Boom di co-investimenti nel private equity. Lo certifica Houlihan Lokey
Gli investitori si aspettano che co-investimenti e investimenti diretti diventino la principale fonte di capitale per il private equity entro un quinquennio, superando i fondi primari: il 43% degli intervistati indica i co-investimenti e il 21% gli investimenti diretti come prima fonte di raccolta tra cinque anni, contro il 20% che continua a puntare sui fondi primari tradizionali. Secondo i dati raccolti, il 79% degli investitori prevede che i volumi combinati delle due strategie raggiungeranno un nuovo record nel 2026, dopo un’attività complessiva stimata da Houlihan Lokey in 215 miliardi di dollari nel 2025 (161 miliardi per i co-investimenti e 54 miliardi per gli investimenti diretti).
Lo certifica il nuovo studio “LP Compass“, stilato da Houlihan Lokey. La ricerca, condotta tra il 16 giugno e l’11 agosto 2026, ha raccolto le opinioni di 56 investitori attivi in questi segmenti, con esposizioni su società e asset in tutte le principali aree geografiche.
I risultati principali dell’indagine
Sul fronte dei rendimenti, il 59% degli intervistati ritiene che gli investimenti diretti offrano i risultati più elevati tra le principali forme di investimento in private equity, mentre il 38% indica i co-investimenti; nessun investitore ha citato i secondari GP-led o gli investimenti in fondi primari come le strategie con migliori risultati sebbene queste continuino a essere considerate rilevanti per la diversificazione e la riduzione del rischio.
Lo studio evidenzia un processo di istituzionalizzazione delle due strategie: un investitore su tre gestisce oggi asset per oltre 20 miliardi di dollari e uno su cinque supera i 50 miliardi di dollari. I family office, storicamente predominanti in questo segmento, oggi competono con un numero crescente di asset manager, banche, fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani, che rappresentano insieme circa metà del mercato.
Dal punto di vista geografico, il mercato resta concentrato in Nord America ed Europa, che assieme rappresentano circa l’89% degli investimenti in co-investimenti e investimenti diretti (rispettivamente il 75% e il 14%), mentre il restante 11% si distribuisce tra Canada, Medio Oriente e Africa, Asia-Pacifico e America Latina. Per i prossimi 12 mesi, il 98% degli investitori indica gli Stati Uniti come area geografica preferita, poco più della metà l’Europa e quasi un terzo il Canada, segnalando un potenziale di espansione ancora inespresso in altre regioni.
Il rapporto segnala anche un cambiamento nella struttura economica dei co-investimenti, storicamente offerti senza commissioni né carried interest nei primi anni 2010: oggi solo il 41% degli investitori richiede operazioni prive di commissioni e appena il 27% richiede l’assenza di carried interest. Sul fronte dell’allineamento degli interessi tra investitore, gestore e società, il 46% degli intervistati considera gli investimenti diretti la formula più efficace, seguiti dai co-investimenti (39%), mentre i secondari GP-led vengono citati dal 9% degli investitori.
Il commento di Houlihan Lokey
Matt Swain (in foto), managing director e global co-head of equity capital solutions di Houlihan Lokey, ha commentato: “Un fattore importante alla base delle aspettative di rendimenti più elevati per questi investimenti è la possibilità di analizzare asset identificabili e modellare con precisione i potenziali rendimenti attraverso molteplici scenari. Questo è impossibile con un fondo tradizionale blind pool. I fondi tradizionali offrono tuttavia vantaggi fondamentali, in particolare un’ampia diversificazione e una riduzione del rischio. Il fatto che i co-investimenti e gli investimenti diretti offrano un allineamento degli interessi economici ancora maggiore rispetto alle forme più tradizionali di private equity deriva dal fatto che, in media, co-investimenti e investimenti diretti concentrano una quota maggiore del capitale di tutti gli investitori in singoli asset, aumentando l’esposizione al rischio per tutti. Questo spiega la crescita di altre forme di investimento in asset identificabili nel private equity, in particolare la continua espansione dei GP-led nel mercato secondario. Il crescente interesse degli investitori per gli investimenti in asset identificabili di ogni tipo, sia nel mercato primario sia in quello secondario, spiega uno dei risultati più sorprendenti dell’indagine: la netta maggioranza degli investitori è disposta a pagare commissioni annuali e carried interest per i co-investimenti. Non era così cinque, e nemmeno tre, anni fa. Queste nuove tendenze d’investimento – co-investimenti e investimenti diretti – hanno ancora molta strada da percorrere. Esiste un’enorme opportunità per promuovere ulteriormente gli investimenti in co-investimenti e investimenti diretti sia negli Stati Uniti (il principale mercato del private equity) sia al di fuori degli Stati Uniti.”