domenica 16 dic 2018
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Asset alternativi, Assoprevidenza punta su Rsa e infrastrutture sociali

Asset alternativi, Assoprevidenza punta su Rsa e infrastrutture sociali

La risposta degli investitori istituzionali alla richiesta, da più parti, di investire nell’economia reale ha un nome ben preciso: infrastruttura sociale.
È in questa asset class, che comprende oltre a ponti, strade e reti anche strutture sanitarie per anziani e studentati, che l’associazione dei fondi previdenziali, Assoprevidenza, come illustrato dal presidente Sergio Corbello (nella foto) in un incontro con la stampa nella sede dello studio Elr Lex.

“Le infrastrutture sociali hanno caratteristiche interessanti che si sposano con le esigenze degli investitori professionali, cioè il basso rischio e una continuità di rendimento, con la mission degli enti di previdenza”, ha evidenziato Corbello, che ha specificato che nel dettaglio l’interesse è rivolto in particolare alle Rsa.

Investire in questa asset class rappresenta per il portavoce dell’associazione “un’operazione win win per tutti, per gli investitori, perché l’investimento è relativamente semplice da realizzare in termini di due diligence, è a basso rischio, in continuità e con rendimenti lineari”. Parliamo, in soldoni, di rendimenti lordi che per Oronzo Perrini, direttore generale di Ream SGR e promotore del fondo dedicato alle strutture sanitarie Geras, “sono compresi tra il 6% e il 6,8% lordi del valore dell’investimento immobiliare” e negli ultimi due anni “sono cresciuti”. Nel caso di Geras il rendimento obiettivo a vita intera del fondo è intorno al 7,5% compresa la leva e del 6,3% annuo con cedola semestrale.

Nel dettaglio del fondo Geras, il veicolo, lanciato a marzo 2017, investe in strutture già esistenti e sul mercato e dallo scorso anno ha raccolto 102 milioni di euro e prevede una leva per massimo il 53% del totale. La durata è di 12 mesi ma “stiamo lavorando per nuovi veicoli per ampliare la durata a 15-18 mesi, periodo pari o inferiore ai contratti di locazione in modo da “avere dei flussi di reddito anche a chiusura di fondo”. Il team ha investito finora in cinque strutture, per 96,6 milioni, mentre sta perfezionando l’acquisizione di altre tre strutture per 35 milioni. “Siamo analizzando anche ulteriori strutture potenzialmente acquisibili per oltre 70 milioni” ha detto Perrini mentre è avviata la raccolta del fondo Geras 2 con obiettivo 70 milioni su una raccolta attuale di 40 milioni.

Al momento ha osservato Corbello “il nostro obiettivo in questa fase è fare massa e, come associazione, di sensibilizzare i vari operatori verso questa asset class” tuttavia è difficile dire quante risorse si smobilizzeranno, vediamo però un’attenzione crescente”. Corbello però tiene a precisare che questo “non significa trascurare gli altri comparti della cosiddetta economia reale” come ad esempio “le energie alternative”. “Oggi la tematica dell’investimento in economia reale è diventata quasi un tormentone – ha osservato – tuttavia non dobbiamo dimenticarci una premessa importante, cioè che ogni investimento deve essere correlato alle scelte di asset allocation di ogni fondo, quindi una precisa e attenta valutazione rischio-rendimento, la possibilità di svolgere una due diligence appropriata  e una continuità di rendimento e non si può prescindere da questo”. Per Corbello inoltre già alcune categorie di investitori professionali hanno avuto qualche esperienze di questo tipo ad esempio nel private equity, nelle infrastrutture e nelle energie alternative (meno il credit fund, comparto che Corbello considera “un tema complesso e ancora poco sviluppato nel nostro Paese”). Certo, si tratta ancora di spiccioli rispetto alla quantità di risorse disponibili per la categoria  – alla fine del 2015 solo quelle che fanno capo alle 469 forme pensionistiche complementari presenti in Italia erano pari a 216 miliardi di euro (dati di Itinerari Previdenziali) – ma il presidente è fiducioso che anche poco possa “aprire la strada a questi nuovi investimenti”. Gli investitori, dunque, non si pongono limiti. “L’unica cosa che non vogliamo è avere vincoli di portafoglio di alcun tipo”, ha ribadito.

Tornando agli investimenti in infrastrutture, quello delle residenze per anziani è poi  un settore in forte crescita. “L’Italia è il paese più anziano d’Europa e le attuali RSA registrano un tasso di occupazione del 100%, con la domanda che supera l’offerta”, ha aggiunto Corbello. In Italia il Censis stima la presenza di circa 4,1 milioni di cittadini non autosufficienti, di cui circa 3,5 milioni di anziani. Il peso dei soggetti ultra 85enni sulla popolazione complessiva passerà da circa il 3% attuale al 5,1% nel 2034m con il numero di anziani che nei prossimi 20 anni crescerà del 129%. In questo contesto, l’attuale disponibilità di posti letto si attesta a 340mila, cioè un letto ogni 11 persone, delle quali il 18% è privato, il 47% pubblico e il resto è in mano a no profit.

Sarà forse anche per queste premesse che l’idea di focalizzarsi su questo comparto, ha aggiunto Corbello, ha trovato un “consenso trasversale” tra tutti gli investitori professionali oltre agli enti previdenziali. “Abbiamo avviato collaborazioni con casse professionali, come ad esempio la Cassa Forense, con assicurazioni, fra cui Cattolica che sta lavorando a un progetto in questa direzione, e le fondazioni bancarie, che come gli altri investitori hanno il problema di trovare investimenti con ritorni reddituali per realizzare i loro progetti”, ha spiegato il presidente. Quanto ai fondi pensione, fra gli interessati ci sono il fondo di Intesa Sanpaolo, che ha già avviato un fondo dedicato, e quello di Mps. “Siamo anche stati contattati dal fondo pensione della Città del Vaticano che è stato fra i primi a intervenire in questa materia” e con “fondi stranieri, dagli Usa, Olanda e Nord Europa, molto interessati alle infrastrutture italiane”. Un interesse che “adesso si è raffreddato per via della situazione politica ma c’è ed è forte”.

 

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