24 anni le preferenze sono il 53% e il 52% mentre il 67% e 59% nel caso degli over 55. Ma cresce il numero di coloro che hanno provato almeno un servizio Fintech o Insurtech e, soprattutto fra i più giovani, di coloro che si affidano anche ad altri attori oltre a banche e assicurazioni”.

Nel settore Finance si amplia la competizione tra istituti finanziari, bancari e assicurativi con startup, attori corporate, digital, tecnologici e di telecomunicazioni, autorità di regolamentazione e più in generale nuovi potenziali entranti: nel 2018 sono nate nuove collaborazioni mentre gli attori “non tradizionali” stanno iniziando a riscuotere consenso tra gli italiani. Per questo l’Osservatorio Fintech & Insurtech ha proposto e avviato l’Open Finance Journey: un percorso per stimolare, incoraggiare e supportare le pratiche con cui le aziende del mondo finanziario, bancario e assicurativo possono abbracciare l’innovazione digitale.

 

 Le startup
Sono 1.210 le startup Fintech & Insurtech censite dall’Osservatorio nate dopo il 2013 e che hanno ricevuto almeno un milione di dollari di finanziamenti nel periodo 2016-2018, per un totale di 43,7 miliardi di dollari raccolti. Rispetto alla rilevazione del 2016, la crescita è notevole sia numericamente (+66%) che per investimenti generati (+70%). Gli Stati Uniti sono a l’area che raccoglie più investimenti (13,9 miliardi di dollari), seguiti dalla Cina con 13,4 miliardi di finanziamenti, sede di quattro delle prime cinque startup al mondo per finanziamenti ricevuti e con il tasso di crescita più elevato (+233%). Gli altri Paesi le cui startup hanno superato il miliardo di dollari di finanziamento sono Regno Unito, con 5,1 miliardi (+163% rispetto a quanto registrato due anni fa), Australia e India, con 1,2 miliardi ciascuna (rispettivamente +227% e +184%). L’Italia è lontana da queste realtà, ma in crescita: otto startup hanno superato la soglia del milione di dollari di finanziamenti ricevuti, per 44 milioni di dollari complessivi (contro i 20 del censimento precedente).

Oltre metà delle startup (51%) offre servizi di banking, una su quattro (23%) di investment service, il 17% si divide fra soluzioni di marketing, big data, security e altri, il 9% propone servizi assicurativi. Quest’ultima categoria, denominata solitamente Insurtech, comprende 107 startup e mostra il tasso di crescita più elevato (+174%). Il 72% dei finanziamenti ricevuti va ai servizi bancari, in particolare startup di lending & financing, di payment e bank account. Il 24% delle nuove imprese adotta un modello di business collaborativo che mira ad aiutare le banche nella trasformazione digitale o vede gli attori tradizionali come intermediari attraverso cui offrire i propri servizi (8%). La maggior parte delle startup, però, punta a sostituirsi a banche e assicurazioni, ponendosi come concorrente su un numero ristretto di servizi (70%) o addirittura offrendo un pacchetto completo di servizi bancari e assicurativi (6%).

Sono invece 147 le piattaforme di Robo Advisor censite dall’Osservatorio a livello mondiale, sia di startup che dei principali operatori di asset e wealth management, attori che offrono una soluzione digitale per servire un nuovo segmento di clientela, offrire nuovi prodotti, diversificare il canale commerciale oppure per recuperare marginalità, potendo efficientare processi a minor valore aggiunto.

La Blockchain
Le banche e gli attori finanziari hanno ormai compreso l’importanza delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger: sono 275 i servizi basati su queste tecnologie censiti dall’Osservatorio (di cui 167 progetti e 108 annunci) promossi da istituti finanziari nel mondo negli ultimi 3 anni. Le principali applicazioni delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger riguardano la gestione dei pagamenti (41%), del mercato dei capitali (27%) e dei dati e dei documenti finanziari (10%). Seguono soluzioni di supporto al Supply Chain Finance (8%), per la gestione dell’identificazione dei clienti (7%), della tracciabilità degli assegni (5%) e delle votazioni da remoto nelle assemblee degli azionisti (2%).

“Il mercato è più maturo e consapevole, con un maggior numero e qualità dei progetti – analizza Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distribuited Ledger -. Anche gli istituti finanziari e le compagnie assicurative italiane stanno iniziando a investire nelle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, sia partecipando a soluzioni di sistema, che con progettualità individuali. Esistono ancora attori ‘scettici’ sui vantaggi, ma sono meno numerosi dei ‘pragmatici’ che investono nelle aree già riconosciute a maggiore opportunità e dei ‘leader’ che aumentano costantemente gli sforzi e gli investimenti per approfittare dei benefici della Blockchain”.

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