I family office puntano sempre più sull’economia reale: oltre mezzo miliardo investito dal 2016

Continuano a crescere a grande velocità, e puntano sempre più sull’economia reale, i Family Office italiani: 214 quelli censiti ad oggi, concentrati prevalentemente in Lombardia, Milano soprattutto, e fondati per più di due terzi negli ultimi vent’anni. Sono i dati aggiornati al 2022 dell’Osservatorio Family Office, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con il Centro di Family Business Management della Libera Università di Bolzano. La ricerca si basa su un rigoroso censimento della popolazione italiana dei Family Office, il primo condotto in Italia e costantemente aggiornato, e su un questionario somministrato a tutti i soggetti attivi, oltre a interviste dirette e focus group con diversi stakeholder (advisor di famiglie, membri di famiglie imprenditoriali, family officer, welath managers, ecc…) per circostanziare il fenomeno e colmare l’attuale carenza di dati e di copertura scientifica.
In Italia i Family Office – società che forniscono servizi di gestione del patrimonio a una (single-family) o più (multi-family) famiglie imprenditoriali – sono un fenomeno relativamente recente, ma sempre più incisivo: i ritorni sugli investimenti nel 2021 sono stati infatti per la maggior parte al di sopra, o molto al di sopra, delle aspettative. Due terzi dei Single Family Office hanno aumentato dal 2020 al 2021 il peso del private equity (in media pari al 14%) nella propria asset allocation, anche se tutti hanno dichiarato di volerlo fare crescere nei prossimi 5 anni.

Ma soprattutto, i Single Family Office puntano sempre più la loro attenzione sull’economia reale: sono 94 i deal condotti dal 2016 ad oggi su imprese attive, di cui 67 con valore noto, per un totale di 532 milioni di euro di investimento, di cui 256 milioni solo nel 2021. Si tratta in particolare di aziende dell’ICT, dai portali alle piattaforme digitali, alle società Fintech, fondate per lo più nel decennio 2011-2021 o in quello ancora precedente, con sede prevalentemente in Lombardia (56%) e Veneto (il 13%). Anche le considerazioni di natura ambientale e sociale (ESG) iniziano a essere rilevanti nei processi d’investimento e di asset allocation dei Family Office, tuttavia manca ancora una svolta decisiva verso l’adozione di metriche di finanza socialmente responsabile (SRI), soprattutto a causa dell’incertezza del momento e di una discontinuità troppo forte con la strategia che la famiglia ha perseguito storicamente.

“Il Rapporto Family Office 2022 approfondisce diverse tematiche rilevanti per le famiglie imprenditoriali italiane – commenta Josip Kotlar (in foto, a sinistra) della School of Management del Politecnico di Milano, responsabile dello studio insieme ad Alfredo De Massis (in foto, a destra) della Libera Università di Bolzano -. La parola che meglio rappresenta il lavoro svolto in questa seconda edizione dello studio è diversità: spesso si parla dei Family Office come un tipo di organizzazioni omogenee, con molte caratteristiche ricorrenti, invece, grazie all’approccio diretto con il mondo dei professionisti e la raccolta e l’analisi di dati quantitativi e qualitativi, possiamo affermare che non è affatto così. Anche in Italia i Family Office sono diversi gli uni dagli altri, sia per quanto riguarda le caratteristiche e gli obiettivi delle famiglie, sia per le scelte organizzativo-strutturali. La combinazione di questi due elementi fa sì che anche le strategie e le risorse dei Family Office siano specifiche e diverse tra loro”. Qual è dunque il ruolo dei Family Office in Italia e come sta cambiando? Quali sono le nuove sfide e come vengono affrontate? “Questa ricerca punta a evidenziare che, seppur con velocità diverse, le famiglie stanno diventando sempre più professionalizzate e consapevoli, una spinta accelerata dal Covid19 e dall’ingresso delle nuove generazioni nella gestione del capitale – aggiunge De Massis -. I Family Office sono ottimamente posizionati per diventare un motore importante nello sviluppo economico e sociale del Paese”.

Oltre ai dati e alle interviste raccolti nel corso del progetto, l’Osservatorio si arricchisce delle prospettive di tanti professionisti che prendono parte attiva al progetto di ricerca. Si tratta degli Sponsor: Gruppo MOL, GSA Tax&Tech, Banca Patrimoni Sella & C., e PIMCO; dei Professional Partners: Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, Di Tanno Associati, Legance, DLA Piper, Loconte&Partners, Maisto e Associati, Pedersoli Studio Legale, Tavecchio & Associati, Tremonti Romagnoli Piccardi e Associati, e Withersworldwide; degli Executive Partners: Alvarium, Family Strategy, Four Partners Advisory, Nexta e Vanguard; oltre ai Patrocinatori AIDAF, AIFO, AIPB, Assofiduciaria, FA.B.R.I. e STEP Italy. “L’Osservatorio Family Office si distingue per il suo approccio di ‘ricerca applicata’ – spiega ancora Kotlar – dove i professionisti e le società partner rappresentano un’importante fonte di ispirazione e guida per lo studio: da loro traiamo le domande di ricerca, identifichiamo i temi attuali rilevanti per le famiglie imprenditoriali, i contenuti tecnici e professionali e le interpretazioni concrete delle ricadute che le nostre analisi possono avere sul mondo reale”.

L’Oceano Blu dei Single Family Office: censimento e tipologie strategiche

Il fenomeno dei Family Office in Italia ha registrato un’evidente accelerazione dal 2000: circa 140 dei 214 attualmente censiti (di cui 7 operanti all’estero) sono stati fondati nell’ultimo ventennio, più di 70 solo dal 2011. La grande maggioranza ha sede legale in Lombardia (59%), in particolare a Milano, seguono Veneto (12%), Piemonte (8%) ed Emilia Romagna (7%). Più della metà (52,8%) è rappresentata da Multi-Family Office professionali, strutture formalmente indipendenti, aperte al mercato, che raggruppano professionisti per servizi di consulenza e gestione del patrimonio a più famiglie. Il restante 47,2%, che ha visto un vero boom dall’anno scorso (oltre 10 punti percentuali in più) in continuità con il trend dell’ultimo decennio, è invece composto da Single Family Office, controllati da una sola famiglia che è anche la destinataria dei servizi. Nella classificazione delle attività economiche ATECO vengono identificati prevalentemente come holding di partecipazioni (codice ATECO 64.20) e holding gestionali (codice ATECO 70.10).
I Single Family Office sono una tipologia organizzativa emergente e altamente eterogenea che va a costituire un vero e proprio Oceano Blu nel panorama del capitalismo italiano. Per comprenderne meglio le diversità, lo studio identifica quattro archetipi chiaramente distinti: Cassaforte di Famiglia, Family Portfolio Office, Family Venturing Office e Family Office Dinastico. Essi si differenziano per alcune dimensioni chiave: il grado di professionalizzazione della famiglia, indicato dalla presenza di strutture di family governance che permettono di mantenere la famiglia come un “gruppo di proprietari coeso e funzionale” nel tempo, il grado di professionalizzazione del Family Office, il livello di orientamento all’imprenditorialità e alla creazione di valore, il livello di stewardship della ricchezza.

Strategia, struttura e organizzazione dei Family Office

Dal questionario Family Office 2022 emerge una fotografia abbastanza precisa dei Family Office italiani, frutto di un minuzioso lavoro di ricerca che vuole colmare la carenza di dati disponibili e di rigorosa analisi scientifica. Il 39% dei Single Family Office serve una famiglia internazionale e la stragrande maggioranza (78%) ha una direzione di tipo famigliare, con in media 6 professionisti a supporto di cui 2 nella gestione direzionale: nel 61% dei casi l’amministratore delegato (o ruolo equivalente) è un membro della famiglia, ha in media 58,8 anni e ricopre la posizione da quasi 14 anni. Il management del Family Office coinvolge 2 volte su 3 (65%) solo la generazione più senior, appena nel 33% dei casi l’azionariato è multigenerazionale.

Più della metà dei Single Family Office ha già in essere, o sta valutando, accordi formali o informali per la continuità generazionale e la successione, benché un 31% non abbia ancora discusso il tema né voglia farlo del medio-breve periodo. La pianificazione della continuità passa prettamente attraverso l’educazione delle nuove generazioni: il 52% dei Family Office dichiara di aver già definito, in modo formale o informale, piani e programmi per educare alla proprietà responsabile i propri successori, e il 35% li sta valutando. Un altro tema che tocca tutti i Family Office è quello della protezione dei dati: gli intervistati dichiarano di aumentare di anno in anno il budget destinato alla cybersicurezza, con una crescita sostanziale stimata attorno al 30%.

Quanto ai Multi-Family Office, metà di essi servono meno di 10 famiglie clienti, spesso internazionali (circa la metà dei membri hanno residenza o cittadinanza estera) e sono composti mediamente da 25 professionisti, di cui solo 4 hanno un ruolo all’interno della gestione direzionale. L’amministratore delegato (o ruolo equivalente) ha in media 54,8 anni e ricopre la posizione da circa 12 anni.

I family office puntano sempre più sull’economia reale: oltre mezzo miliardo investito dal 2016

eleonora.fraschini@lcpublishinggroup.it

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