Intrum: i dati dell’edizione 2021 dell’European Payment report

Quasi un terzo degli intervistati in Europa (37%) afferma che i ritardi nei pagamenti impediscono la crescita e ben il 70% afferma che pagamenti più rapidi da parte dei propri debitori consentirebbero alle aziende di investire nel miglioramento delle proprie azioni legate alla sostenibilità e di perseguire l’innovazione digitale.

Sono queste alcune delle evidenze europee della ventitreesima edizione dello European Payment Report (EPR) di Intrum, il principale operatore europeo nei credit services che ha intervistato quasi 11.000 C level e business owners di aziende in 29 paesi europei (oltre 800 in Italia).

In generale le aziende ritengono che le loro singole azioni non saranno sufficienti per affrontare i ritardi di pagamento che, oramai, vedono come un problema sociale da affrontare con una apposita legislazione europea. Anche l’Italia conferma questo trend: il 63% delle aziende italiane intervistate è più preoccupata del solito (vede un rischio crescente)  rispetto all’abilità delle controparti di pagare in tempo. Nel 2020 in Italia questo dato valeva il 65% e nel 2019 il 25%.

Secondo il campione  intervistato, inoltre, la ripresa economica dipenderà da una sana gestione del credito. Flussi di cassa sostenibili e redditività a lungo termine sono più importanti che mai per consentire alle aziende di cogliere il significativo potenziale di crescita che vedono all’orizzonte.

Italia

I provvedimenti del Governo hanno funzionato, ma dopo?

Il Covid 19 ha colpito duramente le aziende in tutta Europa e, considerate le conseguenze della pandemia, possiamo però dire che il nostro Paese presenta dei dati abbastanza in media rispetto a quelli europei.  Se la media europea delle aziende che pensa si essere stata fortunata a sopravvivere al Covid vale 49% per l’Italia il dato vale 45% (l’ultima del ranking è la Gran Bretagna con il 42% .

E’ chiaro che questi dati sono stati influenzati dagli aiuti che i governi hanno dato alle imprese a partire dal primo lockdown  e dal fatto che è stato proprio il lockdown a giustificare la richiesta (e conseguente concessione) di tempi pagamento più lunghi per le controparti aziendali. Si tratta di azioni che hanno permesso alle aziende di mantenere a livelli accettabili la liquidità nell’ultimo anno anche se il nostro report spiega che il 48% della media degli intervistati europei prevede un rischio considerevole di crescita di ritardi e mancati pagamenti quando le misure di sostegno dei governi verranno ritirate come si vede dal grafico qui sotto.

L’Italia in questo ranking si colloca al di sotto della media europea segno che il rischio esiste ma è un rischio che le imprese italiane corrono di meno rispetto ad altri paesi europei.

Ripresa economica e recessione: sana gestione del credito per aiutare la ripresa

Secondo le aziende intervistate la ripresa economica dipenderà dalla sana gestione del credito. Flussi di cassa sostenibili e redditività a lungo termine sono più importanti che mai per consentire alle aziende di cogliere il potenziale di crescita futuro. Per il 69% degli intervistati  (media europea) le aziende sono investite di una responsabilità sociale quando pagano le loro controparti (il 67% in Italia) perché in fondo la vera responsabilità sociale dell’impresa sta nel fare bene il proprio mestiere assumendo, crescendo e, soprattutto, pagando i fornitori.

Cala il percepito della recessione in Italia. Infatti nel 2021 il 62% delle aziende pensa che la recessione sia imminente contro il 67% della media europea. Negli anni scorsi i dati erano peggiori: nel 2020 l’83% degli intervistati italiani si aspettava la recessione contro il 56% della media europea ma, nel 2019, il 76% dei nostri intervistati pensava che la recessione fosse imminente contro il 28% della media Europea. I dati per il nostro Paese migliorano però per le aziende che dicono che l’Italia è già in recessione o che si aspettano di esserlo entro 5 anni. Per il 55% di queste la recessione avrà un leggero impatto sulla nostra attività e per il 28% avrà un grave effetto sull’attività aziendale.

E’ importante notare che, secondo il campione intervistato per il nostro EPR, fra le misure che le aziende vogliono prendere nel 2021 per fronteggiare la recessione economica il 27% delle PMI e il 24% delle grandi aziende desidera tagliare i costi. Nel 2020 questo dato valeva rispettivamente il 46% e il 44% . Per quanto riguarda invece le assunzioni, il 15% delle PMI e delle grandi aziende ha in programma di ridurre le assunzioni ma questo dato, nel 2020, valeva il 25% per le PMI e il 29% per le grandi aziende. Un piccolo segno di ottimismo.

Intrum: i dati dell’edizione 2021 dell’European Payment report

nicola.dimolfetta@lcpublishinggroup.it

SHARE

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su telegram