I private equity spingono le Ipo

Dal 1997 al 2015 sono state 99 le Ipo – delle quali nove sull’Aim Italia – intraprese da aziende con dietro un fondo o un investitore, il 32,5% su un totale di 304.

A rivelarlo è una ricerca di Intermonte e del Politecnico di Milano dal titolo “Private Equity e IPO sul mercato azionario italiano”, che ha esaminato le cosiddette venture-backed Ipo, ossia proprio le offerte pubbliche iniziali finalizzate alla quotazione in Borsa organizzate da società nel cui azionariato compaiono investitori professionali come fondi di private equity e venture capital, ma anche banche e società finanziarie. 

Il private equity, dunque, rappresenta una spinta significativa per le aziende intenzionate ad affrontare il mercato. Tra il 2008 e il 2015, evidenzia poi la ricerca, sono state complessivamente 25 le quotazioni sull’Mta, di cui nove affiancate da un private equity (il 36%).

Queste ultime, nel periodo di riferimento, hanno registrato inoltre un rendimento differenziale che dopo un anno e mezzo si assesta fra il 30% e 40%, una performance generalmente migliore rispetto a quella di aziende che non hanno il supporto di investitori finanziari (le cosiddette Ipo non venture backed) che hanno invece un differenziale attorno al 20-30%. 

Fra queste si possono ricordare, ad esempio, Moncler, portata in Borsa da Carlyle, Anima con Clessidra, Cerved quotata da Cvc e infine Yoox, dove era presente un pool di investitori tra i quali Balderton Capital, Nestor 2000 e Kiwi I e II.

I private equity spingono le Ipo

Noemi

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