lunedì 20 mag 2019
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Gestione patrimoniale, le donne meno attive dei mariti negli investimenti

Gestione patrimoniale, le donne meno attive dei mariti negli investimenti

Secondo un antico epiteto, la donna è “l’angelo del focolare”, ma, ancora nel 2019, per madri e mogli, il tesoretto domestico sembra in molti casi off limits. Parliamo delle risorse economiche di una famiglia, dei risparmi e delle finanze accumulati, sui quali investimenti o spese a lungo termine, molte donne ancora non hanno potere di decisione, anche per loro stessa volontà. UBS Global Wealth Management ha avviato una ricerca per valutare il livello e la soddisfazione delle donne rispetto al loro coinvolgimento finanziario, di cui sono disponibili dati e motivazioni.

L’Italia, i dati
In Italia il dato è leggermente più incoraggiante rispetto ad altri paesi europei, le donne che delegano la pianificazione finanziaria ai propri mariti sono il 52%, meno che in Germania (60%) e Regno Unito (62%), che comunque se la cavano meglio di Hong Kong (71%). Ma per il nostro Paese il dato sconfortante lo troviamo alla voce “donne che prendono decisioni finanziarie in completa autonomia”: il 19% in Italia, contro il 22% di Gran Bretagna  30% di Messico e Brasile.

A sorpresa sono le donne più giovani quelle che, a livello globale, più si disinteressano agli investimenti domestici a lungo termine: il 65% delle mogli (o partners conviventi) tra i 20 e 34 anni delegano le decisioni all’uomo di casa. Quasi il doppio delle over 50, che “solo” nel 36% dei casi rimandano la scelta ai propri mariti.

Tutto questo, però, in un quadro globale che vede quasi la totalità delle donne (il 94%) dare parere favorevole alla questione che condividere le decisioni finaziarie coi propri partner dia maggiore serenità in futuro.

Per quanto riguarda le donne italiane vedove o divorziate che si sono ritrovate a dover gestire un patrimonio da sole o con l’ausilio di un consulente, la maggioranza (58%) dichiara di avere riscontrato una situazione finanziaria diversa da quella che si sarebbe aspettata, quattro vedove su dieci hanno scoperto che il coniuge aveva fornito sostegno finanziario a qualcun altro, il 36% delle donne ha rilevato che il coniuge ha nascosto loro alcune spese. Il 41% si è ritrovato un capitale di lascito maggiore alle aspettative.

Le ragioni
I motivi dello scarso impegno delle donne nella gestione a lungo termine del patrimonio sono riconducibili a una scarsa preparazione in materia finanziaria: il 73% delle donne non si considera all’altezza di pianificare investimenti o operazioni di mercato. L’85% del campione si è dichiarato orientato a focalizzarsi su bisogni più urgenti. Questo per quanto riguarda la responsabilità delle stesse donne nel sentirsi meno capaci degli uomini, ma i dati dimostrano che spesso sono gli stessi mariti o compagni a scoraggiare l’attività delle mogli o partner in materia di gestione patrimoniale: sette donne su dieci hanno affermato di essere state ostacolate o inibite dai propri uomini nell’impegnarsi in prima persona negli investimenti.

Il campione e la ricerca
La ricerca di UBS Global Wealth Management si è avvalsa di un campione di 3.652 donne della fascia più abbiente della popolazione, intervistate tra settembre 2017 e gennaio 2019. 2.251 delle donne interpellate sono state sposate e hanno dichiarato un patrimonio spendibile di almeno un milione di dollari. Le restanti 1.401 sono vedove o divorziate e hanno dichiarato una disponibilità economica per investimenti di almeno 250.000 dollari. Il campione è stato raccolto tra i mercati dei nove dei Paesi maggiormente sviluppati: Brasile, Germania, Hong Kong, Italia, Messico, Regno Unito, Singapore, Stati Uniti e Svizzera.

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