La finanza guarda alle pmi, ecco come

L’Italia crescerà dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel prossimo anno, lo 0,2% in più rispetto alle stime di primavera. Nel suo annuale rapporto il Fondo monetario internazionale prevede un futuro positivo per il nostro Paese, il cui debito dovrebbe scendere dal 133,3% del 2015 al 122,9% del 2020. Crisi greca a parte, per l’Italia questo sembra essere il momento giusto per uscire dal pantano e tornare a essere competitiva sulla scena internazionale. La fiducia sta tornando e con essa anche gli investimenti, soprattutto quelli stranieri. Solo per fare un esempio, nel 2014 sono affluiti in Italia circa 5 miliardi di dollari per avviare 101 nuovi progetti, stando al The fDi Report 2015 del Financial Times, il 31% in più rispetto al 2013.

«Siamo di fronte a un punto di svolta» con «segnali di un’economia che si sta rafforzando», ha evidenziato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo al convegno di Intesa Sanpaolo dal titolo “Finanza per la crescita, gli strumenti a sostegno delle pmi italiane”. Una «finestra di opportunità» di cui l’Italia deve approfittare, ha ricordato il ministro, sottolineando che, in questa direzione, il governo «sta lavorando per mettere il sistema bancario nelle condizioni di poter tornare a erogare credito in misura significativa».

Le misure del pacchetto “giustizia per la crescita”, ad esempio, «tutelano fornitori e creditori e facilitano l’accesso al credito per imprese in difficoltà». La priorità per il mondo economico-finanziario, è dunque quella di non smarrire questo patrimonio di fiducia. Portare avanti questo obiettivo significa innanzitutto sostenere l’economia reale, in particolare le piccole e medie imprese. Quelle aziende che compongono la maggioranza del sistema imprenditoriale italiano e che sembrano essere l’unica, vera, via di riscatto del nostro Paese.

OBIETTIVO ESPORTAZIONI
La finanza, questo, sembra averlo capito. Lo dimostrano le numerose iniziative dei vari operatori del settore, da private equity a banche d’affari, dedicate proprio ai piccoli e medi imprenditori.
Ma cosa significa concretamente sostenere la crescita delle medie aziende?
Secondo Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, la finanza dovrebbe sviluppare un mercato del debito alternativo al sistema bancario, in modo da consentire alle imprese di dedicarsi a «investimenti in macchinari, ricerca, formazione e catene distributive». Ma anche di espandersi all’estero e promuovere ricerca e sviluppo.

Il momento è propizio. «Il quadro macroeconomico è decisamente migliorato rispetto a qualche anno fa, anche grazie a una serie di fattori indipendenti dalla volontà nazionale che sono un’occasione da cogliere per una ripresa più duratura e sostenuta», spiega De Felice.
Fra questi ci sono il calo del prezzo dell’energia, che «renderà la bolletta più leggera di 12 miliardi di euro a livello nazionale», le misure della Banca centrale europea, la quale, attraverso l’acquisto per oltre 1 miliardo di euro di titoli, garantisce «grande liquidità a tassi favorevoli». Ma anche un cambio euro/dollaro e una politica fiscale più vantaggiosi.

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