giovedì 09 lug 2020
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Leonardo Del Vecchio con Grilli di Jp Morgan punta al 20% di Mediobanca. Il punto sulla situazione

Leonardo Del Vecchio con Grilli di Jp Morgan punta al 20% di Mediobanca. Il punto sulla situazione

Dopo nove mesi dall’ingresso a sorpresa nel capitale di Mediobanca, Leonardo Del Vecchio (nella foto), fondatore di Luxottica e secondo uomo più ricco d’Italia, a inizio settimana ha chiesto alla Bce, tramite Bankitalia, di salire dal 9,9% attuale fino al 20% della banca attraverso la holding lussemburghese Delfin, diventando così il primo socio della banca di Piazzetta Cuccia.

Lato finanziario, ad affiancare Del Vecchio nell’operazione in qualità di advisor – a titolo personale – è Vittorio Grilli, presidente della divisione corporate e investment banking Emea di Jp Morgan.

La notizia, come prevedibile, ha messo in subbuglio la finanza milanese e non solo, in primis perché sancisce l’attaccabilità della banca di Piazzetta Cuccia, finora considerata una roccaforte intoccabile e perno attorno al quale giravano finanza e impresa del Paese.

Perché salire così tanto in Mediobanca? Al momento, il patron di Essilor-Luxottica avrebbe definito l’operazione come finanziaria, e così vuole essere come azionista. L’idea di fondo sembra essere quella di realizzare un investimento e fornire alla banca un nucleo di azionariato anti-scalate ostili, soprattutto estere, come da sempre Piazzetta Cuccia lo ha avuto con il patto di sindacato tra i suoi soci più importanti.

Secondo fonti riportate da più giornali, Del Vecchio non si metterà in opposizione all’attuale gestione e a ottobre non presenterà una lista alternativa a quella che sarà preparata dal board uscente. Al contrario avrebbe dato disponibilità ad appoggiarne il piano industriale. Questo anche se quando entrò nel capitale di Mediobanca lo scorso anno Del Vecchio rilasciò dichiarazioni critiche della linea del ceo Alberto Nagel, per la redditività troppo sbilanciata su Generali e sul credito al consumo più che sulla banca d’affari. Secondo alcuni rumors Del Vecchio vorrebbe la banca più orientata sul wealth management.

In mezzo ci sono le assicurazioni Generali, di cui sono azionisti sia del Vecchio con il 4,8% sia Mediobanca con il 12,8%. Con questa operazione, è la tesi dei sostenitori di Del Vecchio, sarebbe preservata l’italianità della società triestina e anzi l’imprenditore di Agordo vorrebbe farla crescere anche con acquisizioni.

Quanto agli altri azionisti, fino allo scorso novembre il primo azionista era Unicredit con l’8,4%, poi venduto con conseguente sfaldamento del patto di consultazione che riuniva il 12% del capitale della banca. Oltre a Del Vecchio, tra i principali azionisti della banca figurano oggi Vincent Bolloré con il 6,7% – che a gennaio aveva venduto l’1% della banca e poi era uscito dal patto -, Blackrock con circa il 5% e Mediolanum con il 3%. A tal proposito la famiglia Doris ha già detto che la partecipazione in Mediobanca è cedibile sul mercato, lasciandosi le mani libere di decidere sul da farsi.

Ora la palla è in mano alla Bce. Il procedimento autorizzativo – ricorda la stessa nota diffusa dalla holding – salvo sospensione, ha una durata massima di 60 giorni lavorativi dalla data dell’avviso di ricevimento della notifica da parte della Banca d’Italia, per cui il termine per l’avvio o meno dell’operazione dovrebbe essere fine luglio. Non un compito semplice per la Vigilanza: questa sarebbe infatti la prima volta che un singolo imprenditore arriverebbe a detenere una quota così elevata di una banca che non ha fondato e soprattutto una banca come Mediobanca, il cui azionariato è stato negli anni distribuito tra uomini di industria e finanzieri in modo da evitare concentrazioni di potere. Gli eventuali dubbi sul responso della Bce riguarderebbero proprio l’opportunità di consentire a un unico azionista di avere in mano una quota tanto importante. Sul piatto c’è anche il tema dell’indipendenza di Mediobanca da tutelare, in quanto valore fondante di una banca d’affari per di più ormai public company», oltre al fatto che ci sono pochi precedenti di un industriale che abbia raggiunto un’influenza così marcata in una banca (4 casi su 127 istituti in Europa), circostanza che potrebbe far allontanare alcuni soci.

 

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