Gca Altium, quando l’advisor si fa “glocal”

Cross-border sì, ma per riuscire a soddisfare meglio i propri clienti, ogni società di advisory deve mantenere il legame con il territorio. Perché «per vendere una società italiana in Giappone serve un advisor giapponese». Per Carlo Dawan (nella foto), managing partner della società di advisory europea dedicata al mid-market Altium Capital e numero uno del gruppo in Italia, è questa la filosofia che anima tutta l’attività del gruppo.

Attiva dal 2000 col nome attuale, l’investment bank, attraverso l’ingresso nel network di team già attivi sul mercato, è arrivata a costruirsi una presenza nelle principali piazze europee, da Zurigo a Londra passando per Madrid e Parigi fino alla più recente apertura a Tel Aviv.

Sempre seguendo questo criterio di presenza diretta degli advisor sul territorio, lo scorso maggio Altium Capital ha compiuto un passo determinante per la sua crescita oltre il Vecchio continente. La società ha infatti annunciato l’unione con Gca Savvian, investment bank quotata alla Borsa di Tokyo e attiva in Asia, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti.

Un partner complementare
«Lo scopo principale di questa fusione», racconta Dawan, è «dare ai clienti europei più opportunità di business», in particolare «grazie alla presenza diretta e qualificata nelle varie geografie, cosa che ci consente di offrire un servizio più veloce ed efficace». Solo conoscendo profondamente il mercato, aggiunge, «si può trovare il partner più adatto al cliente».

Considerando le attuali dinamiche del mercato e l’interesse degli investitori per le aziende europee, nonché l’interesse di queste ad acquisire in altre aree geografiche, per il gruppo era diventato necessario aprirsi ad altri continenti in maniera strutturata. «Prima dell’accordo con Gca, la nostra presenza ad esempio negli Usa era indiretta e i partner cambiavano a seconda dell’operazione», spiega Dawan. «Tuttavia abbiamo sentito la necessità di avere un riferimento interno, un socio vero e proprio, che potesse seguire l’operazione, quindi una partnership reale con un totale allineamento degli obiettivi».

Aprire un ufficio direttamente negli Stati Uniti, osserva, «sarebbe stato troppo complesso» e il tempo necessario per arrivare a un posizionamento adeguato «troppo lungo», senza contare l’onerosità dell’investimento. Da qui l’idea di trovare un gruppo interessato a espandersi in Europa e con cui portare avanti il business in maniera complementare: «Con Gca abbiamo trovato ottime sinergie – aggiunge – e la fusione ci permetterà di integrare i vantaggi della nostra presenza a livello locale, in Europa e in Italia, con le competenze tecniche e le consolidate relazioni di un importante team mondiale». Una realtà dunque “glocal”, con una struttura globale ma lo spirito legato al territorio.

A livello di governance, Gca Altium sarà guidata da tre rappresentanti per ciascun continente (Europa, Usa, Giappone) per un totale di 9 partner in consiglio di amministrazione. I deal, spiega il managing partner, saranno tutti in co-mandato fra le società locali appartenenti alla struttura europea. «Una caratteristica forte del nostro gruppo è proprio la condivisione dei mandati», spiega il manager, «incoraggiata anche dall’organizzazione azionaria stessa: tutti i partner sono infatti azionisti a livello della holding e questo genera una maggiore integrazione operativa fra i partner e fra gli uffici».

Focus su m&a e mid-cap
La nuova Gca Altium conterà a livello globale circa 200 milioni di dollari di ricavi solo dall’advisory e un team di 300 banker che andrà a rafforzare le practice del gruppo in Italia e in Europa. «Continueremo a focalizzarci su ambiti di nostra competenza, fra i quali principalmente l’m&a, anche in situazioni di restructuring, oltre che advisory sul debito e acquisition finance, ed equity capital market», spiega Dawan, che specifica: «In Europa, e in particolare in Italia, siamo molto attivi nell’m&a, con frequenti mandati sell side e con clienti equamente distribuiti tra gruppi industriali e investitori finanziari». In particolare, le aziende target in Italia hanno un fatturato compreso tra i 20 e i 200 milioni di euro. Una forchetta che con la fusione dovrebbe alzarsi, pur considerando che…

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