L’anima di Kyip Capital: Esg, digitalizzazione e value creation

di letizia ceriani

Fondata nel 2020, Kyip Capital è una società di gestione indipendente attiva nel lower-mid market italiano, nata con l’obiettivo di accompagnare le piccole e medie imprese nella trasformazione digitale attraverso l’efficientamento strategico e il consolidamento sul mercato. Una visione che, in qualche modo, ha anticipato i trend che oggi guidano una parte significativa degli investimenti più dinamici nel Paese. «In questi anni la squadra è triplicata: siamo persone estremamente dedicate e il mercato ci riconosce la capacità di coniugare innovazione, tecnologia e sostenibilità», racconta a MAG Gianluca Losi (in foto), amministratore delegato e founding partner di Kyip Capital, con oltre vent’anni di esperienza nel private equity e una solida dimestichezza nel settore dei servizi b2b.

Con 190 milioni di asset in gestione, la società opera attraverso due veicoli di investimento. Il primo, Kyip Investment Fund, lanciato nel 2021, è dedicato alle operazioni di growth buy-out e investe in pmi ad alto potenziale nei settori b2b digitali, tech ed education: conta attualmente cinque partecipate — Datlas Group, Plena Education, Volta Institute, Errevi System ed Etjca Group. Il secondo, Kyip Impact Mission Fund, lanciato nel 2024, è invece dedicato alla strategia “Impact” con focus sull’healthcare, e punta a implementare modelli scalabili capaci di generare un impatto positivo e misurabile.

Le società in portafoglio, spiega Losi in questa intervista a MAG, sono accomunate dalla volontà di crescere orientandosi alla creazione di valore nel lungo termine. «La nostra unicità è avere un framework proprietario di creazione di valore — che chiamiamo core digital and culture — capace di unire visione strategica e presidio operativo. I criteri ESG non sono un elemento accessorio, ma un pilastro strutturale della creazione di valore, integrati nel nostro piano accanto alle leve tradizionali di creazione di valore del private equity. Un modello che non nasce come strumento di mitigazione del rischio, ma come vero driver di trasformazione culturale».

Quale spazio si è ritagliata Kyip Capital nel mondo degli investimenti?

La nostra piattaforma è specializzata in operazioni di growth buy-out e agisce da catalizzatore per le pmi — il nostro mercato naturale — con aziende che fatturano dai 10 ai 50 milioni. Operiamo attraverso due strategie distinte ma complementari. La prima è incentrata sulla digital transition e si concentra esclusivamente su operazioni di maggioranza nei servizi digitali b2b, tech-enabled ed education. La seconda, classificata articolo 9 ai sensi della SFDR e di più recente raccolta, targhetta invece operazioni di minoranza e preferred equity in ambito salute e benessere. Attraverso questi due pilastri, presidiamo settori che poggiano su trend secolari e fondamentali, e che stanno attraversando una fase particolarmente interessante. Oggi siamo una quindicina di persone e il mercato ci riconosce la capacità di coniugare innovazione, tecnologia e sostenibilità nel lower mid market italiano.

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valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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