I signori del venture capital

Tra i vari annunci del nostro governo, quello che per una volta ha messo d’accordo la maggior parte fra gli addetti ai lavori ha riguardato il venture capital. Nella manovra di bilancio varata il mese scorso l’esecutivo ha infatti espresso la volontà di sbloccare risorse per almeno 1 miliardo di euro in favore del settore. Questo attraverso, ad esempio, un fondo statale ad hoc, l’introduzione dell’obbligo per i Pir di investire il 3,5% in venture capital e per lo Stato di investire il 15% dei dividendi delle società a partecipazione pubblica, oltre a eventuali detrazioni fiscali.

Un progetto – pensato sulla scia dell’esperienza francese – che farebbe sicuramente bene considerando i numeri (bassi, si veda il box) che caratterizzano il venture capital tricolore. Di certo, oggi rispetto al passato c’è molta più attenzione verso questa parte del mercato. Una fetta – o meglio fettina – che per quanto contenuta attira sempre più fondi specializzati. Il ruolo di attaccanti lo giocano soprattutto i grandi venture internazionali, ma anche gli italiani hanno cominciato a segnare qualche gol. Questi signori del venture capital sono almeno 15, fra quelli intercettati da Financecommunity.it, e ognuno di loro, negli ultimi anni, si è reso protagonista di operazioni che hanno dato una spinta significativa a tutto il settore.

 

Nei deal più grandi

In effetti il 2018 è stato teatro di una serie di round di finanziamenti interessanti per il mercato nazionale. C’è però una criticità che va sollevata. Il mercato è piccolo, lo sappiamo, ma il tema non riguarda solo la dimensione. Se non ci sono abbastanza risorse o quelle che ci sono non trovano la strada verso le startup, quelle neo realtà imprenditoriali presenti nel nostro Paese che hanno il giusto potenziale non possono crescere. E allora vanno all’estero. Oppure vengono finanziate da fondi esteri: statunitensi, tedeschi, inglesi. È stato il caso ad esempio di Prima Assicurazioni. La startup insuretech è stata oggetto lo scorso anno dell’operazione di finanziamento più grande mai avvenuta in Italia: 100 milioni di euro. Stanziati però da due colossi Usa: Goldman Sachs e Blackstone. Di casi così ce ne sarebbero altri. Dall’altro lato, va detto, nonostante la capacità di investimento dei soggetti esteri sia spesso più elevata e i fondi italiani riescono comunque a giocare partite importanti.

Il primo esempio è quello di United Ventures che ha partecipato, lo scorso maggio, al secondo finanziamento più grande del 2018, quello da 46 milioni di Moneyfarm, startup fintech fondata in Italia ma con sede a Londra, assieme ad Allianz, Endeavour Catalyst, Cabot Square Capital e Fondazione di Sardegna.

United Ventures è stato fondato nel 2013 da Massimiliano Magrini e Paolo Gesses, gestisce asset per oltre 150 milioni di euro e ha investito in oltre 20 società tecnologiche early stage attraverso due fondi UV1 e UV2. Fra le startup finanziate ci sono Cloud4WI, Musixmatch, Faceit, Loop AI e brumbrum (quest’ultima ha chiuso da poco un financing da 20 milioni con la star Usa del venture Accel dopo uno da 10 milioni lo scorso anno). Di recente il fondo ha finanziato il “Round A” da 2 milioni di euro in favore di EXEIN, startup nella cybersecurity, ed è stato anchor investor del round di finanziamento da 10 milioni in favore di Credimi -società fintech creata da Ignazio Rocco di Torrepaula – assieme a un altro venture capital italiano, Vertis sgr.

Fondata nel 2007 da Amedeo Giurazza e Renato Vannucci, la società conta tre fondi. Vertis Venture Technology si focalizza su investimenti in meccatronica, robotica e automazione (60 milioni di euro); Vertis Venture realizza interventi di seed capital e venture capital nel Mezzogiorno (25 milioni di euro) e Vertis Venture 2 Scaleup, con una dotazione di 30 milioni. Oggi conta in totale 28 partecipate. Fra le startup finanziate ci sono ad esempio Sclak, app che trasforma lo smartphone in chiavi digitali, per 3 milioni, Buzzoole, influencer marketing solution provider, e Milkman, società attiva nel settore smart logistics, quale lead investor assieme a 360 Capital Partners e P101.

Fra le operazioni più rilevanti del 2018 c’è stato anche l’aumento di capitale da 15 milioni di Satispay. Qui non si è vista la partecipazione di fondi italiani, bensì quella di istituti bancari come Banca Valsabbina e Sparkasse di Bolzano e il Club degli Investitori, associazione di oltre 150 business angels che ha investito nel complesso 10 milioni in 20 progetti.

Poi c’è stato il financing da 13 milioni a Supermercato24. All’operazione, realizzata secondo la formula dell’aumento di capitale riservato, hanno partecipato i fondi FII Tech Growth (in qualità di lead investor) e lo statunitense Endeavor Catalyst, insieme al già citato 360 Capital Partners e Innogest, che avevano investito già nel 2015 e nel 2016. Questi ultimi due sono fra i fondi di matrice nazionale più grandi e attivi. Uno dei veicoli più longevi, è nato nel 1997, 360 Capital Partners è un fondo italo-francese che vede fra i general partners Fausto Boni e François Tison (a Parigi) con i general partner Emanuele Levi, Cesare Maifredi, Nader Sabbagihan e Dominique Rencurel. Negli ultimi 15 anni ha gestito investimenti per oltre 300 milioni di euro gestiti in realtà quali Musement, DoveConviene e Phononic Vibes, startup innovativa che sviluppa pannelli fononici. Di recente, poi, 360 Capital Partners ha lanciato assieme al Politecnico di Milano il fondo, da 60 milioni, Poli360 dedicato a startup ad alto contenuto tecnologico.

Innogest Capital, invece, è guidato da Claudio Giuliano, fondatore, con i partner Giovanni Leo, Claudio Rumazza, Richard Belluzzo, Stefano Molino e vede come digital venture partner personalità come Enrico Mambelli, Marco Pinciroli, Aurelio Mezzotero, Paolo Cellini e Giuseppe Donagemma. Attivo dal 2006, il fondo (che ha sedi in Italia a Torino e Milano, in Svizzera a Ginevra e negli Stati Uniti a San Francisco) ha finanziato principalmente startup nelle fasi di seed e di early stage. Con una disponibilità di 170 milioni di euro, ha in portafoglio startup come Prestiamoci, Sardex e Drexcode (38 società in totale).

 

Healthcare

Innogest punta in prevalenza su società nell’healthcare e nel digital. La specializzazione è una costante nell’attività della maggior parte dei fondi di venture capital. Il focus è soprattutto su realtà ad alto contenuto tecnologico o attive in determinati settori come il digitale, l’Itc o il mondo delle bioteconologie.

In quest’ultimo ambito, uno dei fondi più rilevanti è Principia sgr. Tra gli altri venture capital, da citare è Invitalia Ventures, veicolo guidato dall’ad Sergio Buonanno che opera attraverso Italia Venture I, dotato di 87 milioni di euro e con in portafoglio 16 startup /pmi innovative del panorama digitale, biotech, medicale e high tech italiano.

Fra gli altri player che popolano il bazar delle startup chi si distingue è il Fondo Italiano d’Investimento, che agisce attraverso il veicolo FII Tech Growth, lanciato nel 2017. Dotato di 50 milioni di euro e guidato dall’investment team composto da Claudio Catania, Mauro Pretolani e Marco Vassallo, il fondo ha quattro investimenti all’attivo: Supermercato24, Seco, BeMyEye e Seco.

Più recente – è stato lanciato nel maggio 2018 – è il Fondo Indaco Ventures I promosso da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo. Il veicolo, con un obiettivo di raccolta complessiva superiore ai 200 milioni di euro, a maggio aveva raccolto 130 milioni da Intesa, Fondazione Cariplo e Fondo Italiano d’Investimento e ha investito in questi mesi in quattro startup, fra le quali Easy Rain I, pmi innovativa operante nel settore della ricerca e dello sviluppo di prodotti ad alto valore tecnologico e scientifico per il mercato automotive. Il veicolo è gestito da Indaco Venture Partners Sgr, guidata da Davide Turco, finora responsabile di Atlante Ventures, altro fondo di Intesa, con Elizabeth Robinson (Vicepresidente Esecutivo) e gli Investment Director Antonella Beltrame, Alvise Bonivento e Valentina Bocca e all’attivo con altri quattro fondi: Atlante Venture Mezzogiorno, Atlante Venture, TT Venture, Atlante Seed..

 

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