giovedì 24 gen 2019
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I fondi pensione negoziali guardano agli asset alternativi e cercano advisor

I fondi pensione negoziali guardano agli asset alternativi e cercano advisor

I fondi pensione negoziali, tre milioni di iscritti e oltre 50 miliardi di eurodi patrimonio, sono pronti a indirizzare il risparmio privato verso investimenti nell’economia produttiva e in particolare nelle infrastrutture del Paese. E per valutare gli investimenti è in fase di definizione un Progetto sugli investimenti, finalizzato a creare un’iniziativa consortile tra i fondi pensione interessati a realizzare investimenti attraverso la creazione di un bando comune per la selezione di advisor/gestori finanziari specializzati in investimenti alternativi e a supporto per il controllo del rischio”.

È quanto è emerso dall’assemblea annuale di Assofondipensione, l’associazione nata nel 2003 per opera delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori (Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, e Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e guidata dal presidente Giovanni Maggi (nella foto). Una dichiarazione in linea rispetto a quanto già annunciato da Assoprevidenza in un incontro con la stampa a fine novembre (leggi la notizia su financecommunity.it), è cioè la volontà di destinare parte delle risorse a infrastrutture sociali, soprattutto residenze per anziani.

A fine 2017 la maggioranza degli investimenti in Italia restava in titoli di Stato (75,8%), seguiti dai titoli di debito (6,4%), dai titoli di capitale (3,8%), dalle quote di Oicr (0,5%) e dai depositi bancari (13,5%). Solo 1,2 miliardi di euro su 50, dunque, sono stati investiti in aziende tramite l’acquisto di titoli di capitale o titoli di debito. Ma adesso, i fondi negoziali, ha detto Maggi, “sono ormai diventati investitori istituzionali maturi, capaci di essere utili a doppio senso di marcia per l’economia del Paese: da una parte, come collettori del risparmio previdenziale, dall’altra come finanziatori dell’economia nazionale”.

L’Associazione, al riguardo, si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare, liberamente e volontariamente, almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale, in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti.

I numeri dei fondi negoziali
I fondi pensione negoziali associati ad Assofondipensione sono 30. A fine settembre 2018, con 155mila nuove adesioni nel corso dell’anno (+5,5%), il numero complessivo degli iscritti è arrivato alla soglia dei 3 milioni. Alla stessa data il patrimonio, in crescita del 3,5%, superava i 51 miliardi. Del totale della previdenza complementare in Italia (circa 8 milioni di iscritti alle diverse tipologie di fondi e strumenti assicurativi con 167,2 miliardi di risorse) i fondi negoziali costituiscono quindi una parte rilevante. “Seppure incoraggianti, i dati – ha osservato il Presidente di Assofondipensione – segnalano che l’Italia continua a patire un ritardo molto marcato sul versante della pensione integrativa. Ne sono rimasti fuori soggetti con minore capacità di reddito, come lavoratori atipici e autonomi e piccola impresa. In particolare, a causa della precarietà del lavoro e della mancanza di retribuzioni congrue, restano al palo i giovani: a fine 2017 solo il 19% degli under 34 aveva optato per la previdenza complementare, oltre un terzo in meno rispetto alle fasce più anziane”.

Seppure penalizzati nel corso del 2018 dalle perdite in conto capitale scaturite dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, i rendimenti – ha sottolineato Maggi – hanno avuto un andamento largamente positivo sul lungo periodo, superando nettamente la rivalutazione del trattamento di fine rapporto: da fine 2007 a fine settembre 2018 la performance risulta infatti del 3,1%, a fronte di una rivalutazione media annua composta del TFR del 2,1%.

Sul fronte dei costi i fondi pensione negoziali, secondo i dati della Covip, l’Autorità di vigilanza, risultano di gran lunga meno onerosi sia dei fondi pensione aperti, sia dei PIP, i piani assicurativi individuali: l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) relativo al periodo 2008-2017 è in media 0,4% per i fondi negoziali, 1,3% per i fondi pensione aperti e 2,2% per i PIP.

Nella sua relazione il presidente di Assofondipensione  ha prospettato “un’estensione più significativa delle funzioni dei fondi pensione, con la previsione, accanto alla capitalizzazione individuale, di spazi dedicati alla copertura di bisogni più ampi di welfare: strumenti di polizza long term care che coprono dal rischio di non autosufficienza; strumenti di life-cycle, peraltro già utilizzati presso alcuni fondi pensione negoziali, che sono programmi di investimento impostati sui comparti esistenti che, a scadenze predeterminate, trasferiscono in maniera automatica la posizione maturata e i contributi futuri al comparto più adatto in funzione del tempo mancante alla data di pensionamento. “Accanto alla principale finalità previdenziale, i fondi negoziali – ha sostenuto Maggi – potrebbero inoltre presidiare e provvedere alla copertura di altri rischi quali, ad esempio, il caso morte, l’invalidità o la perdita dell’impiego”.

 

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