lunedì 22 lug 2019
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M&a in crescita a 91,4 miliardi nel 2018 grazie ai big deal

M&a in crescita a 91,4 miliardi nel 2018 grazie ai big deal

Il 2018 dell’m&a italiano si chiude registrando 882 operazioni, l’8% in più rispetto all’anno precedente, per un totale di 91,4 miliardi di euro, il doppio rispetto ai 46 miliardi del 2017.

A rilevarlo è stato il consueto report di Kpmg, che evidenzia come a spingere sul dato finale siano stati due grandi deal che da soli valgono il 46% del mercato, cioè 42 miliardi di euro. Il primo è la fusione tra Luxottica ed Essilor, che con un controvalore di 25 miliardi di euro si presenta come una delle operazioni più importanti del mercato italiano di sempre. L’operazione era stata annunciata già nel gennaio 2017 ma si è finalizzata (al netto dell’opa ancora in corso) solo nel corso del mese di dicembre, essenzialmente a causa degli iter autorizzativi delle Autorità Antitrust.

La seconda è l’ acquisizione del concessionario autostradale spagnolo Abertis da parte di un veicolo costituito da Atlantia, ACS ed Hochtief, con il gruppo italiano ad agire da capofila pari a 16,5 miliardi di euro di controvalore.

 

Più nel dettaglio, il mercato nostrano ha registrato una buona partenza nel primo semestre dell’anno scorso con circa 30,5 miliardi di euro di controvalore, seguito da un significativo rallentamento nella seconda parte dell’anno con operazioni per appena 16 miliardi. A pesare, commenta Max Fiani, Partner KPMG e curatore del rapporto m&a, è stato “il clima di incertezza derivante sia dal nuovo scenario politico, sia dalla volatilità dei mercati finanziari internazionali di rallentamento del ciclo economico”. In ogni caso, aggiunge, “le operazioni Luxottica e Atlantia, unite anche ad altre acquisizioni italiane all’estero rafforzano la posizione del made in Italy sui mercati globali”.

Sono state infatti 166 le operazioni finalizzate oltre confine da società italiane (in linea con le 159 del 2017), per un controvalore complessivo pari a 57 miliardi di euro (rispetto ai 9 del 2018). Oltre a quelle già citate, ci sono state ad esempio l’acquisizione del business dolciario statunitense di Nestlé da parte di Ferrero e quella dell’americana General Cable Corp. da parte del produttore di cavi e fibre ottiche Prysmian (controvalori rispettivamente pari a 2,3 e 1,3 miliardi di euro). Di contro, gli investimenti in Italia da parte di operatori esteri hanno registrato un rallentamento: 18,4 miliardi di euro su un totale di 278 operazioni (nel 2017 erano stati 23 miliardi di euro in 266 operazioni), fra le quali l’acquisizione da parte della britannica Playtech di Snaitech, nata nel 2017 dalla fusione tra Snai e Cogetech, per 413 milioni di euro o il passaggio della bergamasca Mesgo allo svedese Hexpol, che ne ha rilevato l’80% per un controvalore pari a 168 milioni di euro.

La maggior parte delle operazioni, 438, sono state dunque fatte in casa e hanno riguardato principalmente l’aggregazione di piccole e medie imprese per un controvalore complessivo intorno ai 16 miliardi di euro (15 miliardi nel 2017, su un numero di operazioni inferiore di circa il 10%).

A livello settoriale, molto attivo è stato l’energy & utilities, con Snam e Italgas che hanno consolidato la propria posizione mentre ERG ha ceduto ad API la sua joint-venture Total-ERG per 340 milioni di euro e ha acquisito la società di gestione di impianti fotovoltaici Forvei per 334 milioni di euro. Rallenta invece il comparto dei financial services, complice l’assenza delle principali banche italiane dalle operazioni di fusione e acquisizione, che si è fermato a 8,4 miliardi di euro (era stato quasi il doppio un anno fa). L’unico più dinamico è stato il segmento assicurativo. Tra le principali operazioni, si segnalano l’acquisizione del 63,4% di Arca Vita da parte del gruppo Unipol per 475 milioni di euro, l’acquisizione del 65% di Avipop Assicurazioni e Popolare Vita da parte di Cattolica Assicurazioni per complessivi 850 milioni di euro e il processo di riorganizzazione del gruppo Generali tramite la cessione di diverse società all’estero.

Le ipo
Per quanto riguarda le quotazioni, il 2018, ha visto 31 quotazioni, delle quali 26 società sul mercato AIM di Borsa Italiana, per una raccolta complessiva pari a 2,2 miliardi di euro. Oltre alle spac, fra cui  SPAX, le altre ipo hanno riguardato Carel Industries, attiva nel settore HVAC/R, e Piovan, le uniche due società approdate direttamente sul segmento MTA-STAR, raccogliendo rispettivamente 290 e 170 milioni di euro. Due anche le quotazioni sul segmento MTA: il gruppo di cliniche private Garofalo Healthcare e la società IT Techedge (71 e 13 milioni di euro rispettivamente raccolti). Completa il novero delle matricole l’investment company NB Aurora del gruppo Neuberger Berman, che ha raccolto 150 milioni sul segmento MIV, dedicato ai veicoli di investimento.

I private equity
Molto rilevante è stato nel 2018 l’apporto dei fondi di Private Equity, che hanno finalizzato 110 operazioni (erano state 87 nel 2017), per un controvalore complessivo intorno ai 12 miliardi di euro. Si segnala che ben 50 sono state portate a termine da operatori esteri. Investimenti rilevanti sono stati quelli di CVC Capital Partners che ha acquisito il controllo di Recordati dalla famiglia fondatrice per una cifra vicina ai 3 miliardi di euro, l’acquisizione di NTV da parte del fondo infrastrutturale americano Global Infrastructure Partners (2 miliardi di euro) e l’acquisizione di una quota di minoranza in SIAS (Gruppo Gavio) da parte del private equity francese Ardian per 450 milioni di euro.

“Il 2019 sarà sicuramente un anno complesso per il quadro macro economico già ricordato. Al momento comunque registriamo una interessante pipeline di circa 15 miliardi di euro che può rappresentare un primo buon avviamento per l’inizio del nuovo anno”, aggiunge Fiani. Tra i deal principali spiccano la cessione di Magneti Marelli a un soggetto industriale giapponese partecipato dal fondo americano KKR da parte del gruppo FCA (6,2 miliardi di euro di controvalore), l’acquisizione di Gianni Versace da parte della statunitense Michael Kors per 1,8 miliardi di euro e il completamento della cessione di asset all’estero da parte di Generali.

 

 

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