Corporate finance, Falchetti (Intesa): “Il Covid ha accelerato i trend delle pmi”

Piccole e medie imprese e Covid-19. La sfida è impari, per le nostre eccellenze aziendali, che si sono trovate a dover affrontare una crisi inedita, di natura industriale e che ha toccato profondamente i consumi. Cerved, in un report del luglio scorso, la mette giù pesante e calcola che le pmi italiane contrarranno il fatturato del 12,8% nel 2020, con un rimbalzo nel 2021 dell’11,2%, insufficiente per ritornare ai livelli del 2019. Nel complesso, questo si tradurrà in una perdita di 227 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21. In caso di nuove ondate del Covid-19, il calo dei ricavi è stimato a -18,1% per l’anno in corso (+16,5% nel 2021), con minori ricavi che sfioreranno i 300 miliardi di euro per le pmi analizzate nel biennio di previsione.

Per evitare un disastro, il mondo della finanza si è attivato nella prima parte dell’anno per fornire la liquidità necessaria all’attività ordinaria, ma cos’altro può fare ora? Ne abbiamo parlato con Andrea Falchetti (nella foto), responsabile del Corporate finance Mid-Cap della divisione Imi corporate & investment banking di Intesa Sanpaolo.

Falchetti, le piccole e medie imprese italiane come stanno affrontando il post-Covid? Come si inserisce in questo contesto la finanza corporate?
Con riferimento alla tensione finanziaria connessa al Covid-19, la finanza corporate interviene con modalità diverse a seconda della struttura del capitale e del settore di interesse. Al di là di interventi più di tipo “commerciale” sul circolante o linee di breve, piuttosto che interventi garantiti Sace, parte della finanza corporate guarda a una riorganizzazione del debito che permetta di affrontare questi momenti con più elasticità, allungando la duration del medio lungo termine e riducendo il numero di controparti bancarie con lo scopo di inserire covenants che siano più consoni alle problematiche attuali.

Quale tipo di supporto chiedono maggiormente ovvero a quali operazioni guardano con più interesse (consolidamento, apertura del capitale ecc)?
Il Covid ha da un lato accelerato i trend industriali, ossia il consolidamento in particolari settori come quello ad es. automotive, dall’altro ha anche alimentato processi decisionali spesso di tipo familiare, su ricambio generazionale o apertura del capitale, per il rafforzamento o il disimpegno dalla propria azienda. Quindi abbiamo aziende di maggiori dimensioni o semplicemente in crescita ed equilibrio finanziario che ci chiedono un servizio di advisory per accedere a debito o equity per supportare la loro crescita per linee esterne. Di converso, laddove si sia deciso di uscire dal business o trovare un partner finanziario o industriale, gli imprenditori si rivolgono a noi per gestire questa decisione nel modo più efficace possibile.

In che direzione stanno andando i mercati Equity capital markets e M&A delle pmi? Quali trend osservate?
Vediamo un rinnovato interesse verso le quotazioni, in parte per gli aumenti di capitale, parlando di società quotate. C’è anche interesse verso l’m&a, sia in acquisto che in vendita. Di fatto il Covid sta “rimescolando” le carte in gioco e quindi a fronte di società che soffriranno ce ne saranno altre che approfitteranno di questo momento storico, ripeto di fatto si tratta soltanto di un’accelerazione di trend che sarebbero arrivati in ogni caso. Ne sono un esempio la recente quotazione di Labomar sul mercato AIM, le cui performance non risentono affatto dell’effetto Covid, anzi, e la vendita di Corvallis al gruppo Tinexta che è stata appena annunciata senza che il Covid abbia potuto influenzare in alcun modo i termini della transazione.

Voi come vi siete organizzati per rispondere alle esigenze delle pmi in questo scenario inedito? 
Intesa Sanpaolo ha deciso di investire in modo strutturato sul segmento delle medie aziende italiane ormai già da alcuni anni e ha previsto un team dedicato sia sull’origination sia sull’execution per i servizi di investment banking. Questo perché riteniamo che il rapporto con gli imprenditori abbia bisogno di professionalità dedicate con caratteristiche molto diverse rispetto ad un cliente large corporate, e i risultati che stiamo ottenendo ci danno ragione. L’attuale scenario inedito richiede delle decisioni “straordinarie” ed è esattamente con la finanza straordinaria, ossia l’investment banking, che riusciamo a rispondere a queste esigenze.

Come avverrà l’aggregazione con i team di Ubi Banca per ciò che riguarda i servizi Cib alle pmi?
L’aggregazione con Ubi ci rafforza ulteriormente sull’implementazione di questo progetto, portando professionalità e rapporti commerciali, soprattutto quelli sulle medie aziende, che sono il core del loro corporate banking.

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