Equita: continua il momento d’oro nell’investment banking

Più 53% nel 2020. Più 55% nel primo trimestre 2021. Per l’investment banking di Equita continua il momento d’oro. La società guidata da Andrea Vismara, nell’anno del Covid-19 ha portato a casa ricavi per 28 milioni su questo versante. Una performance sostenuta da operazioni di sistema come l’ops di Intesa SanPaolo su Ubi, l’aumento di capitale da 800 milioni di Bper, la quotazione di Cy4Gate all’Aim o l’operazione Fibercop seguita per conto di TIM. Nel 2020 Equita ha anche messo a segno l’acquisizione di K Finance, da cui a luglio è nata Equita K Finance, che l’ha resa il più grande player indipendente nel settore con più di 45 professionisti.

Come accennato all’inizio, questo trend si è mantenuto costante anche all’inizio di quest’anno con l’investment banking di Equita che ha visto crescere i ricavi dai 4 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente a 6,1 milioni. Una performance che si inserisce in un contesto in cui sono raddoppiate le operazioni di equity capital markets (passate da 7 a 14, trimestre su trimestre), triplicate quelle di debt capital markets (da 6 a 21) mentre il controvalore dei deal di m&a seguiti è letteralmente schizzato su del 161% arrivando a 26,4 miliardi anche per effetto di operazioni come la mega fusione tra Fca e Psa e la recente opa di Credit Agricole su Vreval.

MAG ha incontrato Carlo Andrea Volpe, co-responsabile dell’investment banking di Equita per commentare questi date ragionare di prospettive.

Partiamo dalla “cronaca”. A fine aprile è andata in porto l’Opa di Credit Agricole (Ca) su Creval: non è stata facile, ma alla fine tutto si è allineato?
L’opa su Creval è stata alla fine un grande successo. Sotto il profilo del razionale industriale e della credibilità dell’offerente Credit Agricole non ci sono mai stati dubbi o posizioni di contrasto nel mercato. Peraltro, l’offerta della Banque Verte, già azionista del Creval e partner della bancassicurazione, era l’unica sul tavolo proprio perché forte di una serie di elementi difficilmente replicabili. Il tema di confronto è stato piuttosto concentrato sulle aspettative di prezzo di una parte di hedge fund che avevano costruito posizioni importanti seguendo una strategia speculativa sull’offerta, anche sull’onda del momentum di mercato favorevole e di grande appeal per tutto il contesto bancario. 

Cosa è stato determinante? 
La spinta al consolidamento, la maggior apertura della BCE, i nuovi fronti di incentivazione fiscale derivanti da possibili integrazioni ed il contesto macro e microeconomico più favorevole rappresentano i fattori che oggi alimentano le aspettative degli investitori. Nel caso del Creval, la revisione finale del prezzo e l’efficace strategia adottata con un gruppo di hedge funds più attivi hanno portato al risultato finale. Fattore determinante è stato anche l’atteggiamento di alcuni importanti investitori istituzionali che durante le fasi finali hanno pubblicamente manifestato l’interesse ad aderire all’offerta, creando il volano di consenso definitivo e plenario. 

Strategicamente era un’operazione ben accolta da subito, ma…
Oggi possiamo dire che il vero rischio di questa operazione, ben accolta sin dall’inizio sotto il profilo strategico-operativo, era proprio rappresentato dall’atteggiamento di pochi fondi esteri speculativi e dagli effetti che questo avrebbe avuto sull’esito finale e quindi sulla capacità di implementazione del progetto di rafforzamento e sviluppo che Credit Agricole saprà imprimere al Creval. Questo è un tema che deve far riflettere. 

Nel 2020 Equita ha messo il proprio sigillo anche sull’Ops Intesa Ubi: analogie? 
Abbiamo assistito Intesa e Credit Agricole Italia nelle uniche due operazioni rilevanti che si sono concluse in Italia nel settore bancario. Tra le analogie, la spinta all’aggregazione che porterà il sistema a consolidarsi ulteriormente, riducendo così il gap del nostro Paese con il contesto Europeo. Considerando le necessarie approvazioni della BCE, le tempistiche di esecuzione di tali offerte dal loro annuncio sono ben più lunghe rispetto a contesti più tradizionali. 

È un tema…
Questo è un tema che evidentemente rende tali operazioni molto delicate ed alimenta tanti scenari speculativi nel periodo che ne precede la conclusione. 

E le differenze?
Le differenze sono invece varie. L’offerta di Intesa è stata sostanzialmente uno scambio azionario e ha dato l’opportunità ad alcuni grandi soci locali (tra cui le Fondazioni bancarie) di …

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