Dalle imprese alle piattaforme

di Valentina Magri

Il buy & build è fra gli strumenti più utilizzati dai fondi di private equity per sostenere la crescita delle partecipate. La strategia consiste nell’acquisizione di società dimensionalmente più piccole, con l’intento di integrarle gradualmente in un gruppo più grande. Abbiamo chiesto come funziona ad Alberto Sainaghi (in foto), partner di AnaCap, fondo di private equity paneuropeo  che dal 2016 investe nell’ecosistema dei servizi finanziari come servizi, software e tecnologia e dal 2008 è attivo anche in Italia.

Il buy & build è una strategia attuata da molti fondi. Cosa significa concretamente per AnaCap?

Per AnaCap il buy & build non è l’unico modello di investimento, ma rappresenta una leva di creazione di valore particolarmente efficace nei mercati frammentati, dove decine — a volte centinaia — di operatori sottoscala non dispongono delle risorse necessarie per crescere autonomamente e competere su scala più ampia.

La strategia buy & build è la risposta a questa frammentazione: identifichiamo una piattaforma con caratteristiche industriali solide, la rafforziamo con acquisizioni mirate e la trasformiamo in un’azienda in grado di confrontarsi con i competitor internazionali consolidati. Non si tratta soltanto di creare valore per i nostri investitori: c’è una soddisfazione autentica nel contribuire a costruire e sviluppare campioni italiani che altrimenti non esisterebbero.

Ne beneficiano anche i clienti finali — perché un gruppo più grande può investire di più in qualità del servizio, in tecnologia e in intelligenza artificiale — e ne beneficiano anche i dipendenti, che trovano percorsi di carriera più ambiziosi e stimolanti di quelli che una piccola realtà indipendente potrebbe offrire.

Abbiamo già percorso questa strada con successo in più settori e più geografie, consolidando un playbook sistematico e collaudato in varie geografie europee. Ad esempio, nel brokeraggio assicurativo in Germania, abbiamo investito e poi ceduto MRH Trowe nel 2023 con un multiplo sul capitale investito di 4,2x, per poi applicare un approccio analogo in Italia attraverso Edge Group, oggi tra i cinque maggiori broker assicurativi indipendenti del Paese per dimensioni.

A questi si aggiungono il trust e i corporate services, e i servizi per fondi immobiliari e real estate, dove in Italia operiamo attraverso Ryze, il principale operatore indipendente del mercato italiano.

I fattori di successo sono molteplici, ma forse il più sottovalutato è l’integrazione. Il capitale è necessario ma non sufficiente: bisogna saper accompagnare gli imprenditori nel percorso di istituzionalizzazione dell’azienda, affiancare i cfo nell’accesso al credito anche attraverso il network AnaCap, e — soprattutto — assicurarsi che l’imprenditore della società acquisita sia davvero determinato a integrare il business, non soltanto a monetizzare il valore dell’azienda.

Come identificate la società giusta su cui costruire una piattaforma?

Prima ancora dell’azienda, guardiamo alle persone. Puntiamo a essere il primo investitore istituzionale nell’azionariato: il rapporto con l’imprenditore è centrale. Deve esserci un allineamento di visione e di approccio manageriale.

Dal punto di vista industriale privilegiamo business caratterizzati da elevata ricorrenza dei ricavi. La prevedibilità dei flussi riduce la volatilità e rende più sostenibile il percorso di crescita.

A queste realtà offriamo molto più del capitale: siamo fisicamente presenti nelle aziende in portafoglio diversi giorni a settimana, non solamente all’interno degli organi di governance come i Cda, ma per offrire supporto concreto al management su strategia M&A, integrazioni operative, servizi digitali e adozione dell’intelligenza artificiale, e molti altri temi operativi su cui l’imprenditore ha desiderio di confrontarsi.

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valentina.magri@lcpublishinggroup.com

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